Dio, padre premuroso verso di noi

Un giorno una parola – commento a Matteo 6, 26

Si manifesti la tua opera ai tuoi servi e la tua gloria ai loro figli
Salmo 90, 16

Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro?
Matteo 6, 26

Quando leggo degli uccelli nutriti dal Padre celeste, mi immagino un vecchietto che va a portare il pane al laghetto delle papere. Di certo, per quei volatili, il cibo che arriva ogni giorno, è una grazia inattesa. Magari si aspettano la visita del vecchietto, magari ci contano, magari per loro è diventata un’abitudine, ma dubito che comprendano fino in fondo le particolarità della lievitazione della massa del pane, o della cottura nel forno.

Chissà se distinguono anche il pane bianco da quello integrale, o il lievito madre dal lievito chimico. Per quelle anatre, oche, cigni, animali simili eppure diversi, l’arrivo del vecchietto, magari sempre alla stessa ora, è semplicemente il segnale che quello strano cibo, diverso dal solito, eppure nutriente, sta per essere donato, spontaneamente, gratuitamente, senza nessun merito alcuno.

Diversa – a voler fare le pulci alle metafore di Gesù – è la sorte degli uccelli del cielo, che magari non mietono e non raccolgono, ma devono volare di campo in campo, per trovare il cibo, devono stare attenti ai predatori, vengono cacciati dai contadini che non li vogliono nel loro campo, o nei loro granai, e in genere sono così affaccendati, giorno dopo giorno, che potrebbero giustamente cominciare a pensare, che, in fondo, se lo sono meritato, hanno duramente lavorato per il cibo che trovano, che sono padroni della loro sussistenza. E cosa succederebbe se sapessero come li vediamo noi, liberi, felici, senza una preoccupazione in testa, senza il travaglio della fatica e della sofferenza?

E cosa succederebbe se noi vedessimo il nostro travaglio, la nostra fatica, la nostra sofferenza con gli occhi di quel Dio vecchietto, che, ogni giorno, puntuale, viene a trovarci al laghetto della nostra esistenza e porta con sé il Suo pane di vita, pronto a nutrirci con un cibo nuovo, diverso, eppure fondamentale e gustoso, che noi lo capiamo o meno.

Che penserebbe, questo Dio premuroso, a vederci starnazzare e beccarci gli uni le altre per assicurarci un pezzo di quel pane caduto dal cielo, come se potessimo veramente arrogarci diritti, meriti, condizioni per qualcosa per cui non abbiamo faticato, che non ci siamo meritati, ma che ci viene donato per grazia, ogni giorno? Se solo potessimo vedere questo, con gli occhi di Dio, la Sua gloria sarebbe sicuramente mostrata al mondo, e la nostra vita ne beneficerebbe grandemente.

di Dario Monaco | Riforma.it

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