È ancora possibile l’umiltà

L’uomo, per sua natura, è un essere razionale ed emotivo teso alla ricerca di una completezza di se avvenibile attraverso la dimensione della spiritualità.

Il più delle volte dimentichi di quest’ultima dimensione, l’uomo si perde in facili razionalismi ed in facili sentimentalismi. Ora si fa idolo del suo sapere, della sua cultura ora si fa idolo del suo sentire. Ed è per questo che spesso ci si sente in balia di un intellettualismo. Troviamo persone che si arroccano in esso e diventa difficile qualsiasi momento di confronto. Sono i cosiddetti pensati dove giustificano e trovano sempre parole per ogni cosa. Troviamo queste persone rigide, narcise, egoiste. Troviamo persone che si lasciano andare troppo alla sfera del piacere, passando di qua e di là, alla ricerca di un effimero passatempo. Come bambini si cerca di raggiungere ogni sorta di piacere. Sono persone che percepisci non potere fare affidamento, perché egocentriche. Se la sfera razionale assolutizza un essere superbo, la sfera emotiva sentimentale assolutizza un essere infantile e capriccioso. Ma quale senso di benessere se l’uomo possiede tanta cultura e si lascia vivere dal sentimentalismo se poi non si confronta con la umile finitezza di essere uomo. Significativo è il re Salomone nell’affermare: «tutto l’oro al suo confronto è un pò di sabbia» (Sp 7,9). Un’affermazione indicatrice di un fondamentale passaggio di invito alla umiltà. Da un punto di vista della economia psicologica l’invito a considerare il timore di Dio, il rispetto per le cose spirituali, fronteggia quegli impulsi umani verso comportamenti infantili e poco maturi. Una mania eccessiva di presentare il proprio “Io” in bella mostra diventa l’inganno della mente e non giova affatto ad una vita equilibrata e sana (Riccardi. P Psicoterapia del cuore e beatitudini. Ed. Cittadella Assisi, 2018). Il molto sapere non spiega le profondità dell’anima così come il molto viver smodatamente, sotto l’impulso del piacere, non fornisce la felicità. E’ una vita calma, tranquilla, orientata al rispetto della natura e dello spirituale che rinfresca la mente.

Quale l’invito per l’uomo del terzo millennio che fa delle apparenze il segno della propria identità, che considera l’altro come oggetto di un tornaconto al proprio piacere, che si perde nei meandri di una filosofia multimediale senza controllo (Riccardi P., Parole che trasformano, psicoterapia dal vangelo. Ed. Cittadella Assisi 2016). L’invito è il governo di se stessi, vale a dire di quella passionalità e pulsionalità che invece di spingere alla completezza dell’essere spinge alla soddisfazione della sfera razionale ed emotiva. Ma l’uomo è qualcosa in più di queste due dimensioni. Non ci sono formule e suggerimenti se non la profonda meditazione delle parole Bibliche: …«tu rimani innestato grazie alla fede. Tu non insuperbirti, ma abbi timore»; «Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi» (Rm 11,20;12,16). La sfida è grande perché ci si chiede quale umilità per l’uomo del terzo millennio orientato ad essere o come tutti gli altri (conformismo) o come gli dicono di essere (totalitarismo).

E senza rendersene conto invece di trovare se stesso perde la sua profondità.

Pasquale Riccardi