Così a Brescia il Comune vuole indottrinare gli insegnanti al gender

Il titolo, come spesso capita ed è già capitato, appare condivisibile se non rassicurante. Eppure in “I diritti delle donne e dei minori sono anche nelle tue mani” – così intitolato i corsi di formazione promossi dall’Assessorato alle Pari Opportunità e Politiche Giovanili del Comune di Brescia – qualcosa non torna. Infatti l’iniziativa, ufficialmente volta ad educare all’inclusività e al rispetto delle differenze a partire dall’infanzia (anche questo fine in sé condivisibile) – e destinata a docenti della scuola d’infanzia, primaria e secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado – potrebbe presentare contenuti quanto meno poco equilibrati, se non apertamente parziali. Ma andiamo con ordine.

Parliamo di una serie di incontri di due ore ciascuno – e sempre di lunedì, dalle 17:00 alle 19:00 – che avranno luogo, in presenza, presso l’aula magna dell’Istituto Mariano Fortuny in Via Giovanni Berchet, 6 (Fiumicello); e saranno articolati in quattro date: 28 novembre, e nel mese di dicembre i giorni 5, 12 e 19. Fin qui, ovviamente, ancora nulla da eccepire, ci mancherebbe. In realtà, nulla da rilevare anche rispetto ai primi due appuntamenti, centrati rispettivamente sul tema di violenza e conflitto e sul gender gap. Le sorprese, per così dire, riguardano invece il terzo e quarto incontro.

Nel terzo, infatti, si parlerà di «stereotipi di genere nell’educazione delle bambine e dei bambini» e «famiglie arcobaleno ed omogenitorialità: un’opportunità̀ per cogliere la ricchezza di cui è foriera la differenza», mentre nell’ultimo, che tratterà sempre di «famiglie omogenitoriali e scuola dell’infanzia» sarà trattato il tema delle «domande dei minori e l’importanza della chiarezza: quando lasciar correre potrebbe essere lesivo». Ora, non occorre essere prevenuti per capire che in “I diritti delle donne e dei minori sono anche nelle tue mani” i nuclei affettivi composti tra persone dello stesso sesso vengono sia visti come «un’opportunità̀» – visione legittima ma, si converrà, quanto meno di parte -, sia come qualcosa di cui parlare ai minori, dato che non farlo, dopo magari delle loro domande, «potrebbe essere lesivo».

A parte l’uso del condizionale in queste ultime parole, che è certamente da approvare (potrebbe pure non essere lesivo affatto, anzi, non parlare di coppie omogenitoriali, per esempio, ai bambini della scuola dell’infanzia), in tutto questo corso c’è una omissione di non poco conto: il primato educativo delle famiglie. Nel corso degli incontri verrà fatto presente ai docenti che vi prenderanno parte che ogni contenuto eticamente sensibile dovrebbe veicolato non senza aver prima informato le famiglie?

Ancora, verrà fatto cenno ad una circolare ministeriale, varata peraltro sotto un governo di centrosinistra – la n. 1972 del 2015 -, in cui si vietava espressamente la propaganda dell’ideologia gender nelle scuole? E ancora: quali sarebbero «stereotipi di genere nell’educazione delle bambine e dei bambini»? Forse tra siffatti stereotipi, o presunti tali, verranno pure inclusi i semplici giochi sessualmente tipizzati, che peraltro sono gli stessi che i bambini liberamente – spingendosi oltre le preferenze dei genitori, dice la ricerca – preferiscono? Sarebbe interessante capirlo. Staremo a vedere, comunque.

In conclusione, per quanto “I diritti delle donne e dei minori sono anche nelle tue mani” non sia un’iniziativa nuova (quegli incontri, sempre a Brescia, pare siano stati proposti e tenuti già lo scorso mese di marzo), nel complesso risulta mancante di quell’equilibrio – e di quel contraddittorio, verrebbe da aggiungere – che dovrebbe caratterizzare situazioni e contesti nei quali si toccano aspetti che poi, inevitabilmente, avranno ricadute nella formazione dei più piccoli. In questo senso, anche il Comune di Brescia pare aver perso una preziosa occasione per promuovere il pluralismo, questo sconosciuto.

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