25 NOVEMBRE: Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Ma perché proprio il 25 novembre? Il giorno non è stato scelto a caso… Era il 25 novembre del 1960 quando i corpi delle tre sorelle Miralba Patria, Minerva e Maria furono ritrovati in fondo a un precipizio. Addosso i segni evidenti della tortura. Erano state catturate in un’imboscata dagli agenti dei servizi segreti del dittatore Rafael Leònidas Trujillo, che per più di trent’anni ha governato la Repubblica Dominicana.

Le donne, brutalmente uccise mentre stavano andando a trovare i loro mariti in carcere, erano coinvolte in prima persona nella resistenza contro il regime. Il loro nome in codice era Las Mariposas. L’omicidio de “Le farfalle” ha scatenato una dura reazione popolare che ha portato nel 1961 all’uccisione di Trujillo e quindi alla fine della dittatura. La data è stata commemorata per la prima volta durante il primo Incontro Internazionale Femminista, che si è svolto a Bogotá, in Colombia, nel 1980. Da lì, il 25 novembre ha iniziato ad assumere un valore sempre più simbolico.

Un termine, ahimè connesso al pianeta donna, ricorrente e famigliare alle nostre orecchie è femminicidio. Secondo le statistiche ogni 72 ore una donna viene uccisa dal suo compagno o coniuge, o dal figlio o parente, o da una persona di sua conoscenza. La violenza degenerata e perpetrata non conosce distinzioni di etnie o di classi sociali ma il carnefice beneficiando di fiducia, possiede le chiavi di casa, infatti, 5 omicidi su 6 accadono fra le mura domestiche.

Un fenomeno in crescente dismisura che non ha respinto la propulsione omicida neanche quando il decreto legge nell’’agosto 2013, venne convertito in legge e le successive modifiche vennero applicate nel seguente mese di ottobre. Una serie di misure, preventive e repressive, per combattere la violenza contro le donne in tutte le sue forme, espressamente riconosciuta dalla Dichiarazione di Vienna del 1993 come una violazione dei diritti fondamentali della donna e annoverata tra le violazioni dei diritti umani Dal 2016 L’incidenza femminile sul numero di vittime totali di omicidi non è mai stata così elevata, numeri di una strage infinita quelli delineati nel quarto Rapporto Eures sul femminicidio in Italia una vera e propria mattanza alla quale bisogna dire basta. Inoltre, lo studio ha rilevato che, a livello mondiale, il 38% di tutte le donne che sono state assassinate, lo sono state per mano del partner e il 42 % delle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale da parte di un partner riportano lesioni permanenti.  Le donne diventano bersaglio dei propri carnefici e il modus operandi è sempre lo stesso, prima con la violenza psicologica alternata alla violenza verbale e infine a chiudere il cerchio c’è la violenza fisica.  Il 90 % degli accadimenti avvengono nel luogo in cui una donna si sente più tutelata: nella propria casa.  Inaccettabile la giustificazione che il movente possa essere l’amore o la gelosia. Non c’è amore nel femminicidio, non c’è sentimento, c’è solo violenza.

Una vera piaga sociale spesso sconosciuta o ignorata soprattutto da chi assume un atteggiamento omertoso: “Non sono affari miei, non m’interessa!”

Tuttavia, le donne vittime di violenza spesso nascondono o sono riluttanti nel riferire la violenza subita. Solo il 7% delle donne che ha subito violenza da parte del partner denuncia.   Barriere come la paura e lo stigma frena spesso le donne a chiedere aiuto.   Le cause più frequenti sono la sfiducia nell’avere risposte concrete e immediate, paura di ritorsioni da parte del carnefice, spesso rappresentato dal partner stesso, il quale costituisce una figura significativa nella vita della donna. Da non sottovalutare la paura dell’allontanamento dei figli minori e di giudizi negativi sulle proprie capacità genitoriali. Nondimeno, anche quando la donna desidera rivelare l’identità dell’aggressore, la mancanza d’interesse specifico suffragato da un atteggiamento scarsamente empatico possono scoraggiare la donna dal dichiarare la fonte della violenza subita.    Il fenomeno di violenza di genere, secondo i risultati del rapporto dell’OMS mostrano che la violenza aumenta notevolmente la vulnerabilità delle donne a una serie di problemi di salute a breve e lungo termine:

 Depressione: La violenza da parte del Partner è una delle principali cause di problemi di salute mentale delle donne; le donne che hanno subito violenza da parte del partner hanno quasi il doppio delle probabilità di cadere in depressione rispetto alle donne che non hanno subito alcuna violenza.

