Cosa si nasconde dietro la bramosia di controllo della vita umana?

L’idea che sia legittimo controllare la vita e decidere chi possa venire al mondo o meno, è un dogma indiscusso oggi. 

Ragione in più per affrontare un principio radicalmente opposto alla logica di Dio: l’illusione di tenere sotto controllo la vita.

A inizio del mese circolava voce che l’Aifa – l’Agenzia Italiana del Farmaco – fosse sul punto di rendere gratuita la pillola anticoncezionale. Una svolta appoggiata con entusiasmo – e la cosa non stupisce – dall’ormai ex ministro della Salute Roberto Speranza. La decisione, ancora non ufficiale, è nell’aria e la direzione sembra essere tracciata. L’Italia seguirà così l’esempio francese. Proprio a partire da quest’anno infatti la Francia ha reso gratuita la pillola alle under 25.

Col via libera dell’Aifa basterà andare in farmacia con la ricetta del medico per avere la pillola. «La distribuzione evidentemente più capillare permetterà a un maggior numero di donne di accedere alla contraccezione gratuita», commenta l’immancabile ‘Repubblica’.

Quella voglia matta di controllare la vita

Che dire? Anche i cristiani oggi – in primis certi teologi alla moda, ma questa tendenza non di rado si annida anche presso “insospettabili” – spesso sembrano non accorgersi di quanto sia anticristiana questa voglia matta di controllare la vita (che peraltro sta precipitando l’Italia verso il collasso demografico).

E allora non sarà tempo perso andare controtendenza – il Vangelo tutto promette tranne che raccogliere consensi presso l’opinione pubblica – e riproporre il pensiero di uno dei più grandi pastori del XX secolo: il grande vescovo americano Fulton Sheen, superbo predicatore dal pensiero cristallino nonché prossimo beato.

In un vecchio libro intitolato Menzogne e verità, il Venerabile Fulton Sheen prende di mira proprio il controllo delle nascite.

Il mondo alla rovescia dei controllori delle nascite

Per il vescovo statunitense chi chi propugna il controllo delle nascite condivide in fondo la stessa idea degli antichi Sadducei (la fazione ebraica che contestava Gesù, fatta da ultrarazionalisti che tra le altre cose negavano la resurrezione dei morti), secondo cui «non esiste al di là». Per costoro la partita dell’uomo si gioca tutta sulla terra. Ma è una partita senza scopo né vittoria durevole da conquistare, sottolinea Fulton Sheen. Stando così le cose, si arriva in fretta al controllo delle nascite. Basta applicare una logica rigorosa: «Se non vi è scopo ad essere uomo, non vi è ragione di generare altri uomini; se la vita umana non ha finalità, non serve prolungarla; se l’umanità non ha una meta, non vale la pena guidare la razza umana».

Il problema, insiste Sheen, sta a monte: è proprio il principio che sta alla base dell’ideologia del controllo delle nascite a essere tarato. Il mondo dei controllori delle nascite è un mondo dove si glorificano i mezzi e si disprezzano i fini, dove si dice che è buono il piacere (che è un mezzo per la procreazione dei figli), ma che non sono buoni i figli stessi. Un mondo alla rovescia che cerca di convincerci che è bene che gli alberi fioriscano senza dare frutti, che è bene avere cartelli indicatori che indicano la strada verso il nulla.

Una questione di buon senso

Che ci sia qualcosa che non va nel controllo delle nascite, spiega Fulton Sheen, lo indica il buon senso, prima ancora che la Chiesa. È prima di tutto la ragione a dircelo: fare cattivo uso di certe facoltà che Dio ha dato all’uomo è un errore. Per questo la Chiesa lo condanna. Come condannerebbe chi senza ragione volesse bendare occhi e orecchie degli uomini. La Chiesa è contro il controllo delle nascite per lo stesso motivo per cui sarebbe contro il «controllo degli occhi» e il «controllo delle orecchie». E ricorderebbe allo stesso modo che gli occhi sono fatti per vedere e le orecchie per sentire.

«Ma per il fatto che oggi solo la Chiesa difende la ragione, ciò che la ragione condanna viene identificato con ciò che condanna la Chiesa», spiega il presule.

D’altro canto non bisogna dimenticare che il controllo delle nascite non è una novità. Il suo maggiore esponente, ricorda il vescovo americano, è stato il re Erode: il sovrano che per eliminare Gesù Bambino fece uccidere tutti i neonati maschi. Certo, il «congegno antifecondativo» di Erode – la spada – era decisamente meno sofisticato di quelli messi oggi a disposizione dalla tecnologia. Ma per quanto brutale, Erode non era certo meno metodico e scientifico nel raggiungere lo scopo desiderato per mezzo di armi e decreti.

La filosofia della Volpe e la filosofia del Figlio

Ebbene, ci dice Sheen, il Divin Bambino che sfuggi al controllo delle nascite di Erode una volta fattosi adulto chiamò «Volpe» il figlio di quel re così metodico, «per ricordargli che coloro che praticano il controllo delle nascite perdono la natura di uomini, non solo per sé, ma anche per i discendenti».

Queste due filosofie della vita, avverte il grande predicatore americano, durano anche oggi: la filosofia della Volpe e la filosofia del Figlio. Dio è Creatore, genera il Figlio da tutta l’eternità. In ogni atto creativo c’è un’eco dell’eternità. Per questo la «generazione non è una spinta dal basso: è un dono dall’alto».

Generazione umana, copia della Generazione Divina

La generazione umana non è altro che la copia della Generazione Divina. Ecco la vocazione profonda della famiglia (generare esseri destinati a diventare figli adottivi di Dio) ed ecco perché Fulton Sheen può dire che la procreazione di nuove creature non «è un’imitazione delle bestie dei campi: è piuttosto un’imitazione di Dio che da tutta l’eternità ha un Figlio eterno, il Figlio al quale può dire nell’eternità dell’eternità: “Tu sei mio figlio, in questo giorno io ti ho generato”, questo giorno senza inizio né fine».

Papa Francesco, in una delle ultime udienze del mercoledì, ce lo ha ricordato: il mondo oggi esalta la libertà di scelta sopra ogni limite. Ma al tempo stesso atrofizza ogni desiderio, che altro non è che la nostalgia di Dio, la stella che orienta il nostro cammino verso l’eternità. Quell’eternità che si nega a chi non la accoglie come dono ma la vede solo come preda da conquistare. Illudendosi di poter controllare la «sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14).

 

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