AFRICA/CAMERUN – Un Pastore battista: “Le comunità di fede sono più unite che mai”

Bamenda (Agenzia Fides) – “Se c’è un aspetto positivo in questa terribile crisi è il fatto che le Chiese cristiane e le altri fedi, in particolare penso all’Islam, qui da noi sono più unite che mai. La voce delle religioni qui nelle regioni anglofone è una, in difesa dalla popolazione. Nel 2017 i Vescovi cattolici e noi leader Battisti ci siamo riuniti e abbiamo redatto un documento che fu poi reso pubblico. Alla fine del 2018 il Cardinal Tumi concepì l’idea di una Conferenza generale All Anglophone e si stabilì un’agenda: incontriamoci e parliamo del problema e poi chiediamo al governo un dialogo nazionale. Richiedemmo un’autorizzazione formale ma non ci fu concessa mai neanche un’udienza dal presidente a Yaoundè, non fu accordata neanche al Card. Tumi. Allora abbiamo deciso di rivolgerci al popolo. Abbiamo fatto un’inchiesta chiedendo alla popolazione quale fosse la migliore soluzione e la maggioranza ha risposto: l’indipendenza. Le Chiese sono in ascolto e sono soprattutto preoccupate per le enormi sofferenze della gente, sono coinvolte in azioni di advocacy, di dialogo con il governo in difesa dei vulnerabili. Chiediamo con forza: dovete fare in modo che la sofferenza sia alleviata al più presto”.
Il Pastore cristiano battista Ncham Godwill Chiatoh guida una comunità cristiana a Bamenda, il capoluogo delle regioni anglofone del Camerun. Dal 2016 al 2021 ha ricoperto il mandato di Presidente della Convention battista di tutto il paese e ha un profondo radicamento nella sua terra, tra la sua gente precipitata da ormai cinque anni in uno stato di emergenza umanitaria a causa degli scontri tra indipendentisti armati (Amba Boys) e l’esercito. Nelle regioni anglofone la Chiesa Battista conta circa 8000 fedeli distribuiti in 40 comunità.
Nota il Pastore: “All’inizio della crisi, tra la fine del 2016 e i primi mesi del 2017, eravamo tutti sorpresi perché si andava verso un conflitto vero e proprio. Le Chiese cattolica, battista e le altre confessioni presenti qui chiesero al governo di ascoltare la loro voce. Diedero vita a un organismo che unificava le rappresentanze delle Chiese cattolica, battista, presbiteriana e altre alla fine del 2017. Il governo pensò che eravamo dalla parte dei separatisti e favorevoli al boicottaggio politico. Siamo stati accusati e partati in tribunale. Ci vollero intimidire. Mail nostro fine era ed è sempre stato solo la pace”.
Il lavoro delle Chiese nella ricerca di dialogo, di una strategia politica alternativa alle armi e, almeno, di un cessate il fuoco, è proseguito: “Il dialogo nazionale avviato a ottobre del 2019 non ha mai avuto un chiaro mandato e, soprattutto, mancavano i veri rappresentanti delle fazioni in lotta. La popolazione è stretta tra la morsa della violenza degli Amba Boys, una volta considerati difensori del popolo, ora divenuti gruppi armati che terrorizzano, e la brutalità dell’esercito. Questa crisi ci ha messo nella condizione di lavorare di più e meglio insieme. Credo che le Chiese ora debbano unirsi per mobilitare la popolazione perché le vengano riconosciuti i diritti essenziali, nella mitezza e nella giustizia. I leader delle Chiese sono in una posizione tale da rendere possibile un dialogo con i leader degli Amba boys, che agiscono nell’area e con quelli della diaspora, per favorire un’unità tra mille fazioni al loro interno e poter così negoziare. Lo Stato ha rispetto per le Chiese unite e sa bene che le Chiese traggono forza da Dio e dal sostegno del popolo. Le Chiese sono instancabili promotrici di pace e riconciliaizone. Rappresentano anche una voce per richiedere una amnistia generale e per costruire un clima di fiducia”.
(LA) (Agenzia Fides 21/7/2022)

http://fides.org/it/news/72558

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