Uso e abuso di alcol: Le donne che subiscono violenza domestica hanno quasi il doppio della probabilità rispetto alle altre donne ad avere problemi legati all’alcol.

 Infezioni sessualmente trasmesse: Le donne che subiscono violenza fisica e/o sessuale hanno 1,5 volte maggior probabilità di acquisire l’ infezione da sifilide, clamidia, gonorrea.

Gravidanze indesiderate e aborti: La relazione ha rilevato che le donne che subiscono violenza fisica e/o sessuale hanno due volte maggior probabilità di avere un aborto rispetto alle donne che non hanno mai subito questo tipo di trauma.

 Neonati con basso peso alla nascita: Donne che subiscono violenza da parte del partner hanno un 16% in più di probabilità di avere un bambino con basso peso alla nascita.

Conseguenze sui figli: La violenza subita e i disturbi psicofisici che ne conseguono influiscono inoltre, negativamente, sulle capacità della donna di prendersi cura della sua famiglia, influenzando indirettamente anche la salute degli altri suoi membri. La violenza in gravidanza può condurre a risvolti drammatici come la morte fetale, il parto pretermine, la poliabortività, nonché conseguenze psichiche pesantissime. I bambini che crescono in un ambiente violento hanno inoltre maggiori probabilità di sviluppare disturbi d’ansia, comportamenti di abuso di alcool e droghe, un rischio di suicidio 6 volte maggiore e spesso da adulti sono a loro volta oggetto e soggetto di violenza.

Conseguenze Sociali: l’isolamento, la disoccupazione, le difficoltà finanziarie, le difficoltà a cercare assistenza medica o di altro tipo, la disabilità, sono le principali ripercussioni sociali cui queste donne andranno incontro.

Disturbi del Comportamento Alimentare: anoressia, bulimia. Precedenti evidenze scientifiche mostrarono che, dopo maltrattamenti o stupri subiti si alterano, nel lungo termine: sia il funzionamento sia la struttura del cervello, come evidenziato da studi di neuroimaging cerebrale (Schmahl 2004; 2003; Bremner, 2003), sia il sistema immunitario (Altemus et al, 2003; Constantino et al, 2000).

La violenza di genere è un avvenimento costitutivo che affonda le sue radici socio culturali nella disuguaglianza storica tra uomini e donne. Questa disuguaglianza ha una matrice socio-culturale generata e riprodotta contemporaneamente dal genere opposto ed è necessario riconoscerne i meccanismi che sono alla base dei comportamenti violenti specie quando i preconcetti e gli stereotipi condizionano le azioni e i pensieri influendo sui comportamenti relazionali e sulle scelte personali. E’ necessario ricorrere a un  lavoro di sensibilizzazione e prevenzione per il contrasto e la sconfitta definitiva alla violenza maschile sulle donne... Pitagora disse: “Educa i bambini e non sarà necessario punire gli uomini!”. L’impegno maggiore costituito dalla formazione dei giovani, educandoli fin dall’infanzia a considerare le persone ma in particolare verso il mondo femminile che benché emancipato, ancora oggi negli anni 2000 subisce violenze verbali e fisiche. Nelle scuole si rende impellente l’ammaestramento a sviluppare la capacità di costruire relazioni basate sui principi di rispetto, parità, inclusività ed equità.

Spero che in molti luoghi di culto fratelli e sorelle oggi possano alzare preghiere al Signore cui presentare tutte le donne vittime di abusi e di soprusi, dalla violenza perpetrata nel silenzio delle pareti domestiche fino a quella del femminicidio.  In particolare, chiediamo al Signore che possa mettere la Sua mano potente su tutte le bambine sfruttate, le donne vittime di tratta e mercificate, le donne perseguitate per l’etnia e per la fede. E dona loro serenità, forza e speranza per sopportare e superare il tempo della prova.

Lella Francese

 

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