Aumento allarmante dei disturbi psichiatrici nei bambini e negli adolescenti

I Millennials: supereroi fragili a causa dei mutamenti sociali e dell’accelerazione tecnologica.

Il 10 e 11 Maggio scorsi si è tenuto a Rimini il Convegno Internazionale: “Supereroi fragili. Adolescenti oggi fra disagi e opportunità”, organizzato dalla casa editrice Erickson con la direzione scientifica di Dario Ianes, fondatore dell’omonimo Centro Studi e docente ordinario di Pedagogia e Didattica Speciale all’Università di Bolzano. (Avvenire)

Aumentano le patologie psichiatriche tra gli adolescenti

Gli adolescenti di oggi appaiono muoversi fra polarità opposte: forti e insicuri, spensierati e tormentati, invincibili e vulnerabili, appassionati e svogliati, ma se queste possono essere considerate entro certi limiti unicamente condizioni esistenziali – su cui certamente dover riflettere – quello che veramente preoccupa sono i dati relativi alle patologie psichiatriche, in forte aumento. Prendendo come riferimento la Lombardia, una delle pochissime regioni in grado di fornire statistiche aggiornate relative alla neuropsichiatria, si viene a rilevare che tra il 2008 e il 2016 il numero di bambini ed adolescenti presi in carico è passato da 65mila a 114mila – quindi dal 4% al 7 % della popolazione – mentre il numero di ricoveri per problemi psichiatrici nella sola città di Milano è aumentato dal 2011 al 2015 del 21%, da 1170 a 1400. La metà della casistica riguarda casi indicati come “gravi”, tanto che i dati regionali indicano che nel solo anno 2016 l’inserimento in comunità terapeutiche ed educative nella fascia degli 11-17 anni è cresciuto del 10%. (Ibidem)Una vera e propria “epidemia” psichiatrica

La proiezione di questi numeri su scala nazionale porterebbe a cifre impressionanti, tenendo anche conto del fatto che la Lombardia, nonostante la diminuzione di investimenti e risorse per il sistema di diagnosi e cura, può vantare una situazione decisamente migliore rispetto alla media italiana. Stefano Benzoni, neuropsichiatra presso il Policlinico di Milano e relatore al Convegno di Rimini, ha cercato di fornire una chiave di lettura di questa epidemia psichiatrica in cui…

“(…) sono in aumento soprattutto i casi complessi, cioè le situazioni multiproblematiche con più diagnosi contemporaneamente e con problemi psicosociali. Si tratta di casi in cui ci sono patologie psichiatriche di una certa gravità che, nel 40% dei casi, sono associate ad altre patologie, per esempio un disturbo d’ansia insieme ad un disturbo da deficit di attenzione (dhd)” (Avvenire).

I 3 fattori principali

E spesso si sommano a situazioni familiari molto difficili per problemi economici o la separazione dei genitori, fenomeni entrambi in forte aumento. Sullo sfondo – in cui sono presenti l’aumento del disagio sociale, l’impoverimento delle reti educative tradizionali e la complessiva fragilità del sistema famiglia – spiccano tre grandi fattori, a cui apparentemente ci siamo assuefatti, che appaiono avere un peso specifico assolutamente preponderante: l’accelerazione dei cambiamenti sociali, dei ritmi di vita e della progressione tecnologica. A proposito di questo secondo elemento il neuropsichiatra afferma:

“I nostri ragazzi vivono in famiglie sempre più ‘accelerate’ dove si passa tantissimo tempo a fare tantissime cose con un senso di inconcludenza e con la sensazione di essere soverchiati con un isolamento crescente” (Ibidem).

Gli effetti deleteri dell’accelerazione tecnologica

Lo scenario in cui i membri della famiglia, ognuno nelle proprie “faccende affaccendato”, non investono più tempo ed energie nel valore più importante: coltivare il legame affettivo e nutrirsene. L’accelerazione tecnologica è tanto rapida da creare non solo fossati fra le generazioni, ma addirittura fra fratelli separati da pochi anni di età.

“Se i bambini vivono ad anni luce di distanza dai propri genitori, l’alienazione è in agguato. I genitori rincorrono gli strumenti educativi, invece di anticiparli e prospettarli ai figli”. (Avvenire)

Questa incomprensione tecnologica rischia così di diventare una incomprensione a tutto tondo che contribuisce a generare conflitti, specialmente nel passaggio adolescenziale, venendo a mancare di fatto un “linguaggio” comune su cui incontrarsi. Tutto questo comporta la necessità per gli adulti di raccogliere una non facile sfida, così lucidamente sintetizzata dal direttore scientifico del convegno:

“Dobbiamo avere più coraggio – come genitori, operatori, insegnanti, educatori – per affrontare in maniera positiva il conflitto, anche duro senza cadere nello scontro o evitare i problemi”. (Ibidem)

Due tentazioni, entrambe molto pericolose, quando in gioco c’è la salute mentale dei nostri figli.

Silvia Lucchetti | it.aleteia.org

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