Hanno usato la sua foto per giustificare l’aborto ma la madre ha lottato con tutte le forze

Nathalie Weaver ha affrontato le reti sociali per porre fine agli attacchi e ha vinto grazie al sostegno di moltissime persone.

L’essenziale è invisibile agli occhi”, afferma Saint-Exupéry ne “Il Piccolo Principe”. I genitori di Sophia sanno bene che se ci si concentra solo sull’esteriorità si sbaglia.

Sophia ha 9 anni. È nata con la sindrome di Rett, una malattia che influisce sul linguaggio e sulle funzioni motorie.

22 interventi

Sophia ha presentato fin dal primo momento deformità al volto, ai piedi e alle mani. Man mano che il cervello e il corpo si sviluppavano soffriva di convulsioni e soffocamento, il che ha spinto i medici a intervenire chirurgicamente in ben 22 occasioni.

In casa Weaver la accompagnano un fratellino e una sorellina, che dimostrano in ogni momento quanto le vogliono bene, indipendentemente da come sono i suoi occhi, la sua bocca, i suoi denti…

La naturalezza con cui amano Sophia ha fatto sì che la mamma non avesse problemi a mostrare sulle reti sociali alcuni momenti della sua vita familiare.

DISABILITYNathalie credeva anche che fosse una buona occasione per parlare della malattia, proprio mentre la famiglia cercava un’area in cui la bambina potesse essere assistita meglio a livello sanitario. Sono aumentati i followers su Twitter, che hanno iniziato a conoscere (e ad amare) la quotidianità di Sophia e della sua famiglia.

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Immagine identificata con la necessità di abortire in caso di certe malattie

Poi, però, Natalie Weaver ha iniziato a ricevere messaggi terribili su Twitter. Alcuni hanno iniziato a raccomandarle di porre fine alla vita di Sophia “per risparmiarle la vergogna di continuare a vivere” essendo così deforme.

Un giorno Nathalie ha ricevuto un messaggio diretto in cui l’immagine di sua figlia accompagnava un testo a favore dell’aborto e ha detto basta, decidendo di passare all’azione.

“Aiutatemi…”

Nathalie si è lamentata con Twitter per l’uso dell’immagine di sua figlia in un commento pieno di crudeltà. Ha bloccato l’autore, ma non è riuscita a frenare la sua intenzione di fare danno e farsi notare. Il tweet crudele continuava a girare su Internet.

Il 21 gennaio Nathalie ha scritto:

“Per favore, aiutatemi e girate questo tweet. Questa persona continua a usare l’immagine di mia figlia per promuovere l’aborto perché è disabile. Qualche avvocato potrebbe aiutarmi a intraprendere misure legali? PS: Non pagate per mia figlia. Ha un’assicurazione privata e siamo noi a coprire le spese”.

Twitter ha iniziato a ribollire.

Dopo molte insistenze di Nathalie e dei suoi followers, che chiedevano la chiusura dell’account che denigrava Sophia, Twitter ha chiuso l’account e ha chiesto scusa.

Un portavoce di Twitter ha dovuto rispondere alla CNN per ciò che era accaduto: “Non si può promuovere violenza contro qualcuno o attaccare direttamente altre persone sulla base di razza, etnia, origine nazionale, orientamento sessuale, genere, identità di genere, affiliazione religiosa, età, disabilità o malattia”.

Ha anche segnalato che si tiene conto di tutti questi concetti quando la piattaforma analizza una lamentela per contenuti che promuovono l’odio.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Dolors Massot | it.aleteia.org