Astrofisico israeliano: trovata la ‘prima prova concreta’ dell’esistenza della materia oscura

Un gruppo di astronomi si “imbattono” nella materia oscura studiando le prime stelle dell’universo. Il gas primordiale più freddo del previsto. Per il ricercatore israeliano è per interazione con la materia oscura. Se daranno frutto, i risultati potrebbero cambiare l’orientamento della ricerca scientifica.

Gerusalemme – Se corretta, l’analisi di un astrofisico israeliano potrebbe spalancare una finestra su uno dei più grandi misteri della scienza moderna: la materia oscura.

In un articolo scientifico pubblicato il 28 febbraio sulla rivista Nature, il prof. Rennan Barkana dell’Università di Tel Aviv analizza un recente incontro “inatteso” di un gruppo di astronomi guidati dal prof. Judd Bowman, dell’università dell’Arizona. I ricercatori stavano cercando di individuare le prime stelle dell’universo attraverso segnali delle onde radio cosmiche, quando si sono “imbattuti” nella materia oscura. Il segnale radio risale a 180 milioni di anni dopo il Big Bang – 13,7 miliardi di anni fa –  ed è stato registrato attraverso il telescopio radio “Edges” in Australia. Secondo Barkana, esso è la prova dell’interazione fra materia normale e materia oscura al principio dell’universo. La scoperta sarebbe la prima prova diretta dell’esistenza della materia oscura, e dimostrerebbe che essa è composta da particelle a massa ridotta che possono interagire con altre forme di materia.

Bowman e i suoi colleghi hanno individuato il segnale a una frequenza di 78 megahertz, come avevano previsto. Fuori dalle aspettative è stata invece la temperatura del gas primordiale, di 10° Celsius sopra lo zero assoluto, più fredda di quanto previsto. Nel suo contributo, Barkan afferma che il gas si è raffreddato attraverso l’interazione dell’idrogeno con la fredda materia oscura, ben prima che si formassero le prime stelle. È la prima prova concreta dell’esistenza della materia oscura: “Una volta che le stelle si sono formate, all’inizio dell’universo, si prevedeva che la loro luce avesse penetrato il gas idrogeno primordiale, alterandone la struttura”, argomenta lo scienziato israeliano, affermando che tutti i dati rispondono alle previsioni, tranne la profondità dell’assorbimento. I fisici si aspettavano che la materia oscura fosse pesante, mentre questa scoperta indica una massa ridotta, e potrebbe quindi “riorientare” la ricerca scientifica.

La teoria sul comportamento dell’universo indicano che esso può essere composto dal 4,9% di materia e energia conosciute, dal 26 percento di materia sconosciuta (“materia oscura”) e dal 69% di energia sconosciuta (“energia oscura”).

I risultati sono ancora preliminari e potrebbero richiedere anni di lavoro di verifica. Ma se daranno frutto, cambieranno la comprensione scientifica della materia oscura e dell’universo, guidando la ricerca scientifica verso nuove direzioni.

(AsiaNews/Agenzie)

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