Dopo la guerra in Medio Oriente è ora di investire nella Pace

SYRIA_-_Alleged_chemical_attack_in_GhoutaIl conto alla rovescia sta per scattare. Troppe micce accese sulla polveriera Medio Oriente. Troppi interessi geopolitici. Troppi interessi economici. Ma soprattutto troppo orrore. Chiamarla operazione di polizia internazionale o missione umanitaria cambierà poco. Di fatto il mondo è di nuovo a un passo dal riprendere l’elmetto e tornare a esportare la democrazia con le bombe. La guerra civile in Siria, con la strage dei bambini utilizzando armi chimiche, non è che una goccia nel mare delle mostruosità che ormai si registrano ogni giorno dal Libano all’Egitto, dalla Libia alla Turchia, da Gaza e i territori palestinesi a un Iraq tutt’altro che normalizzato dopo l’abbattimento di Saddam Husseim, senza contare le tensioni sul nucleare iraniano, i raid israeliani, il dilagare di fondamentalismi e Al-Qaeda, le roccaforti terroristiche in Yemen.

L’Europa fiaccata dalla crisi economica scopre così l’Apocalisse di Damasco, il milione di bambini profughi, la brutalità di un conflitto che Assad definisce terrorismo interno e i suoi oppositori liberazione dal regime. Si svegliano Onu e Stati Uniti, fin oggi frenati dall’attivismo diplomatico di Russia e Cina, oltre che da una consistente dose di cinismo politico: le guerre costano, anche quando sono mosse dalle migliori intenzioni. Costano in vite umane e consenso politico, ma anche in miliardi di dollari, di euro o della valuta che vi pare. Montagne di soldi, che quando parliamo di Medio Oriente in gran parte tornano sotto forma di petrolio, di cui i governi dovrebbero fare altri usi, investendo su welfare e crescita. L’intervento militare in Siria a questo punto però sembra difficilmente evitabile. Dalle Crociate a oggi, forse in quell’area sarebbe ora di investire sul serio, ma non sulle bombe, bensì sulla Pace.

“La via della pace non la conoscono e non c’è rettitudine nelle loro vie; rendono tortuosi i loro sentieri e chiunque vi cammina non conosce la pace” Isaia 59.8.

“… e, avendo fatta la pace per mezzo del sangue della sua croce, di riconciliare a sé, per mezzo di lui, tutte le cose, tanto quelle che sono sulla terra come quelle che sono nei cieli” Colossesi 1.20.
Il nostro pianeta ha forse conosciuto una pace universale in una qualche epoca della sua storia? Se l’ha conosciuta, è stato per così brevi periodi che, nella memoria dei popoli, sono stati dimenticati; rimane solo il ricordo dei conflitti. La “pax romana” non era altro che un mito, e si basava su questo principio: se vuoi la pace, prepara la guerra! Anche se la pace è l’aspirazione suprema di tutte le nazioni, i combattimenti armati non sono mai stati così tanti come oggi, e con armi sempre più efficaci e micidiali.

L’autore del Salmo 120 scriveva: “Io sono per la pace; ma, quando parlo, essi sono per la guerra” (v. 7).

L’apostolo Giacomo chiedeva: “Da dove vengono le guerre… tra di voi?” (4:1). La sua risposta è immediata: “Dalle passioni che si agitano nelle vostra membra”.

Come potrebbe esserci pace sulla terra se l’uomo non ha pace in se stesso?

Gli empi sono come il mare agitato… le cui acque cacciano fuori fango e pantano. Non c’è pace per gli empi” (Isaia 57:20-21).

Eppure Dio è un Dio di pace che annuncia ancora oggi all’uomo turbato la buona notizia della pace per mezzo di Gesù Cristo. È Lui che ha fatto la pace per mezzo del Sangue della sua croce, vuole riconciliarci con Dio, darci la Sua pace. Le Sue condizioni per la pace? Il pentimento e la fede, ossia una resa totale e una fiducia assoluta! Accettare di non poterci salvare da soli, ma che il nostro Signore ha fatto tutto. Adoriamolo!

Pietro Proietto

notiziecristiane.com

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