I pericoli del ddl Zan e l’ostinazione di chi lo appoggia

Il ddl Zan, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è una proposta liberticida e pericolosa. All’articolo 1, infatti, il testo introduce l’identità di genere e parla chiaramente di ciò che si percepisce come tale, “indipendentemente dal­l’aver concluso un percorso di transizione”, oltre al fatto che proprio per genere si intende qualsiasi “manifestazione esteriore”.

L’articolo 4 nasconde, neanche troppo velatamente, la censura arcobaleno e la discrezionalità con la quale giudicare o meno tali idee in quanto “non idonee”. Infine c’è l’ormai famigerato articolo 7, con il quale i proponenti hanno palesemente gettato la maschera, rivelando la volontà di indottrinamento, per mezzo della Giornata nazionale contro l’omo-lesbo-bi-transfobia, all’interno delle scuole di ogni ordine e grado. Basterebbero queste poche righe a far comprendere, a chiunque, i pericoli insiti nel ddl Zan.

E invece chi lo appoggia – Pd, M5S e LeU – ha alzato le barriere dell’ideologia proprio su questi punti, dei quali le altre forze del Parlamento chiedevano la rimozione. Articoli assurdi e allarmanti che, con ostinazione, sono stati portati avanti e calendarizzati per il prossimo 13 luglio.

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