ESCLUSIVA – Capitanio (Vigilanza Rai): «Quello di Fedez è stato un comizio, chiederemo conto a Rai e Agcom»

Una richiesta d’accesso al contratto tra i promotori del concerto del Primo Maggio e la Rai. Poi una segnalazione all’Agcom per «violazione del pluralismo» e una convocazione del direttore di RaiTre alla Commissione Vigilanza Rai. Sono alcune delle azioni che sta intraprendendo Massimiliano Capitanio, capogruppo della Lega alla Commissione Vigilanza, come da lui stesso confermato a Pro Vita & Famiglia.

Il deputato leghista è intervenuto con decisione in merito alle dichiarazioni di Fedez all’ultimo concerto del Primo Maggio. Il cantante si era espresso a favore del ddl Zan, attaccando duramente il vicepresidente di Pro Vita & Famiglia, Jacopo Coghe, e la Lega, da lui percepita come il principale ostacolo alle norme anti-omofobia.

«Basta con il teatrino della censura, Fedez ha confuso il 1° maggio con la Festa de l’Unità – aveva affermato l’onorevole Capitanio, subito dopo l’esibizione –. La libertà di espressione sarà sempre garantita anche a chi, come lui, ha usato il palco dei lavoratori per fare squadrismo politico senza contraddittorio. Fa paura la sua lista di proscrizione senza contraddittorio e che si usi mezzo milione di euro dei cittadini per fare comizi, recitando un pietoso copione. La Rai ha il dovere di tutelare tutti, non solo i promoter milionari del Pd».

Onorevole Capitanio, come si sta attivando la Commissione Vigilanza Rai dopo il polverone alzato da Fedez al concerto del Primo Maggio?

«Faremo tutti gli approfondimenti del caso. Stiamo per depositare una richiesta d’accesso agli atti per verificare cosa prevedesse il contratto. Poi faremo una segnalazione all’Agcom per la violazione del pluralismo. Abbiamo già fatto un’interrogazione, in cui chiediamo alla Rai di darci un report degli spazi e di spiegarci perché si è dato voce solo alle posizioni pro ddl Zan e quanti dovrebbero essere, invece, gli spazi dedicati alle voci critiche allo stesso ddl. Infine, abbiamo chiesto la convocazione urgente del direttore di Raitre in Commissione Vigilanza. Oltretutto la performance di Fedez è solo uno dei casi rilevati al concerto del Primo Maggio: durante l’esibizione di Simone Moro, ha avuto luogo l’inquadratura ripetuta e forzata della maglietta di un musicista con la scritta “ddl Zan”, come se quello in corso fosse un concerto dedicato alla lotta contro l’omofobia e non alla Festa dei Lavoratori».

A questo proposito, trova fuori luogo che si affrontino tematiche così delicate e senza contraddittorio, in un contesto che, sulla carta, dovrebbe essere dedicato al diritto al lavoro?

«Il dibattito è sacrosanto. Personalmente, il Primo Maggio l’ho trascorso assieme al presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, all’inaugurazione della prima pizzeria gestita da ragazzi autistici: è stato un modo per celebrare il diritto al lavoro. Di diritti se ne può sempre parlare, ma se si decide di parlare di diritti delle persone e della famiglia anche durante la Festa del Primo Maggio, lo si fa con il contraddittorio e non dando simbolicamente in mano una “mitraglietta” al primo rapper che capita. Al concerto del Primo Maggio non ha avuto luogo un dibattito e nemmeno un monologo ma un vero e proprio comizio dai toni – come ho già dichiarato – abbastanza “squadristi”. In passato, Fedez aveva pubblicato almeno tre o quattro canzoni in cui insultava gli omosessuali: è come se gli avessero dato la possibilità di correggere il tiro e chiedere scusa…».

Nel caso in cui i partiti di centrosinistra dovessero forzare la mano e insistere per l’approvazione del ddl Zan, ritiene che si possa arrivare a una spaccatura dell’attuale maggioranza di governo?

«L’altra falsità che è emersa dal comizio di Fedez è che soltanto la Lega si starebbe opponendo al ddl Zan, quando, in realtà vi sono anche componenti di Italia Viva e del Partito Democratico, oltre ad associazioni di femministe e di lesbiche. Per non parlare dei rilievi fatti a riguardo di importanti costituzionalisti. Il ddl Zan non è fermo per un capriccio della Lega. È fermo perché rischia di negare dei diritti e delle libertà ad altre persone. Il primo che rischia di spaccarsi, quindi, è lo stesso Partito Democratico, che non ha una posizione univoca su questo progetto di legge a firma Boldrini-Zan. È certo che questo è un governo di emergenza nazionale, che ha delle priorità che includono leggi sull’inclusione lavorativa e delle persone con difficoltà o disabilità ma non certo questo progetto di legge che, oltre a non essere prioritario, contiene gravi criticità costituzionali. Se in un momento drammatico come questo, il Partito Democratico ritiene di voler mettere a rischio la tenuta del governo Draghi per portare avanti la politica di Zan, della Boldrini o degli lgbt, se ne assume la responsabilità di fronte agli italiani, non certo di fronte alla Lega».

https://www.provitaefamiglia.it/blog/esclusiva-capitanio-vigilanza-rai-quello-di-fedez-e-stato-un-comizio-chiederemo-conto-a-rai-e-agcom

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