Dalla schiavitù dei “Testimoni di Geova”, ai piedi di Cristo Gesù

La testimonianza di Luana Giardina

Fin da piccola avevo sentito parlare di Dio, mia mamma faceva gli studi biblici con i testimoni di Geova, ed io ascoltavo insieme a lei. Più tempo passava e più mi sentivo innamorata di Geova. Passarono diversi anni e si battezzò mia madre, e così entro a far parte della grande famiglia dei “Testimoni di Geova”. In principio sembravano tutto rose e fiori. Poi all’età di 16 anni feci la scelta di battezzarmi anch’io. Smise di continuare a studiare e, lavoravo assieme ad una famiglia dei TdG, andando casa per casa. La mia vita era casa e riunioni di culto nella sala del regno, come la chiamano loro. Ma in me c’era un gran vuoto che non riuscivo a colmare. Più mi dedicavo all’opera di evangelizzazione, più mi sentivo vuota e depressa. Un giorno mi rivolsi a Geova in preghiera: “Geova tu solo mi puoi capire, posso fidarmi solo di te, perché c’è tutto questo vuoto in me? Che cosa mi manca? Ho una famiglia stupenda, una chiesa con dei fratelli meravigliosi (almeno in principio fanno capire di essere così), sono giovane, piena di salute eppure non trovo pace, Geova vienimi in aiuto ti supplico”. Ma non trovai risposta. “Come desidero conoscere qualcuno mite e buono come Gesù, che mi possa aiutare ad uscire da questa mia depressione e solitudine dell’anima, in questo tunnel in cui sono entrata. Spero di trovare quello che cerco.” Passarono degli anni e a 19 conobbi un ragazzo non TdG, che poi diventerà mio marito. Qui la discesa verso la disperazione fu ancora più totale. Iniziò un altro dramma, mai ero stata fidanzata con nessuno, e con questo ragazzo avevamo scambi tramite lettere e telefono, visto che lui viveva a Torino. Fui subito richiamata, dovevo fare una scelta, o lasciare il mio ragazzo, oppure lasciare i TdG, perché non era ammesso fidanzamento o matrimonio fuori dall’organizzazione. Decisi di lasciare il mio ragazzo, a malincuore lo feci ma ero ancora più depressa e sola. Come sorella esemplare l’avevo lasciato, ma io l’amavo, c’era un combattimento interiore in me. Quel passo biblico mi stava uccidendo quello che dice: “Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? (2 Corinzi 6:14). Venne un anziano da me per dirmi: “Cosa hai scelto? Se lo lasci va bene – altrimenti siamo costretti a segnalarti come cattiva compagnia”. A quel punto feci una scelta d’istinto e gli risposi: “Non lo lascio, no, non lo lascio”. Mi sentii costretta, minacciata. “Dopo un po’ fecero un discorso pubblico dove si diceva che ero una cattiva credente, una cattiva compagnia, gli altri non potevano avere nessun rapporto con me tranne il servizio casa per casa. Dove lavoravo mi trattavano come una che aveva la peste, la lebbra. Sorridevano sotto i baffi e mi prendevano in giro. Entrai oltremodo in una depressione spirituale. Oramai non m’interessava più nulla, mi avevano parlato di un Dio d’Amore – ma io non lo conoscevo. Conoscevo il giudizio degli uomini – mi sentivo come quella pecora smarrita, invece di essere cercata e aiutata, mi disprezzarono, la religione mi faceva sentire così male che non andai più in alle loro riunioni. Ero come morta in vita, senza una più speranza. Quando compii 21 anni mi sposai e a 23 anni mi dissociai da loro per sempre. Le religioni per me erano come partiti, ma quel vuoto dentro di me era incolmabile.

