I pastori Usa credono nel cambiamento climatico

Una recente ricerca condotta nelle chiese protestanti degli Stati Uniti mostra un cambiamento di tendenza rispetto allo storico scetticismo sul riscaldamento globale e la responsabilità delle attività umane.

Il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici sono reali, e sono causati (anche) da fattori umani. Ne sono convinti anche i pastori delle denominazioni protestanti Usa, secondo una ricerca effettuata nel 2019 (qui la presentazione) da LifeWay Research, settore principale dell’organizzazione LifeWay Christian Resources di Nashville, Tennessee, che a sua volta costituisce la divisione editoriale della Southern Baptist Convention ed è il secondo più importante rivenditore di libri e testi cristiani negli Usa.

LifeWay Research, che fornisce alle chiese e ai loro leader studi e ricerche per comprendere le dinamiche nella società odierna, valutare lo stato di salute di una chiesa e migliorarlo attraverso una serie di strumenti, ha preso in esame uno dei temi di principale discordia e maggior attualità (Covid a parte, ma i due discorsi a ben vedere non sono così slegati).

Ha preso un campione di 1000 pastori, sorteggiati all’interno delle liste di ministri di culto delle varie denominazioni protestanti degli Stati Uniti, in modo proporzionato alle dimensioni delle chiese stesse; ogni partecipante è stato contattato telefonicamente nello scorso mese di settembre, e i dati sono stati raffrontati ad analoghe indagini svolte da LifeWay Research nel 2008, 2010 e 2012.

In media il 53% degli intervistati si è dichiarato d’accordo con l’affermazione “Credo che il riscaldamento globale sia reale e causato dall’uomo”, il 34% di questi è “fortemente d’accordo”. Uno su 10 non sa come pronunciarsi, il 38% è in disaccordo (di cui un 24% lo è “fortemente”).

I “sì” erano solo il 36% nel 2010, ma a variare di più nel tempo sono stati quelli più convinti nella non esistenza del fenomeno, passati dal 41% nel sondaggio del 2010 al 24% in quello attuale.

Circa la metà degli intervistati (54%), poi, dichiara che la propria chiesa sta agendo concretamente per ridurre il proprio impatto ambientale (in particolare la “carbon footprint”, per esempio riducendo l’utilizzo di combustibili fossili, ne avevamo parlato in un articolo qui) e anche riguardo a questo le percentuali sono salite rispetto alla ultima rilevazione (45%). Tra coloro che affermano che il riscaldamento globale è concreto e provocato dall’uomo, il 70% ritiene che la propria chiesa stia agendo.

Questi sono i dati generali, ma le percentuali variano molto, a seconda dell’età, del genere, del fattore etnico, del livello di istruzione, della denominazione di appartenenza e della provenienza geografica.

Interessante notare che, per esempio, sono i pastori afroamericani i più convinti sostenitori del fattore umano nel cambiamento climatico (78%), così come le donne rispetto ai loro colleghi maschi (83% contro 47%).

I più giovani, tra i 18 e i 44 anni, sono comprensibilmente più favorevoli (59%) di coloro che hanno più di 45 o 65 anni (e la percentuale tra queste due categorie non cambia molto, oscilla tra il 49 e il 47%), e un altro dato che non sorprende è che chi ha un’istruzione più alta è più favorevole, così come chi esercita il ministero negli Stati del nord-est (63%, percentuale analoga rispetto alla domanda sull’attività delle proprie chiese contro la “carbon footprint”), rispetto agli Stati del sud.

Il dato curioso è che, dalla ricerca, emerge che i pastori di chiese più piccole sono più “progressisti”: considerando la frequenza media, il 60% dei pastori in chiese sotto le 50 unità si dichiara per il “sì” contro circa il 50% di chi è pastore in chiese frequentate da più di 50 persone.

Va osservata infine la distinzione che può interessarci di più, cioè quella della denominazione: i pastori appartenenti a chiese “mainstream” sono in percentuale più convinti che la mano dell’uomo abbia un peso, rispetto alle chiese “evangelical” (71% contro 39%).

Entrando più nel dettaglio, i metodisti sono indubbiamente i più attenti al tema ambientale (80%), seguiti dai presbiteriani/riformati (67%) e dai luterani (63%); più scettici gli appartenenti alla Chiesa di Cristo (43%), i battisti (37%) e i pentecostali (32%).

Sebbene i pastori siano tuttora divisi su questo argomento, come del resto l’intera società, anche in base alle proprie convinzioni politiche, c’è indubbiamente un’evoluzione nel pensiero e nella sensibilità, confermata da un’altra ricerca del 2019, condotta dal Pew Research Center, secondo la quale il 49% degli adulti statunitensi oggi ritiene che l’attività umana incida fortemente al cambiamento climatico globale, il 30% che incida in parte, e il 20% che incida poco o nulla.

di Sara Tourn | Riforma.it

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