Chi è ricco si assuma le proprie responsabilità

“Un protestante è consapevole della propria responsabilità”, sostiene François Dermange, professore di etica all’Università di Ginevra. Riflettendo sui legami fra teologia e filantropia, in particolare a Ginevra, prosegue: “La tradizione riformata non ha visto nel povero un’icona di Cristo o un ‘portinaio del cielo’ che intercede per il ricco in cambio dell’elemosina ricevuta. Secondo la Riforma, il povero è un povero e dandogli l’elemosina si rischia di mantenerlo in quella condizione. La Riforma ha perciò spesso vietato l’accattonaggio, dando alla collettività l’obbligo di offrire lavoro. Non bisogna certamente idealizzare quel modello che si è a volte dimostrato coercitivo – prosegue il professore -, ma bisogna riconoscere che esso si è spesso rivelato abbastanza efficace”.

Ricchezza utile agli altri

“Quando pensiamo al ‘corpo sociale’ lo vediamo composto da parti uguali”, afferma ancora François Dermange. Ma secondo il riformatore ginevrino Giovanni Calvino non siamo uguali in quanto a ricchezza, a intelligenza, a istruzione o a talenti. In questo corpo – dove noi riceviamo la nostra vita dagli altri e la diamo loro – più riceviamo, più ci sarà richiesto, come afferma Gesù nel Vangelo di Luca (Luca 12,48). “E questo l’hanno capito anche i pagani”, sostiene l’etico.
“La filantropia è dunque prima di tutto questo tipo di umanità (Atti 27,2; 28,3). Il cristiano le dà inoltre un altro senso ancora, sull’esempio di Dio, il quale ‘ha manifestato il suo amore per l’umanità salvandoci per la sua misericordia’ (Tito 3,4-5)”.
(Un esempio di questo atteggiamento si può riscontrare, ancora oggi, nella biografia del banchiere ginevrino Yves Oltramare, autore di un recente saggio sull’argomento e protagonista di una puntata del settimanale radiofonico RSI Chiese in Diretta, ndr.).

“Protestanti e cattolici, 1. parte” – Segni dei Tempi RSI

“Un protestante è consapevole della propria responsabilità”, sostiene François Dermange, professore di etica all’Università di Ginevra. Riflettendo sui legami fra teologia e filantropia, in particolare a Ginevra, prosegue: “La tradizione riformata non ha visto nel povero un’icona di Cristo o un ‘portinaio del cielo’ che intercede per il ricco in cambio dell’elemosina ricevuta. Secondo la Riforma, il povero è un povero e dandogli l’elemosina si rischia di mantenerlo in quella condizione. La Riforma ha perciò spesso vietato l’accattonaggio, dando alla collettività l’obbligo di offrire lavoro. Non bisogna certamente idealizzare quel modello che si è a volte dimostrato coercitivo – prosegue il professore -, ma bisogna riconoscere che esso si è spesso rivelato abbastanza efficace”.

Ricchezza utile agli altri

“Quando pensiamo al ‘corpo sociale’ lo vediamo composto da parti uguali”, afferma ancora François Dermange. Ma secondo il riformatore ginevrino Giovanni Calvino non siamo uguali in quanto a ricchezza, a intelligenza, a istruzione o a talenti. In questo corpo – dove noi riceviamo la nostra vita dagli altri e la diamo loro – più riceviamo, più ci sarà richiesto, come afferma Gesù nel Vangelo di Luca (Luca 12,48). “E questo l’hanno capito anche i pagani”, sostiene l’etico.
“La filantropia è dunque prima di tutto questo tipo di umanità (Atti 27,2; 28,3). Il cristiano le dà inoltre un altro senso ancora, sull’esempio di Dio, il quale ‘ha manifestato il suo amore per l’umanità salvandoci per la sua misericordia’ (Tito 3,4-5)”.
(Un esempio di questo atteggiamento si può riscontrare, ancora oggi, nella biografia del banchiere ginevrino Yves Oltramare, autore di un recente saggio sull’argomento e protagonista di una puntata del settimanale radiofonico RSI Chiese in Diretta, ndr.).

“Protestanti e cattolici, 1. parte” – Segni dei Tempi RSI

Pionieri indispensabili

“Nel 20. secolo molte opere filantropiche sono state rilevate dallo Stato. Tuttavia la filantropia conserva un ruolo essenziale. Discreta, più professionale, all’ascolto dei suoi beneficiari, è attenta a bisogni a cui nessuno provvede o a cui si provvede in modo inadeguato”, aggiunge François Dermange. “Oggi si tratta per esempio di offrire un servizio di consulenza matrimoniale e familiare a persone che non potrebbero permetterselo o concepire una vera e propria formazione nei campi profughi. E ancora, un mecenate protestante ha dedicato ogni sua energia e la propria rete al sostegno della formazione dei musulmani in Svizzera per agevolarne l’integrazione. I filantropi di oggi sono sentinelle. Come i re magi, sanno vedere ciò che nasce e ciò che cresce; hanno il coraggio di seguire la loro stella e la generosità di condividere i loro tesori”. (da Réformés; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)

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