Cambiamenti climatici o segni degli ultmi tempi?

Li chiamano ancora “cambiamenti climatici”, ma in realtà il mondo si trova di fronte a quell’epoca storica che presto verrà stravolta per mano di Dio, dato che nessun protocollo di Kyoto e nessuna riduzione di ozono e gas inquinanti potranno ripristinare il clima come prima.

Dopo il terribile tornado a Pantelleria della settimana scorsa, l’alluvione dell’undici scorso a Soverato (Calabria) e quella dell’altro ieri nel varesotto, con il fiume Olona esondato, e dopo la tromba d’aria a Marzano (Pavia) che ha devastato il paese, come si fa a non capire che siamo arrivati ad un punto di non ritorno? L’analisi della Coldiretti dice che l’estate 2021 si chiude in Italia con più di mille fenomeni estremi quali nubifragi, trombe d’aria e tempeste, ossia il 50% in più di eventi rispetto allo scorso anno (circa 14 fenomeni al giorno da nord a sud della penisola).

Sicchè la tropicalizzazione del clima è sotto gli occhi di tutti; se a tutto ciò aggiungiamo i continui tremori della terra, come la forte scossa di 7 gradi dell’otto settembre in Messico e la recente spettacolare eruzione del vulcano Cumbre Vieja nelle isole Canarie, inattivo dal 1971, che ha provocato l’evacuazione di oltre 35mila persone dei comuni limitrofi al fiume di lava che sta scendendo sino alla costa, è evidente che siamo in presenza di fenomeni che sfuggono al controllo dell’uomo, nonostante l’U.E. sta accelerando i tempi per frenare l’inquinamento ambientale. Senza dimenticare l’emergenza covid19 che dura da oltre un anno e mezzo, dov’è il grido di allerta della cristianità? E’ attraverso i telegiornali che deve arrivare al mondo il monito al ravvedimento?

 E’ l’uomo della strada che deve avvisare la gente che Gesù ritorna? Purtroppo, e la cronaca giornaliera me ne dà conferma, l’evangelismo attuale si è annacquato adeguandosi all’andazzo del tempo piuttosto che a non conformarsi ad esso, ragion per cui è naturale che i media parlino e lancino continuamente un impotente grido disperato sulla necessità di “far presto” ad agire, visto che il clima va peggiorando di ora in ora: ma dov’è la Chiesa che dovrebbe fare la differenza? Dove sono i pastori che dovrebbero tener desta la fede del gregge e dovrebbero tastare il livello di conoscenza di Dio di ogni singola pecora? Dove sono i “segni” di una cristianità fervente e zelante che allerta, predica a tempo e fuor di tempo e che suona la tromba di continuo? Il pontefice argentino tenta di consolare umanamente il popolino dei fedeli, anche se nemmeno lui parla di questi segnali di avvertimento…, ma il resto del mondo protestante cosa fa?

L’ultimo discorso di Gesù sul monte degli Ulivi (Mat. 24, Luca 21, Marco 13) è tutto incentrato ad “osservare il fico” (Israele) e gli altri alberi (le nazioni), oltre che essere denso di dettagli sugli eventi sotto i nostri occhi (guerre, terremoti, carestie, pestilenze, falsi profeti), ma la Chiesa attuale sembra intontita e addormentata, probabilmente perché essa è concentrata a guardare sé stessa, ammirare le sue opere, vantare i suoi successi, misurare il proprio business: lo spirito di Laodicea deve ancora entrare nella cristianità, o forse esso è già presente nel carattere egoistico della chiesa del tempo presente (Apoc. 3:17)?

Eppure, il mandato concesso dal Signore ai suoi servi è quello di predicare l’evangelo a ogni creatura, suonare la tromba come una attenta sentinella, raccogliere i perduti, liberare gli ossessi e strappare quante più anime possibili al maligno! Chiediamoci se è questo quello che sta facendo la Chiesa in mezzo al caos del momento. Pertanto, caro lettore, esamina il tuo cuore e scruta i tuoi pensieri per scoprire se anche tu sei allineato su questa falsariga oppure se lo zelo per Cristo segna il tuo cammino di fede perché aspetti davvero il ritorno dello Sposo.

Salvatore Di Fede

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