Egitto: Colpiti e spinti a far cadere le accuse

NELLA FOTO DA SINISTRA: Hanna, Ishaq (16) e Shenouda (22).

I cristiani di Al-Nasriyah, un villaggio dell’area di Minya, nell’Alto Egitto, sono stati oggetto di numerosi attacchi da parte dei vicini musulmani nel corso degli ultimi 5 anni. Recentemente, la violenza ha raggiunto il suo apice quando Hanna, cristiana egiziana, insieme ai suoi due figli di 16 e 22 anni, è stata picchiata brutalmente. La polizia locale sostiene che “si è trattato solo di un normale litigio”, mentre uno dei due figli è ricoverato in terapia intensiva.

L’accaduto

Erano le 11:00 di domenica 17 novembre quando George ha visto il cugino sedicenne avvicinarsi con gli abiti macchiati di sangue implorandolo di salvare suo fratello. “Sono rimasto scioccato e mi sono subito precipitato a casa loro dove ho trovato mio cugino sdraiato a terra, di fronte a casa, coperto di sangue”, ha detto George.

Pochi istanti prima dell’aggressione i due fratelli erano seduti fuori casa, insieme ad un altro cristiano, quando un vicino musulmano, passando, ha detto loro di rientrare in casa perché erano cristiani, “i cristiani sono dei cani e non dovrebbero stare sulla strada”, ha urlato. Davanti al loro rifiuto di rientrare, il giovane musulmano è tornato a casa, ha impugnato un coltello e si è precipitato verso di loro colpendo i due fratelli e la loro mamma Hanna, mentre l’altro ragazzo cristiano è riuscito a mettersi in salvo.

Il rifiuto dell’ospedale

Dopo averli soccorsi, George ha trasportato d’urgenza i parenti all’ospedale più vicino dove però sono stati rifiutati a motivo delle gravi condizioni in cui versavano. Dopo un secondo rifiuto da parte di un’altra clinica sono stati finalmente accolti dal terzo ospedale in cui si sono recati. Il fratello più grande ha subito una parziale asportazione dell’intestino, il piccolo 6 punti in varie parti del corpo e Hanna ha rimediato 22 punti di sutura alla testa.

Il processo legale ostacolato

Ora, dopo aver denunciato l’accaduto, la famiglia si trova ad affrontare vari ostacoli: “La polizia ha arrestato l’aggressore, ma l’accusa non permette al nostro avvocato di esaminare i documenti relativi all’indagine”, ha riferito il sedicenne Ishaq che poi ha continuato: “Gli abitanti dei villaggi vicini e le famiglie musulmane più anziane ci spingono ad accettare la cosiddetta ‘sessione di riconciliazione’, in modo da far cadere le accuse contro l’aggressore. Noi però non accettiamo; questa persona deve essere punita dalla legge perché ha commesso un tentato omicidio nei confronti di mio fratello e ha ferito gravemente mia madre. L’impunità di tali atti non farà che incoraggiare ulteriori violenze”.

Il decorso sanitario

Gli interventi chirurgici di Shenouda, il fratello maggiore, hanno avuto successo. Il giovane sta cominciando a sentirsi un po’ meglio e la famiglia loda Dio mentre continua a pregare per ulteriori miglioramenti.

Nel villaggio di Al-Nasriyah i cristiani rappresentano circa il 15% della popolazione, mentre un numero relativamente elevato di abitanti abbraccia il ramo più estremista dell’islam. Per questo motivo i cristiani locali vengono regolarmente perseguitati. L’Egitto si trova oggi alla posizione numero 16 della World Watch List di Porte Aperte.

Porte Aperte Italia

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