Adolescenti in rete, uno studio

Di Pasquale Riccardi

Psicologo-Psicoterapeuta

Molte sono le istituzioni educative dalla famiglia a quelle scolastiche, che si orientano a trovare linee guida per prevenire le molte ore di attenzione che un giovane dedica allo smartphone. Va da sé che lo smartphone è utilizzato non solo per la telefonata ma soprattutto per essere connessi in rete. Pertanto, gli studi sono particolarmente rivolti a capire il tempo di connessione in relazione all’influenza sull’equilibrio mentale.

È all’Università Spagnola l’inizio dello studio partendo dall’ipotesi di verificare le reazioni, in giovani di età compresa dai 15 ai 24 anni, nell’arco di una settimana senza smartphone, quindi senza connessione. Lo studio ha rivelato alcuni dati significativi. In primis, si è constatato che in genere, il tempo dedicato allo smartphone dai giovani è in media intorno alle 5 ore. La maggior parte di esso è dedicato ai social network, con particolare riferimento alla piattaforma TikTok. Quest’applicazione, inizialmente usata come intrattenimento, è diventata il canale di informazione e comunicazione più utilizzato da giovani e adulti con il rischio che da esso si acquisiscono notizie e informazioni non a carattere scientifico ma, semplicemente, affermazioni personali prese, per lo più, da fonti sconosciute o vere e proprie fake news. Se poi si pensa che si cresce e si nasce con lo smartphone, i così detti nativi digitali, è logico pensare che questi apprendono maggiormente dalla rete. Sviluppano, al contempo, una propria idea del mondo e strutturando una propria identità attraverso il rispecchiamento della rete.

Da più parti, da parte dei professionisti della salute e dalle agenzie educative si avverte dei pericoli, soprattutto dei più ragazzini e adolescenti, circa l’uso smoderato di alcune piattaforme ma, ciò nonostante, si riesce poco a contrastarne l’abuso. Non si può fermare un’onda marina con le mani. La rete sfugge al controllo, nonostante le limitazioni della privacy degli stessi social. Il nuovo Regolamento europeo (GDPR) ha fissato, con l’articolo 8, una regolamentazione specifica, che prevede il divieto di offerta diretta di servizi digitali, ai minori di 16 anni, a meno che non sia raccolto il consenso dei genitori o di chi ne fa le veci.  Nonostante ciò si assiste sempre più a minori, anche inferiore ai 16 anni, con libero accesso al social.

È un dato incontrovertibile che il futuro passa attraverso la tecnologia. Questa avanza ci sta mettendo a confronto con una nuova dimensione affettiva; si parla di “informatica affettiva” già da qualche anno che consentirà alle macchine, in particolare ai robot, di integrarsi nella vita degli umani con simulazioni di emozioni umane. Una tecnologia non all’avanguardia ma futuristica. Il futuro passa, quindi, per l’adattamento uomo-macchina. Ma è doveroso chiedersi quale adattamento si parla? Un subire la tecnologia ed essere presi nelle reti di un mancato controllo o inglobare le nuove conoscenze al servizio di un benessere?

Studi condotti da diverse Università italiane ed europee, sulla scia degli studi dell’Università spagnola, hanno rilevato un significativo aumento dei casi di angoscia, negli ultimi decenni, nei giovani con un significativo abuso di connessione e social media. Ma di quali giovani si tratta, continua la ricerca. Di giovani e soggetti che già di per sé presentano, di base delle fragilità affettive. C’è da riflettere, a mio parere, se si abusa per carenze affettive di fondo o se l’abuso compromette le già fragilità di fondo.

Sta di fatto che le diverse Università analizzando gli effetti della privazione, per almeno una settimana dello smartphone hanno avuto riscontro positivo, in una parte dei giovani facenti parte della ricerca, migliorando le attività di studio, di lettura e dei rapporti familiari; l’altra parte ha avuto disagio clinicamente significativo soprattutto tra la popolazione femminile (Journal List CMAJ. 2020 Feb 10; 192(6): E136–E141. Smartphones, social media use and youth mental health). Non tutti hanno reagito allo stesso modo per cui è verosimile che chi ha una personalità con problematiche risente maggiormente della privazione dello smartphone ma soprattutto tende a spostare le proprie carenze nell’abuso.

In conclusione, l’incidenza dei social influenza le menti in formazione, provocando psicopatologia in chi presenta di per sé carenze e ferite affettive. Ogni adulto ora è tenuto ad interrogarsi facendo esame di coscienza e chiedersi quali possono essere le ferite affettive? Rientrano, in esse, il poco interessamento, da parte della famiglia al dialogo, le famiglie assenti, i genitori problematici e incapaci di dare regole e limiti. L’incapacità di non castrare, attraverso una moralizzazione fuori luogo e contesto temporale, lo stile del giovane.  Da sempre il giovane si sottrae al potere della moralizzazione perché la morale, spesso mal utilizzata, copre il dialogo, sminuisce l’esperienza del giovane e così via.

Molte campagne di sensibilizzazione risultano fallimentari, in molti casi, per la modalità di fare prevenzione. Trasmettendo un inconscio messaggio di privazione e moralizzazione ci si pone non in linea con gli interessi dei giovani che sono quelli che ho già definito in altri scritti, le dimensioni necessarie a creare relazione; le così dette tre A: ASCOLTO, ACCOGLIENZA, ACCOMPAGNAMENTO.

Pasquale Riccardi

Ti è piaciuto l'articolo? Sostienici con un "Mi Piace" qui sotto nella nostra pagina Facebook