FLASH – Un milione di persone marcia per la vita e per le donne in Messico

Lo scorso 3 ottobre, in una storica mobilitazione, più di 300mila persone hanno manifestato a favore delle donne e della vita nella sola Città del Messico e, secondo gli organizzatori, circa un milione di persone è sceso in strada per partecipare a tutte le varie marce pro-life organizzate a livello nazionale.

A Città del Messico la folla ha percorso i tre chilometri che separano l’Auditorium Nazionale dal Monumento all’Indipendenza, noto anche come l’Angelo dell’Indipendenza, tra canti, slogan a favore delle donne e in difesa della vita fin dal concepimento.

Tra i manifesti e gli slogan erano presenti anche le critiche ai ministri della Corte Suprema di Giustizia della Nazione (SCJN), che a settembre hanno preso due decisioni a favore dell’aborto, andando contro la tutela della vita fin dal concepimento e decidendo di limitare il diritto all’aborto obiezione di coscienza degli operatori sanitari.

All’arrivo all’Angelo dell’Indipendenza, le centinaia di migliaia di partecipanti sono stati accolti da una celebrazione musicale in onore delle donne e della vita, seguita da varie testimonianze e messaggi di coraggiose donne messicane.

In dialogo con ACI Prensa, Rodrigo Iván Cortés, presidente del Fronte Nazionale per la Famiglia, ha evidenziato che questo 3 ottobre “Il Messico si è messo in Marcia, il Messico si alza, il Messico non si arrende, il Messico è a favore della vita, a favore delle donne, a favore della famiglia, a favore delle libertà fondamentali”.

“Ci ascoltino i tre poteri dello Stato: esecutivo, legislativo e giudiziario, a tutti i livelli, lasciateli ascoltare forte e chiaro: non vogliamo più morte, vogliamo più vita, non vogliamo che legalizzino il crimine dell’aborto, vogliamo che proteggano la donna incinta e il bambino che è in lei”.

Inoltre, ha detto, “non vogliamo che ridefiniscano la famiglia ma che la sostengano. Non che violino le libertà fondamentali, ma piuttosto che le rispettino, a cominciare dalla libertà di coscienza e di religione. Nello specifico, il diritto all’obiezione di coscienza del settore sanitario: non possono costringerli a uccidere innocenti”.

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