“Gesù mi ha guarito dall’omosessualità”: la testimonianza di Alessandro infiamma il web / VIDEO

Ciò che è ancor più chiaro da questa storia, è quanto a rimetterci sia stato Alessandro, dato che non tutte le condivisioni del video sono nate per denunciare o più semplicemente sollevare riflessioni. Passare alle offese verso il giovane è stato fin troppo facile per alcuni, andando dal body-shaming ai giudizi più crudi.

Alessandro è maggiorenne, ma la sua adolescenza è vicina più che mai nel suo racconto. Un’adolescenza fatta di dolore e solitudine contro un “mondo” che lo vuole a tutti i costi diverso da ciò che lui, in quel momento, sentiva di essere. Un’infanzia senza padre, infatti, lo aveva portato a suo dire ad affezionarsi agli uomini, fino a chiedersi se la sua identità fosse giusta o sbagliata: un pensiero maturato al punto da dichiararsi omosessuale.

Inizia così quella che è la video-testimonianza diventata virale in questi giorni, pubblicata prima sulla pagina Facebook ufficiale di “Parola della Grazia” sezione palermitana, e successivamente (a causa della rimozione dell’originale per colpa di numerose segnalazioni) ripubblicata da decine e decine di pagine, realizzando migliaia di condivisioni con altrettanti commenti e milioni di visualizzazioni in poche ore! Ma cosa ha scatenato questo passa-parola fatto di indignazione, rabbia e preoccupazione?

“Parola della Grazia” si definisce una Chiesa evangelica. Nasce negli anni ’80 in Sicilia e ad oggi conta migliaia e migliaia di fedeli, con “diramazioni” un po’ in tutta Italia e anche altrove. Durante una conferenza tenutasi a Palermo il 28 Ottobre, Alessandro ha raccontato di come grazie a Dio sia riuscito a “guarire dall’omosessualità”, allontanandosi da Satana che, secondo lui, gli aveva “strappato la sua vera identità”: è proprio il caso di dire… apriti cielo! Sono stati tempestivi i commenti di sdegno e disapprovazione di fronte a questa narrazione ormai considerata bigotta, oltre che dannosa. Ma non sono mancati nemmeno quelli più dolci e di supporto al ragazzo stesso.

A mobilizzarsi, infatti, non è stato solo il mondo LGBT: in molti hanno sottolineato come l’omosessualità non sia una malattia ma un’orientamento sessuale, e quanto pericoloso sia utilizzare la Fede come strumento per fare, in un certo senso, lavaggi del cervello a menti così fragili e indifese, soprattutto durante l’adolescenza e, quindi, nel bel mezzo del percorso di crescita e maturazione.

“Alessandro, tesoro, te lo dico da mamma, va benissimo come sei. Chi ti vuole diverso non può avere posto nella tua vita. Prima o poi ti innamorerai e non ci sarà religione che potrà impedirtelo.”

“Caro ragazzo omosessuale, essere omosessuali è bellissimo così come essere eterosessuali. L’importante è essere se stessi. Satana, ove esistesse, non starebbe certo a pensare ai tuoi orientamenti sessuali.”

E poi ancora…

“Queste non sono religioni… queste sono vere e proprie sette che indottrinano in modo fuorviante, sopratutto giovani ragazzi, li manipolano sfruttando debolezze ed inesperienza.”

Fino ai toni più accesi come:

“Ma per piacere! L omosessualità non è una patologia, cos è siam tornati al medioevo?”

Oppure:

“Un eterosessuale che fa sesso solo dopo il matrimonio e solo usando anticoncezionali inefficaci in modo da fare più figli di quanti ne voglia davvero. Alessà… era meglio se restavi “malato”.”

Ciò che è ancor più chiaro da questa storia, è quanto a rimetterci sia stato Alessandro, dato che non tutte le condivisioni del video sono nate per denunciare o più semplicemente sollevare riflessioni. Passare alle offese verso il giovane è stato fin troppo facile per alcuni, andando dal body-shaming (insulti per il suo aspetto fisico o per il linguaggio para-verbale col quale si è espresso, tra gesticolii marcati e voce femminile) ai giudizi più crudi, alimentando di certo quelle fragilità e quei problemi che, magari, non sono così risolti come viene sostenuto.

Sebbene ognuno di noi abbia il diritto di credere in ciò che vuole, un culto religioso non dovrebbe mai influenzare in modo così prepotente la vita privata di chi lo esercita, ancor di più se questa influenza viene mascherata come “cura”. Oggi, purtroppo, la maggior parte delle persone omosessuali che muoiono suicide sono persone “riparate” che hanno dovuto reprimere il proprio orientamento sessuale: ecco perché questi dolori, come quelli di Alessandro, non devono essere dimenticati.

Qui sotto il discorso integrale di Alessandro:


Fonte: www.fanpage.it