Gaza, nuovi raid di Israele in risposta al lancio di razzi: morti due palestinesi

Prosegue l’escalation di violenze fra esercito israeliano e jihad islamica, dopo l’uccisione ieri di un comandante del gruppo. In due giorni si contano almeno 12 vittime nella Striscia. L’inviato speciale Onu al Cairo alla ricerca di una mediazione. La Corte di giustizia Ue impone l’indicazione di provenienza delle merci, specificando se sono prodotte nei territori occupati.

Gaza (AsiaNews/Agenzie) – Una serie di raid dell’aviazione israeliana nelle prime ore di oggi, in risposta a un nuovo lancio di razzi dalla Striscia, ha causato due nuove vittime a Gaza. È quanto riferiscono fonti del ministero della Sanità dell’enclave controllata dal movimento estremista palestinese Hamas, a poco più di 24 ore dall’inizio di una nuova ondata di violenze nell’area.

A innescare la tensione, l’uccisione di un comandante della Jihad islamica (assieme alla moglie) nella Striscia, durante un’operazione delle forze di sicurezza israeliane. Egli era sospettato di aver progettato e di continuare a progettare attacchi verso Israele.

Con le due vittime di oggi sale a 12 la conta dei morti fra i palestinesi.

Analisti ed esperti sottolineano che si tratta della peggiore ondata di violenze degli ultimi mesi nella zona. Tuttavia, al momento gli scontri coinvolgono l’esercito israeliano e i membri della Jihad islamica nella Striscia, mentre Hamas sembra restare fuori dai combattimenti. Una fonte diplomatica afferma che l’inviato speciale Onu per il Medio oriente si sta dirigendo al Cairo, in Egitto, per mediare un cessate il fuoco.

Questa mattina l’aviazione israeliana ha colpito diverse postazioni della Jihad islamica a Gaza. Da ieri almeno 220 razzi sono partiti dalla Striscia verso il sud di Israele, senza causare vittime. Il 90% di questi sono stati intercettati dalla contraerea. L’allerta è scattata anche a Tel Aviv, principale centro economico e commerciale del Paese. Nelle cittadine di Netivot e Ashkelon, anche questa mattina gli abitanti si sono risvegliati al suono delle sirene di allarme.

Nel frattempo la Corte di giustizia Ue in Lussemburgo ha emesso ieri una sentenza destina ad alimentare le polemiche. Secondo i giudici, infatti, un consumatore dell’Unione deve poter conoscere l’origine di un prodotto e sapere se proviene da uno dei territori occupati. Per le giurisdizioni europee l’ingresso di una merce sarà dunque condizionato all’indicazione sulle etichette di alimento proveniente da “insediamento israeliano” situato in uno dei “territori occupati dallo Stato di Israele”.

Per la Corte, in mancanza di una simile indicazione il consumatore potrebbe essere ingannato e non esprimere in modo libero la propria scelta. Non basta dunque la dicitura “Made in Israel”, ma servirà una ulteriore specificazione. Immediata la reazione del governo israeliano, che parla di decisione ingiusta e discriminatoria. Per i giudici vale invece il diritto del consumatore alla scelta consapevole, al valore etico della merce e al rispetto del diritto internazionale. Israele teme che in questo modo i suoi prodotti verranno boicottati, come richiedono da tempo molte ong.

Asianews.it

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