Bisogno di visibilità e cultura narcisista

Il termine di narcisismo, in ambito psichico fu usato da Freud nel 1914 per indicare quella fase dello sviluppo in cui il bambino non ha ancora stabilito delle vere relazioni con il mondo esterno, e pertanto, rimane concentrato sulla soddisfazione dei propri bisogni (narcisismo primario). E’ probabile che siamo ancorati al narcisismo primario, incapaci di stringere autentiche relazioni. E’ un dato che le persone vivono le relazioni come un qualcosa di non statico, di fuggevole, di liquido, per affermare il principio del sociologo Bauman (2006). Benché l’Istituto nazionale di Statistica (ISTAT), abbia rilevato rilevati la crescita dei matrimoni contemporaneamente all’instabilità relazionale. Non serve affermare che le relazioni sono fuggevoli e liquide ma bisogna anche avere il coraggio di definire che esse sono insoddisfacenti per le nuove forme di narcisismo che si nasconde dietro una cultura selfizzata che ci fa credere di essere tutti speciali.

Entro questa cornice possiamo pure inserire il grande successo dei social network, che fanno presa sul desiderio di mostrarsi per essere visibili.  Senza sminuire il valore di questi strumenti, dobbiamo essere attenti a non cadere nel costrutto narcisistico. Ma chi è il narcisista? In psicopatologia si parla di disturbo narcisistico della personalità quando nell’individuo si riscontrano alcuni dei seguenti parametri: Senso grandioso del sé e senso esagerato della propria importanza; Fantasie di successo illimitato, di potere, di effetto sugli altri; Richiesta di ammirazione eccessiva rispetto al normale o al proprio reale valore; La convinzione che gli altri debbano soddisfare le proprie aspettative; Approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi; Non ha sentimenti, né prova empatia per gli altri; Cerca sempre di attrarre l’attenzione in modo predatorio (manuale diagnostico statistico delle malattie mentali DSM-5). Se provassimo a fare una sintesi diremmo che il narcisista è incapace di strutturare autentiche relazioni e l’altro diventa l’oggetto manipolatorio del proprio bisogno di essere speciale.  Non vede il prossimo, addirittura diventa il nemico nella competizione all’attenzione. Il vero punto debole del narcisista è il bisogno irrefrenabile di sentirsi speciale e quale strumento è più idoneo per tale conferma? Entro questa cornice possiamo pure inserire il grande successo dei social network, dove l’individuo decide di esporre agli altri l’immagine di sé che più desidera, mettendo in scena la propria vita privata, o almeno quella che decide di fornire. Si finisce di credere di essere ciò che si appare. Chiamiamo questa confusione stato psicotico. Il vero disagio psicologico dell’uomo moderno è il “desiderio di apparire” non inquadrabile in precise categorie diagnostiche classiche ma che evidenzia il senso di vuoto e di nullità. In un contesto del genere il malessere esistenziale pervade ed è combattuto, il più delle volte, con il ricorso a psicofarmaci, a psicologi, psicoanalisti, psicoterapeuti. Penso, semplicemente, che il discorso debba cadere sulla riflessione del cosa si nasconde dietro il culto dell’apparire; Il “vuoto”, inteso come il percepire la vita senza uno scopo. Eppure la cultura Biblica dà precise indicazioni: “Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l’uomo. Dio infatti farà venire in giudizio ogni opera, tutto ciò che è occulto, sia bene, sia male” (Ecclesiaste 12:13-14). Davide: disse: “Quanto a me, per la mia giustizia, contemplerò il tuo volto; mi sazierò, al mio risveglio, della tua presenza” (Salmi 17:15).

L’apostolo Paolo in Filippesi 3:8-11, dice di voler “guadagnare Cristo. Cosa è possibile cogliere in queste affermazioni? Il senso di orientamento, il senso di un progetto, di camminare secondo precisi traguardi che mancano all’uomo di oggi dove colma e confonde il bisogno di visibilità, di successo, di supremazia come maturità interiore.

Pasquale Riccardi | Notiziecristiane.com