Da Babele a Pentecoste e ritorno

I pentecostali fondano la loro spiritualità sull’evento di Pentecoste narrato da Luca negli Atti degli apostoli (capitolo 2); per loro tale evento è posto a fondamento dell’autocomprensione della Chiesa come istituzione dipendente solo dall’azione dello Spirito santo. Quell’evento dava inizio a qualcosa che prima non c’era, qualcosa che apriva un tempo nuovo realizzando un’antica promessa (Gioele 2,28) che lo inseriva negli atti salvifici di Dio. Spesso predicatori ed esegeti spiegano il testo di Atti 2 tracciando un parallelismo con Genesi 11,1-9; il miracolo delle lingue diverse che però tutti comprendevano accaduto a Pentecoste supera la confusione linguistica di Babele. Pentecoste è il recupero dell’unità, sia pure nella diversità, che Babele aveva smarrito. Grazie all’irruzione dello Spirito di Dio nella storia si stabiliscono le fondamenta di una unità capace d andare oltre qualsiasi barriera linguistica, culturale, etnica, teologica (Atti 8, 10, 19): tutto è ricondotto dallo Spirito all’originaria visione divina dell’unità del genere umano di cui la Chiesa diventa icona a partire da Pentecoste. Quale è stata l’esperienza storica dei pentecostali rispetto a queste premesse?

Il pentecostalesimo con tutta probabilità è il più esteso fenomeno religioso manifestatosi in seno alla cristianità, sicuramente il più clamoroso del Novecento; da diversi anni la sua origine e il suo sviluppo sono studiati nelle loro varie implicazioni; d’altra parte, per molte ragioni, è un fenomeno ancora in svolgimento nonostante il secolo di storia che ormai ha alle spalle e i circa 600 milioni di persone che ispirano la propria vita religiosa ad una spiritualità di tipo pentecostale: quasi un terzo dell’intera cristianità. Naturalmente, come di solito accade per le definizioni statistiche, c’è una discussione aperta sulla portata di queste cifre e sulla loro distribuzione, ma nel complesso sono piuttosto realistiche. Il pentecostalesimo nasce agli inizi del XX secolo e si propone in alcuni contesti come movimento di risveglio interno alle chiese, in altri come movimento di riforma, in altri come movimento d’azione missionaria. Come per tutti i fatti storici, quindi, anche quelli relativi alla nascita del movimento pentecostale sono oggetto di discussione e di dibattito dentro e fuori gli ambiti strettamente denominazionali; allo stesso modo anche l’interpretazione di quegli eventi sono spesso divergenti.

La definizione di questo fenomeno mondiale come ‘movimento pentecostale’ non deve fuorviare circa la sua omogeneità; l’espressione, infatti, sta ad indicare una pluralità di soggetti e di posizioni a volte molto distanti l’uno dall’altro per cui sarebbe più opportuno parlare di ‘movimenti pentecostali’. Il pentecostalesimo, dunque, è un evento assurto a fenomeno; vale a dire che per ‘risveglio pentecostale’ si deve storicamente intendere un insieme di fatti religiosi che all’inizio del Novecento, maturando all’interno di una precisa tradizione spirituale ed unendosi a fattori socioculturali, diede vita ad un processo di lungo periodo e di vasta portata geografica che ha interessato tutto il mondo. Nel corso del XX secolo questo ‘risveglio’ ha assunto nuove forme e si è riproposto con varianti che hanno indotto gli studiosi a distinguere almeno tre grandi famiglie all’interno di quest’area cristiana: quella pentecostale classica, quella carismatica e quella neopentecostale. Qualcuno ha parlato di ‘ondate’ successive l’una all’altra e ne distingue almeno quattro: con punti di convergenza, ma anche con profonde differenze. Inoltre, la problematica lettura del fenomeno deve anche tener conto delle differenziazioni che ci sono all’interno di queste grandi ripartizioni.

Il Dizionario internazionale dei movimenti pentecostali e carismatici circa quindici anni fa registrava in questo mondo più di 20.000 (!) gruppi e denominazioni dai tratti distintivi classificate in 59 categorie diverse: 7 riferite ai pentecostali classici, 8 ai carismatici e 44 ai neopentecostali. Le 7 categorie dei pentecostali classici raggruppano almeno 740 denominazioni. E v’è da credere che negli ulteriori quindici anni trascorsi lo spettro sia aumentato. Bisogna partire da questi dati per spiegare alcune aggettivazioni e alcune categorie interpretative sempre più spesso usate per descrivere questo mondo: arcipelago, costellazione, galassia, ecc. Tutte metafore per cercare di offrire una chiave di lettura della frammentazione infinita che caratterizza quest’area cristiana la quale, tuttavia, nonostante tutto continua ad espandersi tanto da indurre gli studiosi a parlare di una ‘pentecostalizzazione’ dell’intero cristianesimo. Su questi dati i primi a doversi seriamente interrogare sono proprio i pentecostali perché di fronte ad un quadro di questo tipo non si può evitare di chiedersi: in cosa consiste l’identità pentecostale? Ovvero: cosa rende un pentecostale ‘pentecostale’? E perché l’universale richiamo all’esperienza dello Spirito che tutti i pentecostali adottano non fonda l’unità, ma la divisione? E perché (fenomeno sempre più incalzante nei pentecostalesimi sudamericani e africani) ci sono pentecostali che vogliono convertire altri pentecostali perché ritengono che non sono autenticamente pentecostali? E si potrebbe continuare.

Se Pentecoste ha voluto significare un superamento di Babele, di contro sembra che i pentecostali abbiano imboccato la via del ritorno verso Babele; e questo deve chiamare in causa una profonda riflessione sulla fedeltà all’esperienza originaria. Tutti i pentecostali, tutti quelli che si richiamano all’esperienza dello Spirito sono chiamati ad interrogarsi sul rapporto che la propria esperienza ha con il significato fondante e fondamentale di Pentecoste. I pentecostali debbono riflettere sul senso della propria frammentazione per arrivare a cogliere l’urgenza della loro unità; l’unità dello Spirito non può essere solo un’affermazione astratta, ma deve produrre effetti concreti. Se c’è unità di Spirito le diversità non possono trasformarsi in divisioni, ma devono diventare risorse. Cristo chiama all’unità; le Scritture chiamano all’unità; lo Spirito chiama all’unità. I pentecostali non possono continuare ad essere divisi. Possono essere diversi, ma non divisi.

Carmine Napolitano | elpidiopezzella.org

foto di Martin Boulanger, www.freeimages.com

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