I battisti escludono le donne-pastore

Ha suscitato grande stupore, lo scorso novembre, l’esclusione dal voto dei delegati della First Baptist Churh, durante la consueta Convenzione Battista del Tennessee (Usa), perché alla guida della comunità battista è stata nominata una donna ossia la “pastora” Ellen Di Giosia. La decisione della presidenza della Convenzione (Tbc) sorprende comunque,  perché la conduzione al femminile in parecchie chiese evangeliche si sta diffondendo anche in Italia e altrove, con grande approvazione del popolo cristiano.

Il responsabile della presidenza, Randy C. Davis, ha dichiarato che la scelta di andare controcorrente è stata dettata dal fatto di non volersi uniformare alla teologia in auge in diverse congregazioni, laddove pure le donne sono chiamate al sacerdozio. Al di là del malcontento e dei dibattiti che questa decisione creerà inevitabilmente, il tema del ministero femminile è tuttora oggetto di vivaci contese per non dire divisioni, quantunque io legga questa realtà nell’ottica di quell’emancipazione femminile a livello mondiale che esalta la leadership delle donne dalla politica alle finanze, dai social alle grandi multinazionali. Benchè c’era da aspettarselo che il pastorato delle donne sarebbe entrato in ambito comunitario, ciò che stupisce è che quasi sempre è l’assemblea a prendere decisioni, come avvenne ai tempi di Noè quando la terra “aveva un labbro solo e uguali pensieri” (Genesi 11:1). Non meraviglia che, al presente, sia il popolo a scegliere, visto che sarà la democrazia, in futuro, a eleggere l’anticristo. Angela Merkel, Teresa May, Margareth Tacher, Nilde Iotti, Indira Gandhi, Nancy Clinton e molti altri personaggi famosi sono l’esempio di come la cultura moderna sia cambiata riguardo le donne, fermo restando che in campo artistico-letterario, nel cinema e nello sport da tempo prevalgono i ruoli femminili e non più quelli maschili: un conto, però, è che una donna si affermi magari brillantemente e forse più dei partner maschili, e un altro conto è che ella assuma la guida e la responsabilità di una comunità cristiana in egual misura all’uomo.

Sia chiaro che come marito credente non ho preconcetti alcuno, perché Dio ci chiama ad aver rispetto e cura dell’aiuto “convenevole“ che ci ha posto a fianco (Genesi 2:18), ma se la scrittura è abbastanza eloquente sul compito di pastore affidato all’uomo (1^ Timoteo 3:1-10 e Tito 1:7-9), perché non ci si è voluto attenere a questo ordine divino? Chi fu la prima persona cui Gesù apparve, dicono coloro che cercano una giustificazione al ruolo della donna pastore? Una donna, cioè la Maddalena. E che dire di Ester, la regina che permise agli ebrei di ritornare in patria sotto il governo di Assuero? E che dire di Debora, che fu nominata giudice in Israele? Non voglio accendere polemiche su questo argomento, ma desidero che si rifletta sul perché anche Cristo, in quanto “figlio”, si è sottoposto al Padre durante il ministero terreno (1^ Corinzi 11:3). Sebbene Paolo affronti in questa lettera la questione del “velo”, credo che il messaggio possa applicarsi anche in senso spirituale poiché  la donna è considerata da Dio come “gloria” (corona) dell’uomo (vers.7), sicchè l’uomo è chiamato a proteggerla. Gesù, a sua volta, viene riconosciuto quale “gloria” (corona) del Padre e “capo” dell’uomo, dato che il Messia ha onorato Yavhè in tutti gli aspetti; di conseguenza, il capo coperto è un distintivo di sottomissione o appartenenza ad uno che sta più in alto. Sara chiamava addirittura Abramo, suo marito, col titolo di Signore e non mi pare si sentisse sminuita nel suo ruolo di moglie e madre. Pertanto, se la donna viene equiparata all’uomo nella conduzione di una comunità, chi dei due – in famiglia e/o in comunità –  è guida e chi deve sottomettersi? Eppoi, se il ministero femminile fosse letto in chiave di “eccezione”, perché sta diventando invece una regola? Se non erro, l’Eterno usò un’asina per fermare la stoltezza di un pastore (asina di Balaam), ma non tutti gli asini parlano un linguaggio umano (.). Nell’Eden, satana parlò umanamente benché avesse le sembianze di un serpente, ma non tutti i serpenti parlano. A questo punto mi domando perché Dio non ha voluto che salisse sulla croce Maria di Nazareth anziché il Figlio Gesù, se non c’è distinzione fra uomo e donna, e mi chiedo ancora perché al tempo di Mosè non furono chiamate anche le mogli dei Leviti a servire nel Tabernacolo e nel Tempio dopo. Come un marito non può scambiarsi il ruolo con la moglie, così dicasi della moglie.

La salvezza dell’anima prescinde di sicuro dal sesso e dal colore della pelle, ma sulla conduzione di una comunità la bibbia è abbastanza chiara, perciò la scelta del Tennessee Baptist Mission Board è stata, a mio parere, ponderata e in accordo agli insegnamenti divini.

Salvatore Di Fede | Notiziecristiane.com

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