Cina. Di nuovo scomparso Gao Zhisheng, difensore di cristiani e Falun Gong

Non c’è pace per Gao Zhisheng. L’avvocato cristiano che si batte per la difesa dei diritti umani, due volte candidato al premio Nobel per la pace, dal 2005 perseguitato senza sosta dal partito comunista cinese, è sparito di nuovo. Condannato nel 2011 a tre anni di carcere per aver «incitato alla sovversione del potere statale», Gao è formalmente libero dal 7 agosto 2014. Di fatto, invece, è da allora confinato in casa sua nello Shaanxi, senza motivo agli arresti domiciliari, e il 13 agosto è sparito di nuovo.

CRISTIANI E FALUN GONG. La moglie e i suoi due figli, riusciti a scappare negli Stati Uniti nel 2009, si sono detti «enormemente preoccupati» visto quello che succede dal 2005 a Gao ogni volta che viene sequestrato dalle autorità cinesi. Come dettagliato in lettere aperte e in un libro pubblicato di nascosto l’anno scorso in cinese con il titolo Alzati Cina 2017, l’avvocato è stato ripetutamente e brutalmente torturato dal regime con ogni tecnica possibile. Il partito comunista, infatti, non gli ha mai perdonato di avere difeso con la legge cristiani perseguitati e membri del Falun Gong (qui un lungo articolo di Tempi sulla storia di Gao e il suo libro, con interviste ai familiari).

«TUTTA LA CINA È UNA PRIGIONE». La settimana prima di essere rapito, il 7 agosto, Gao ha rilasciato una rarissima intervista a NTD Television, no profit fondata da cinesi americana con sede a New York. Nell’intervista l’avvocato, soprannominato la “coscienza della Cina” e considerato dal partito il nemico pubblico numero uno, ha dichiarato: «Non solo io vivo agli arresti domiciliari. In Cina 1,3 miliardi di persone vivono agli arresti come me. Per la natura umana, i diritti umani, l’umanità e l’ordine divino, la Cina è una grande prigione. Il mio più grande desiderio è cambiare questo sistema malvagio così che il popolo cinese possa vivere normalmente e la Cina possa tornare ad essere una civiltà come le altre».

RINCHIUSO IN UNA “PRIGIONE NERA”. Ieri Gao Zhiyi, fratello maggiore dell’avvocato, ha detto di essere «riuscito finalmente a mettermi in contatto con il governo. Mi hanno detto che Zhisheng è stato riportato a Pechino. Ora abbiamo la certezza che è nelle loro mani, non sappiamo altro». Gao non è dunque ancora libero e resta rinchiuso in una delle tante “prigioni nere” disseminate per la capitale. Secondo diversi esperti, è improbabile che venga liberato prima che termini il 19mo congresso del partito che si terrà a ottobre, durante il quale Xi Jinping dovrebbe essere confermato al vertice della leadership per altri cinque anni. Perché il governo continui ad essere spaventato da un avvocato è difficile da capire, ma la figlia, Gege, non è stupita: «Mio padre per tutta la vita non ha fatto altro che difendere la libertà religiosa inscritta nella Costituzione cinese e le leggi approvate dal regime stesso», ha dichiarato a Tempi. «Ha sempre e solo detto la verità. Ma il partito comunista è terrorizzato dagli uomini che hanno il coraggio di farlo. Perché la verità rende l’uomo libero».

Foto Ansa/Ap

Leone Grotti | Tempi.it

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