Che cosa dice la Bibbia su come scoprire lo scopo della vita?

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210730_212259815466748_131967240162673_836840_1168049_oLa Bibbia è chiarissima riguardo a quale dovrebbe essere lo scopo della vita! Lo scopo nella vita secondo alcuni personaggi biblici:

Salomone: dopo aver parlato della futilità della vita, quando essa è vissuta come se il mondo e tutto ciò che esso ha da offrire siano tutto quello che c’è, Salomone fa queste considerazioni conclusive nel libro dell’Ecclesiaste: “Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l’uomo. Dio infatti farà venire in giudizio ogni opera, tutto ciò che è occulto, sia bene, sia male” (Ecclesiaste 12:13-14). Salomone dice che la vita consiste soltanto nell’onorare Dio con i nostri pensieri e le nostre vite e, così facendo, nell’osservare i Suoi comandamenti, perché un giorno compariremo davanti a Lui per il giudizio.

Davide: contrariamente a coloro che consideravano il loro destino limitato a questa vita, Davide credeva che la sua soddisfazione sarebbe giunta in un tempo futuro. Egli disse: “Quanto a me, per la mia giustizia, contemplerò il tuo volto; mi sazierò, al mio risveglio, della tua presenza” (Salmi 17:15). Secondo Davide, la sua piena soddisfazione sarebbe venuta nel giorno in cui si fosse svegliato (nella vita futura) sia per contemplare il volto di Dio (avendo comunione con Lui) che per avere la Sua somiglianza (1 Giovanni 3:2).

Asaf: Nel Salmo 73, Asaf parla di come egli fu tentato di invidiare i malvagi che sembravano non avere preoccupazioni, tutti intenti a costruire le proprie fortune sulle spalle di coloro di cui si approfittavano, ma poi considerò il loro destino finale. Quindi, in contrasto con ciò che costoro ricercavano nella vita, egli affermò al versetto 25 che cos’era importante per lui: “Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te”. Secondo lui, la relazione con Dio è ciò che importa nella vita, al di sopra di tutto il resto.

Paolo: l’apostolo Paolo parlò di tutto quello che aveva raggiunto prima di scontrarsi con il Cristo risorto e di come tutto quello che un tempo aveva raggiunto (specialmente a livello religioso) fosse per lui come un mucchio di spazzatura, in confronto all’eccellenza di conoscere Cristo Gesù, sebbene ciò comportasse la sofferenza di perdere tutto il resto. In Filippesi 3:8-11, egli dice di voler “guadagnare Cristo [ed] essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti”. Ancora una volta, secondo Paolo quello che importava di più era conoscere Cristo ed essere trovato in possesso di una giustizia ricevuta da Lui e ottenuta mediante la fede in Lui, e vivere in comunione con Lui anche se questo avrebbe comportato delle sofferenze (2 Timoteo 3:12). In definitiva, egli attendeva il giorno in cui avrebbe preso parte alla “risurrezione dei morti”.

Lo scopo della vita dichiarato nell’Apocalisse:

L’ultimo scritto della Bibbia, il libro dell’Apocalisse, parla di che cosa accadrà alla fine del tempo così come lo conosciamo noi. Dopo il ritorno di Cristo e che il Suo regno di 1.000 anni sulla terra sarà concluso, i non salvati saranno risuscitati e giudicati in base alle loro opere, così da essere mandati al loro destino eterno nello stagno di fuoco (Apocalisse 20). La terra e i cieli per come li conosciamo noi verranno distrutti e saranno creati un nuovo cielo e una nuova terra, inaugurando così la dimensione eterna. Ancora una volta, come nel giardino di Eden della Genesi, gli uomini dimoreranno nuovamente con Dio ed Egli con loro (Apocalisse 21:3); tutti i residui della maledizione sulla terra (a causa del peccato dell’umanità) saranno rimossi (tristezza, malattia, morte, dolore) (Apocalisse 21:4). Dio dice che coloro che vincono erediteranno tutto, e così Egli sarà il loro Dio ed essi i Suoi figli. Perciò, così come aveva cominciato nella Genesi, l’umanità redenta vivrà in comunione con Dio libera dal peccato (sia internamente che esternamente) e dalla sua maledizione in un mondo perfetto, avendo un cuore perfetto come quello stesso di Cristo (1 Giovanni 3:2-3).

