Covid-19: il vostro aiuto ha un impatto enorme in Asia

“Nessuno tranne voi è venuto ad aiutarci!”, queste le parole di un cristiano del Bangladesh all’arrivo dei soccorsi.

Abbiamo aiutato già diverse decine di migliaia di cristiani in Asia durante la crisi sanitaria mondiale. Molti di loro stanno soffrendo la fame come conseguenza delle chiusure imposte dai governi e della discriminazione nella distribuzione degli aiuti. Le nostre squadre locali sono state sommerse dalle richieste di aiuto da parte di molti di questi cristiani.

Costretti a mangiare erba!

“In una comunità con cui collaboriamo è presente un certo numero di cristiani sordi.”, ha riferito Saida, una partner locale della nostra missione in Asia Centrale, “Quando sono arrivati gli aiuti del governo essi sono stati ignorati e costretti a cibarsi dell’erba dei campi. Grazie a voi abbiamo potuto fornire loro del cibo vero… il vostro aiuto ha avuto un impatto incredibile!”

In India, molti leader cristiani sono rimasti senza un reddito e senza cibo a causa della chiusura delle chiese e della conseguente mancanza di offerte. “Con umiltà e gratitudine vi ringrazio per il vostro sostegno”, ha detto Rajan*, un pastore locale.

Distribuire gli aiuti è rischioso

Fornire provviste ai cristiani in difficoltà è un lavoro complesso e rischioso. Rachel, nostra collaboratrice in Myanmar, nel sud-est asiatico, spiega: “Possiamo essere arrestati o aggrediti se qualcuno sospetta che aiutiamo i cristiani. Gli estremisti buddisti e talvolta anche gli abitanti dei villaggi si oppongono veementemente a questo”.

Non smettere di fornire assistenza

“È stato chiaro fin da subito come la crisi legata al Covid-19 abbia amplificato le discriminazioni e le persecuzioni verso i cristiani”, ha affermato il coordinatore del nostro lavoro in Asia. “Finché i Paesi sono bloccati e la loro economia funziona a malapena, dobbiamo continuare a soccorrerli”, ha poi aggiunto.

Mentre gli aiuti d’emergenza proseguono, ci stiamo preparando ad una seconda fase del processo di intervento, cruciale per la sopravvivenza stessa della Chiesa in territori di persecuzione. Entrare nella fase 2 significa per noi contribuire all’avvio di progetti di sviluppo socio-economico, in modo da rendere i cristiani in grado di provvedere autonomamente ai bisogni delle proprie famiglie. In India, per esempio, i nostri partner locali stanno organizzando corsi per insegnare il cucito, mentre in Bangladesh stiamo formando i cristiani perché possano lavorare nell’agricoltura.

Vi chiediamo preghiera affinché queste attività di aiuto e sviluppo possano proseguire nonostante le difficoltà. Le conseguenze della prolungata crisi sanitaria bussano alla porta e noi vogliamo essere pronti ad agire in favore di chi paga un prezzo per la fede in Gesù.

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