Dove possiamo incontrare i cristiani perseguitati?

Di Angelo C., parte dello staff della base italiana di Porte Aperte/Open Doors

Un libro di escursioni, per ottenere l’aggettivo buono, dovrebbe contenere alcune informazioni essenziali. Tra le tante, le indicazioni dei/per i luoghi che si vogliono raggiungere e il grado di difficoltà dell’escursione.

C’entra tutto questo con i credenti perseguitati? Si, ma sarà svelato alla fine dell’articolo e solo dopo aver condiviso con voi un aneddoto di viaggio.

Era sera e stavamo per salutarci. Avevamo vissuto un tempo davvero intenso durante quella settimana con Hea Woo, la “nonnina d’acciaio” nordcoreana. Ci ritrovammo abbracciati a pregare insieme nel corridoio di un albergo, in Sicilia. Non servì che la nostra interprete traducesse tutte le parole della preghiera che Hea Woo fece per noi. Dopo aver trascorso diversi giorni con lei eravamo quasi in grado di comprendere la lingua coreana. Per le sue ultime parole, però, fu necessaria la traduzione, nonché una certa dose di autocontrollo. Poche parole, poche semplici ed affilate parole: “Non so se riusciremo più ad incontrarci in una nazione libera”.

Le tre ore del viaggio di ritorno trascorsero in silenzio.

==>> Dopo un po’ di tempo, Dio ci donò la meravigliosa opportunità di incontrare nuovamente Hea Woo. Era una speaker al nostro convegno annuale. Era lì, e ci aspettava. Ad alcuni gli occhi divennero subito lucidi.

Non sempre abbiamo l’opportunità di rincontrare persone come Hea Woo, ma abbiamo sempre l’opportunità di incontrarle, almeno una volta nella vita. Solo che questi tipi di incontri raramente accadono per caso. Bisogna che ci sia una precisa volontà da parte nostra.

È giunto adesso il momento di aprire il nostro libro di escursioni e rispondere così alla domanda da cui l’articolo prende le mosse: dove possiamo incontrare i cristiani perseguitati?

Primo luogo: la preghiera.

Possiamo incontrare la famiglia di Cristo certamente “presso la sale del trono di Dio”, come ci è stato ricordato dalle sorelle e dai fratelli afghani recentemente. E questo vale per tutti i milioni di cristiani perseguitati nel mondo.

Difficoltà: non lasciatevi ingannare dalla familiarità del luogo. Pregare per qualcuno può essere un compito non semplice. Le nostre preghiere sono pericolose. Soprattutto quando chiediamo a Dio di mandare qualcuno a compiere qualcosa. Potremmo essere noi la risposta a queste preghiere.

Secondo luogo: i convegni di Porte Aperte.

Nel corso degli anni la Chiesa italiana ha avuto modo di incontrare decine di cristiane e cristiani perseguitati. Sorelle e fratelli che hanno raccontato e condiviso con noi le loro testimonianze, le loro gioie e i loro dolori. Storie che hanno portato grandi benefici alle nostre vite.

Difficoltà: questo percorso richiede una buona dose di spirito avventuriero. Non tanto per le complessità del viaggio o per la compagnia con cui potremmo trovarci a condividere la stanza d’albergo, quanto per l’alto contenuto spirituale ed emotivo che il convegno riserva ai partecipanti. Se non avete mai partecipato, è giunto il tempo di farlo.

Terzo luogo: il campo missionario.

Porte Aperte nasce contrabbandando Bibbie, e anche la base italiana ha partecipato ad attività clandestine di consegna di Bibbie. Tante sorelle e fratelli italiani hanno riempito le valigie con la Parola di Dio e… trattenuto un po’ il fiato quando si giungeva ai controlli doganali, spostandosi da una nazione all’altra per consegnare Bibbie o semplicemente per incontrare i perseguitati. Durante gli ultimi anni anche tanti giovani hanno trascorso del tempo nel campo missionario, incontrando i credenti locali, grazie alla collaborazione tra Porte Aperte e Frontiers Italia. Ringraziamo Dio perché sono tornati tutti sani e salvi, o quasi. Nel senso che, alcuni di loro, dopo questa esperienza hanno maturato la consapevolezza della chiamata a servire Dio in territori decisamente poco favorevoli al Vangelo e, in ubbidienza, sono partiti per servire tra i non raggiunti. D’altronde, come potremmo raccontare testimonianze fantastiche di redenzione (e tutte le testimonianze di redenzione, nel senso cristiano del termine, lo sono) se non siamo disposti a mandare persone che condividano il messaggio redentivo del Vangelo, lì dove esso non è stato ancora ascoltato? Probabilmente ricordo male, ma già qualcuno diceva, anzi scriveva, qualcosa del genere circa duemila anni fa.[1]

Difficoltà: tante, senza se e senza ma. E senza mezze verità. Settare l’intera vita su altre prerogative o presupposti. Ma soprattutto, vivere la nostra vita cristiana senza scuse, abbattendo definitivamente l’idolo della sicurezza[2]. C’è un libro di John Piper che ha un sottotitolo davvero interessante: “Meglio perdere la tua vita piuttosto che sprecarla.”[3]

Lo zaino è a portata di mano, il libro e le mappe ci sono, i luoghi sono stati indicati e le difficoltà comunicate. Certamente qualcuno potrebbe avere da ridire su quello che è stato scritto, ma chiedo di concedere allo scrittore ancora un’ultima riga di impertinenza e pazienza.

Come dice spesso un amico della missione: puoi andare, mandare o… disobbedire.

https://www.fedepericolosa.org/dove-possiamo-incontrare-i-cristiani-perseguitati/

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