Lo scopo della vita così come descritto da Gesù Cristo:

In principio, Dio creò l’uomo per godere (1) della comunione con Lui, (2) delle relazioni con gli altri, (3) del lavoro e (4) dell’esercizio del dominio sulla terra. Ma quando l’uomo cadde in peccato, la comunione con Dio fu interrotta, le relazioni con gli altri sono diventate spesso “difficili”, il lavoro sembra avere sempre i suoi aspetti negativi e l’uomo lotta per mantenere una parvenza di dominio sulla natura, sia che si tratti del tempo atmosferico che delle erbacce in un campo o nel giardino. Nei nuovi cieli e nella nuova terra, l’uomo sarà coinvolto di nuovo in tutte queste cose, ma in uno stato di perfezione restaurata. Ma come si entra a far parte del gruppo che ce la farà a vedere il nuovo cielo e la nuova terra? E che cosa dobbiamo fare, adesso? C’è significato solo nella vita futura, quando la maledizione del peccato sarà rimossa? Gesù Cristo, il Figlio di Dio, lasciò la Sua casa in cielo, divenne pienamente umano — anche se mantenne la pienezza della divinità — e venne sulla terra PER SCONTARE IL PREZZO DELLA NOSTRA VITA ETERNA come anche per dare significato a questa vita. Poiché fu il nostro peccato a separare l’umanità da Dio e a farci attirare addosso la maledizione, Matteo 1:21 dice che Gesù venne per salvare “il suo popolo dai loro peccati”.

Lo scopo della vita dipende dall’origine dell’umanità:

Se siamo il risultato del caso cosmico (l’evoluzione), allora siamo semplicemente delle forme sofisticate di vita biologica che sono riuscite a raggiungere l’autocoscienza. Non possiamo far altro che disperarci perché che non esiste uno scopo superiore nella vita a quello di sopravvivere e di portare avanti la specie, fino a quando il prossimo incidente cosmico porterà la nostra forma di vita a un gradino più in alto. PERÒ, noi NON siamo il risultato di un incidente cosmico. La vera scienza ha dimostrato il fatto che la macroevoluzione (la trasformazione da una specie a specie diverse) è una farsa. L’evoluzionismo è definito falsamente una “scienza”, quando in effetti esso non è ripetibile né osservabile, ma dev’essere accettato per fede tanto quanto il creazionismo.

Mentre continuiamo ad acquisire nuove conoscenze sulla microbiologia, abbiamo imparato che la probabilità di formazione anche delle più semplici molecole proteiche necessarie alla vita è una completa improbabilità, anche se si dessero MILIARDI DI MILIARDI di anni per la combinazione casuale dell’ordine corretto per la formazione degli amminoacidi. Né i reperti fossili avallano la teoria evoluzionista. Secondo le parole stesse degli evoluzionisti, dovrebbero esserci molteplici forme di vita transitorie che non sono state semplicemente scoperte. Ciò che i reperti fossili corroborano davvero è quello che dichiara il primo capitolo della Bibbia (Genesi 1): comparve contemporaneamente un gran numero di specie diverse, le quali erano per la maggior parte quelle che sono ancor oggi esistenti. I cambiamenti negli uccelli o nelle falene — osservati nel secolo scorso e citati a sostegno dell’evoluzione — comportano un cambiamento all’interno delle specie (la microevoluzione), qualcosa che non è confutata né dalla Bibbia né dagli evoluzionisti. Inoltre, a mano a mano che acquisiamo nuove conoscenze sulla cosiddetta cellula semplice, stiamo scoprendo di nuovo quello che Genesi 1 ha affermato fin dal principio: che la vita è il risultato di un incredibile Progettista e Creatore conoscibile. Poiché non siamo un incidente cosmico, ma piuttosto siamo stati creati da Dio, se c’è uno scopo per la vita, Dio ci ha detto qual è.

Per saperne di più: http://www.gotquestions.org/

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