«Asia Bibi ha lasciato il Pakistan. È già arrivata in Canada»

Una fonte informata dei fatti conferma a tempi.it che la donna cattolica è finalmente al sicuro dopo un calvario lungo dieci anni.

Asia Bibi ha finalmente potuto lasciare il Pakistan. Lo ha dichiarato all’Associated PressWilson Chawdry. «Asia è fuori», ha confidato con un sms un diplomatico britannico al presidente della British Pakistani Christian Association. La notizia è stata anche confermata all’Ap da un amico della donna, al Dawn da una fonte del ministero degli Esteri pakistano e a tempi.it da una persona informata dei fatti: «È già arrivata in Canada», dove si trovano le sue figlie, ci ha assicurato.

UN CALVARIO LUNGO DIECI ANNI

Si chiude così l’infinito calvario della donna condannata a morte per avere bevuto un bicchiere d’acqua. Asia Bibi ha passato in carcere 3.420 giorni, quasi dieci anni in base a false accuse di blasfemia. Imprigionata il 19 giugno 2009, era stata condannata a morte in primo grado l’11 novembre 2010, in secondo grado il 16 ottobre 2014 e definitivamente assolta da una coraggiosa sentenza della Corte Suprema il 31 ottobre 2018. Un successivo ricorso del suo principale accusatore, l’imam Qari Muhammad Salaam, è stato respinto il 29 gennaio 2019 ma la donna ha dovuto aspettare altri tre mesi prima di poter abbandonare il paese.

Asia Bibi è stata costretta all’esilio: la sua vita in Pakistan sarebbe stata infatti in pericolo, dal momento che da anni gli estremisti islamici invocano la sua morte, arrivando perfino a porre una taglia sulla sua testa. Testimone luminosa della fede, Asia Bibi ha scelto consapevolmente il martirio, rifiutando di convertirsi all’islam.

«SACRIFICO LA MIA VITA PER DIO»

Scrisse infatti in una lettera datata dicembre 2012:

“Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nel­la mia cella e, dopo avermi condannata a una morte orribile, mi ha of­ferto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam. Io l’ho ringraziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta one­stà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musul­mana. «Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto –. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui»”.

Nessuno potrà risarcire Asia Bibi per gli anni passati ingiustamente in carcere, per il pestaggio subito davanti agli occhi dei figli e per tutto il tempo in cui è stata separata dalla sua famiglia e costretta a vivere in isolamento in una cella senza finestre. Ora potrà ricominciare in Canada la vita interrotta dieci anni fa dall’ideologia islamista che la voleva morta solo perché cattolica.

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