Divenni mamma di una bella bimba, ma neppure così trovavo pace. Anche mia mamma si dissocio da loro, aveva scoperto che la loro Bibbia era manipolata. Il mio mondo era crollato, non potevano più salutarmi ed avere nessun rapporto umano con me e mia mamma. Io che ero cresciuta là, conoscevo solo loro, era la mia famiglia spirituale, e tutta ad un tratto tutto fu dissolto in un attimo. Passarono anni e anni, io ero diventata scontrosa con tutti, mia mamma leggeva la Bibbia e piangeva. Talmente era il bisogno spirituale che ritornammo di nuovo alle loro riunioni. Credevamo ignorantemente che per noi era i TdG erano l’unica vera via. Eravamo così plagiati che non sapevamo più che fare, e così tornammo da loro. Ma una mazzata tremenda scosse ancor di più le nostre vite fragili e desiderose di conoscere il vero Dio. Quando ritornammo da loro, alla riunione, dissero da pulpito della “sala del regno” che, chi si era dissociato da loro e poi era tornato indietro, avevano grandemente peccato contro lo Spirito Santo. Non c’era più possibilità di perdono, era come se avessimo calpestato volutamente il Sangue di Gesù Cristo, come è scritto in Ebrei 6. Restammo di ghiaccio io e mia madre, ancora una volta cademmo sotto il giudizio dell’uomo. Loro che non conoscono lo Spirito Santo, ma parlavano di peccato, il mio cuore era diventato di pietra, non credevo più a niente di quello che dicevano, e incominciai a dubitare anche dell’esistenza di Dio. Mi sentivo come quando fai parte della mafia, che se te ne vuoi uscire ti ammazzano, così loro mi avevano uccisa spiritualmente, a me e mia madre. Un giorno una cugina di mia mamma ci invitò al suo battesimo in una chiesa Evangelica Pentecostale. Era diventata credente e stava per ricevere il battesimo in Gesù Cristo. Io ero scettica, e c’andai per far felice questa nostra parente, ma tutto il tempo che stetti in chiesa da loro, mi scappava da ridere. Li vedevo che parlavano strano, gridavano e si sbattevano. Dissi: “Che gente stupida”, e così ritornai alla mia vita. Mia madre si lasciò convincere e incominciò a frequentare le riunioni di preghiera, andava ai loro culti e i loro studi. Mia madre cercava di convincere anche me ad andarci perché diceva: “Lì veramente amano Dio, ci devi venire”. Ma io avevo il cuore più duro dell’acciaio. Poi un giorno mi lasciai convincere da mia madre e andai ad una loro riunione, stavo vicino ad una sorella che quando si pregava parlava in lingue. Io sapevo che era opera del diavolo, così insegnano i TdG. E nella mente mia dicevo, “Geova, falla smettere ti prego”, ma la sorella più forte parlava in lingua sconosciuta. Fui turbata ma incuriosita. Il mio cuore incominciava ad ammorbidirsi. Quando il pastore predicava, sembrava che conoscesse la mia vita, tutte le parola che uscivano dalla sua bocca erano per me, solo per me. “Come fa quest’uomo a sapere della mia vita?” Mi domandavo! E più predicava maggiore era il desiderio di ascoltare le sue prediche. Perché sapevo che Dio parlava a me. Mi sentivo più leggera e più gioiosa. Un giorno c’era un evangelizzazione all’aperto e mi confidai con un fratello della mia situazione, il fratello insieme ad altri, senza esitare e parlare tanto, incominciarono a pregare per me. All’improvviso come un fiume che rompe gli argini e fuoriesce dal suo letto, incominciai a parlare il lingua sconosciuta, una corrente attraversò il mio corpo, ero benedetta dal Signore, il Signore mi stava battezzando con il Suo Santo Spirito. Oh, la gioia, la pace, il benessere di quel momento cancellarono anni e anni della mia tristezza, depressione e malinconia. Ero felice perché non un uomo ma il mio spirito attestava che ero diventata una figliola di Dio. Si da quel giorno faccio parte della famiglia dell’Altissimo. La mia vita è stata trasformata in un attimo, e si sta santificando giorno dopo giorno. Ho 4 figli, doni preziosi del Signore, sono onorata di essere una Sua figlia, è un privilegio servire il vero Dio. Sono trascorsi 16 anni da quando il Signore mi ha attirato con il suo Amore, e voglio dire a tutti quelli che soffrono e che cercano Dio, che il Signore prima o poi si manifesterà quando Egli lo desidera, ma lo farà. Per me e mia madre, è stato più duro perché credevamo che i TdG erano quelli della verità, ma Dio ci ha fatto passare per delle crisi spirituali affinché potessimo arrivare a Lui. Amici non perdete la speranza, Dio esiste e ci vede, e vede se nel nostro cuore c’è indifferenza, o amore per Lui. Dio vi benedica Amen.

Luana Giardina

Ferrentino Francesco La Manna | Notiziecristiane.com
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