ESCLUSIVA – Parla il prof messo alla gogna per aver rifiutato di fare lezioni agli studenti vestiti con la gonna

È stato letteralmente messo alla gogna per essersi rifiutato di fare lezione, in presenza di tre studenti presentatisi in abiti femminili, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Si tratta di Martino Mora, professore di storia e filosofia, al liceo scientifico Bottoni di Milano che ora rischia un provvedimento disciplinare, mentre alcune classi hanno continuato imperterrite a scioperare contro di lui. Nel frattempo, sulle reti televisive ma anche online, è andato in scena un terribile linciaggio mediatico nei suoi confronti, finalizzato a presentarlo come retrogrado ed intollerante, quasi il “mostro” della situazione, senza alcun tentativo di appurare davvero come sono andate le cose. Per questo, per capirne di più, ne abbiamo parlato col diretto interessato.

Professore, in televisione è continuamente sotto attacco: nel salotto della conduttrice Barbara D’Urso è stato sottoposto ad un vero e proprio linciaggio mediatico, nella solita forma “tutti contro uno”. Le è stato attribuito un retropensiero “omofobo”, analizzando i suoi post su facebook, davanti a tutti. Ha subito un vero e proprio processo mediatico per le sue idee, proprio da parte di chi diceva di essere lì per difendere la “libertà di espressione”. Vogliamo commentare?

«È così. Aggiungo anche che a “Storie italiane”, invece, l’ex concorrente del Grande Fratello, Eleonora Daniele, ha fatto quasi la stessa cosa, la differenza è che in questo caso l’hanno fatto in mia assenza, nel caso della D’Urso, invece, in mia presenza.  Il vero problema è che loro sono i paladini del pensiero unico, ovvero, la libertà di espressione è sacrosanta solo se la pensi come loro. E’ un neo totalitarismo: non ti mettono ancora in galera ma se dici qualcosa che non va, ti fanno il processo mediatico, utilizzano la televisione come una clava, quindi, alla fine, nel mio caso, la scuola e la televisione si sono poste sulla stessa linea. Il motivo è che bisogna portare avanti determinate istanze che sono quelle di una sinistra liberal, una sinistra culturale del politicamente corretto, del pensiero unico che poi proviene dal mondo anglosassone e bisogna adeguarsi per forza, perché la loro logica è colpirne uno per educarne cento».

Eppure in trasmissione la D’Urso continuava a ripetere che non esiste un pensiero unico, alludendo al suo pensiero che in quel momento veniva sottoposto ad un fuoco di fila incredibile e invocando una libertà di espressione che lei stessa stava attaccando…

«Il suo obiettivo è quello di imporre un pensiero unico: lei è stata ed è la paladina dell’omosessualismo, una delle più grandi in televisione, negli ultimi quindici – vent’anni. Infatti, in modo tendenzioso, alludeva al fatto che i ragazzi da me ripresi fossero omosessuali, ma in realtà non era affatto così. Peraltro loro non hanno rivendicato nemmeno la loro omosessualità, ma il loro pseudo diritto di vestirsi da donna. Diritto discutibilissimo».

Quella dell’omosessualismo è una battaglia che rende, a tutti i livelli?

«Tutte queste mode che hanno a che fare con l’omosessualismo rientrano nel pensiero unico, a cui tutte le identità sono antipatiche, quindi anche l’identità maschio e femmina. Eppure anche gli omosessuali nascono maschio e femmina. Quindi voler negare l’identità sessuale rientra nell’odio verso tutte le identità che, a sua volta, rientra nel pensiero unico, nel politicamente corretto».

Professore, davvero la dignità della donna si difende travestendosi con abiti femminili? Ha senso un’iniziativa del genere?

«E’ un’iniziativa grottesca: è tipica del politicamente corretto l’essere grottesco. Pensiamo all’ultima iniziativa che è quella portata avanti dal mio collega che ha redatto un documento per solidarizzare con i ragazzi: sul modello che aveva già preso il liceo D’Azeglio, ha tolto le lettere finali, maschili e femminili per mettere l’asterisco, perché dire “I docenti” non va bene perché offenderebbe i docenti donna, idem per “gli studenti”. Sono follie, è un’ideologia grottesca. Vorrei sottolineare che il grottesco non indica qualcosa di innocente, ma ha sempre qualcosa di inquietante: ricordiamoci che il diavolo è la scimmia di Dio e quindi c’è sempre del grottesco nell’inquilino del piano di sotto, perché imita il bene ma lascia sempre un’immagine di qualcosa di scimmiesco, qualcosa che non torna: l’ossessione per le parole ad esempio. Non solo, si sta diffondendo l’idea che, più l’uomo perde la sua mascolinità che è vista come tossica, più diventa buono, ma non c’entra nulla col rispetto della donna. L’uomo può rispettare la donna rimanendo uomo. Poi, c’è sempre una vittimizzazione di qualcuno ed è tipico del pensiero unico: si sceglie sempre una vittima ed un carnefice che devono essere identificati sempre nelle stesse categorie di persone».

Lei ha sottolineato anche di essere un cattolico tradizionalista, però Professore, al di là della fede, c’è una battaglia di ragione, in primis, da intraprendere su certi comportamenti?

«Certo, anche un laico lo può capire, anche un non credente lo può capire, però constato che atei, non credenti e laici che lo capiscono, ce ne sono pochi. Qualcuno sì ma sono pochi. Io non intendevo dire con la mia affermazione che sono un santo, perché non lo sono affatto, ma che conosco la dottrina cattolica, a differenza di chi la ignora. Però è anche vero che non è una questione solo dei cattolici o di chi ha una sensibilità religiosa, perché tutti hanno la ragione, però devo anche constatare che le persone che hanno un accecamento spirituale, poi, non sanno neanche usare la ragione, quasi sempre. Molti non capiscono l’ovvio pur essendo persone preparate e intelligenti, perché hanno un accecamento spirituale».

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