Afferrare i pensieri di Dio

Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. Genesi 12:2 

In Genesi 12 comincia la narrazione del viaggio di Abramo, mosso a lasciare Ur dei Caldei dalla promessa di essere reso una grande nazione. Sembra di essere davanti a un secondo inizio delle vicende umane in relazione con Dio. La Scrittura non ci dà segno alcuno di una reazione del figlio di Terah, né da essa scopriamo se ha conoscenza dei fatti trascorsi. Una cosa è chiara: Abramo conosce Dio da quel che dice e fa. Per questo in obbediente silenzio si mette in viaggio. Il racconto è intriso di periodiche apparizioni e parole dell’Eterno a questo uomo, quasi a volerlo rassicurare che nonostante il trascorrere inesorabile del tempo, quel patto iniziale sarà onorato. L’uomo ha bisogno di ascoltare quella voce iniziale per fugare gli spettri del dubbio che lungo il faticoso peregrinare sarebbero apparsi periodicamente. Per essere una nazione e un popolo c’è bisogno di una terra, e nella prima apparizione Dio mostra il territorio (Genesi 12:7). Abramo non risponde, è sempre in silenzio, perché la fede non ha bisogno di discutere, ma costruisce un altare e invoca il Suo nome, quasi a volerne richiedere assistenza e protezione. Infatti, subito dopo riprende il viaggio.

Nell’umano peregrinare una carestia è sempre dietro l’angolo, a ricordarci che altre sono le difficoltà cui affrontare. E non è la prima volta che nel tempo di una carestia si cerca riparo in Egitto. Ha forse già dimenticato chi è Colui che l’ha chiamato e gli ha assicurato successo? Le difficoltà annebbiano la vista spirituale, inducendo alla ricerca di soluzioni umane. E Abramo si ritrovare ad “offrire” Sara in moglie al Faraone. Scampato il pericolo, (come Giacobbe, Elia ed altri che lo seguiranno nel tempo) fa il viaggio a ritroso, ritrovando l’altare dove aveva invocato il suo Dio. Qui dovrà confrontarsi con altri problemi, quelli generatisi tra i suoi pastori e quelli del nipote Lot: la convivenza e la condivisione. Anche questa volta Dio sembra porsi in un angolo come spettatore, in attesa di quel che accade, per poi intervenire come voce fuori scena per ricordare ad Abramo le parole di partenza, e quasi a sfidarlo: “Alza ora i tuoi occhi” (Genesi 13:14). E se quella notte lo sguardo scorgerà un creato chissà quante volte mirato, di lì a breve tornerà a guardare il grembo di Sara che non riesce a concepire quel figlio della discendenza. Echeggia sempre quel comando: “Levati, percorri il paese in lungo e in largo”, perché la fede non può restare ferma.

La divisione da Lot, però non è disinteresse e abbandono. Quando il nipote viene fatto prigioniero a Sodoma, Abramo non attende indicazioni divine, ma si pone alla guida di un manipolo di uomini e sconfigge i quattro re alleati. Un’azione che troverà la benedizione di Melchisedek, sacerdote del Dio altissimo, rifiutando ogni preda di guerra in virtù di un giuramento che solo ora conosciamo. Sembra quasi ironico il comparire nuovamente del Signore in Genesi 15 a rassicurare dopo la guerra Abramo: “Non temere, o Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima” (Genesi 15:1). Forse queste parole sarebbero dovute arrivare prima. Così pensiamo noi, quando reclamiamo un rassicurante presentarsi di Dio. Abramo invece deve imparare a riconoscere che quanto ottiene e raccoglie è frutto dello scudo che Dio ha posto su di lui. Passeranno molti anni tra una promessa e l’altra, fino a quando Abramo avrà novantanove anni e il Signore gli appare per la quinta volta, promettendogli di nuovo un figlio. Sono passati ventitré anni dall’ultima apparizione. Lascio a te considerare cosa sarà passato per la testa di questo uomo in tutto questo tempo. Questa volta Abramo pensa solo a Ismaele, al punto che Dio lo porta fuori la tenda per fargli guardare il cielo di nuovo. Com’è difficile a volte afferrare i pensieri di Dio. Eppure oltre ogni aspettativa, arriverà Isacco e con lui nuove sfide.

Elpidio Pezzella | elpidiopezzella.org

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