I Social ci rubano le cose di lassú

Dispiace ammetterlo, ma siamo talmente presi dai Social che togliamo attenzione ad altro. Secondo We are Social su scala mondiale, sono ormai 4,39 miliardi gli utenti connessi alla rete internet, un dato in crescita del 9,1% rispetto a gennaio 2018, grazie ai dispositivi mobili, utilizzati dal 52% della popolazione mondiale, e dei social network. Come credenti siamo chiamati a fare i conti con questa enorme “distrazione”. Non possiamo aver fede se non poniamo mente a Dio e non diamo ascolto alla Sua parola. La nostra devozione a Cristo passa dalla nostra mente e raggiunge il nostro cuore, e ben sappiamo che dove volgiamo lo sguardo quello il cuore desidererà. Allo stesso modo quello che il nostro cuore ama, i nostri occhi non potranno fare a meno di guardare. Per questo se Cristo è l’obiettivo principale nella nostra vita, allora sarà al centro della nostra attenzione. Se invece facciamo fatica a cercare le cose di lassù dove Cristo è seduto alla destra di Dio, ad aspirare a tali cose, non a quelle che sono sulla terra è perché non abbiamo compreso che la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio, come esortava l’apostolo Paolo (Colossesi 3:2).

Purtroppo in piena era digitale diventa ogni giorno più complicato divincolarsi tra le molteplici tensioni cui sono soggetti i nostri occhi. Un bombardamento di immagini, video e GIF virali ci portano via molte ore ogni giorno, nonostante finiamo per ascoltare, guardare e leggere solo una piccola frazione del contenuto che ci passa davanti. Senza accorgercene siamo ormai avviluppati nella Rete, e spesso malati di like o visualizzazioni, da giustificarci di non aver tempo per Dio, o peggio ancora arrivando a considerare preghiera o meditazione il leggere o lo scrivere post. Con il Signore le cose stanno diversamente: prima di tutti i cambiamenti tecnologici, Egli è stato sempre interessato a noi. Nella Bibbia troviamo un’ottantina di citazioni in cui il popolo di Dio è chiamato a prestare ascolto, che è corrispettivo di un’attenzione urgente. Siamo esortati a:

  • tenere la parola di Dio nella nostra mente, in ogni momento e ogni situazione (Deuteronomio 6:4-9; 11:18-19);

  • dare le giuste priorità al nostro vivere senza distrazioni ma consacrandoci al Signore (1 Corinzi 7:35);

  • non permettere che gli affari della vita ci consumino (Luca 10:38-42);

  • non rincorrere le banalità che ci fanno trascurare la ricchezza del Vangelo (Matteo 13:22-23);

  • essere vigili (1 Corinzi 16:13), assennati (Tito 2:2; 1 Pietro 1:13; 4:7; 5:8), e fino alla fine attenti (Apocalisse 3:2-3; 16:15).

Inizialmente la Chiesa, nell’attesa dell’imminente ritorno di Cristo, ha tenuto viva l’attenzione come le vergini della parabola. Ma con il passare del tempo quest’applicazione è andata scemando fino ai nostri giorni dove essa appare spesso vulnerabile e fragile. Dati statistici dicono che la fede in Occidente è in continuo declino, tranne alcune aree di eccezione. Anche il mondo religioso è sotto la pressione commerciale, e i credenti non sono indenni dal pressante sfarfallio dei pixel che intende catturare l’attenzione per un profitto aziendale. Dietro la maggior parte delle informazioni veicolate nei Social vi è un interesse economico. Sin dagli inizi i discepoli erano stati avvertiti da Gesù a porre guardia, perché “gli impegni mondani e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa” (Matteo 13:22), ossia trasportano lontano dal fulcro del Vangelo. Siamo al centro di una contesa dove i magnati dell’attenzione hanno motivo di catturare l’interesse di molti e rendere la vita sempre più multimediale. Se il rapporto Nielsen del 2016 sull’utilizzo dei media dichiarava che gli adulti americani li utilizzano per circa 11 ore al giorno, in Italia va leggermente meglio. L’ultimo rapporto We are social ha infatti stimato che gli italiani passano in media ogni giorno circa 6 ore e 4 minuti navigando online da diversi dispositivi tecnologici, e del tempo totale 1 ora e 51 minuti viene dedicata proprio alla fruizione dei social network. La gran parte di questo tempo è preda dello smartphone, che ha portato la multimedialità nelle nostre mani: non solo musica e videogame, ma ora sempre più web e anche televisione. Questo spiega il notevole interesse rivolto dalle aziende al mercato mobile, dato che alla minima pausa o momento di “vuoto” le nostre dita corrono al display, lambendo spesso una vera e propria dipendenza. La nostra attenzione è diventata così elastica da non tollerare o ricercare un momento di silenzio. Un tempo agognavamo il momento di pausa, oggi non esiste più.

Ogni giorno due ore almeno si “sprecano” nei Social. E se dedicassimo egual tempo alla nostra devozione? Mi sto impegnando a ritornare a una preghiera consapevole, e vorrei che lo facessi anche tu. Pregare richiede che la nostra attenzione sia rivolta consapevolmente al Signore. Oltre ai momenti consueti (al risveglio, prima dei pasti e di addormentarci), averne altri distribuiti nel corso della giornata fortificherà la nostra comunione. L’apostolo Paolo ci esorta ad avere una disciplina nella preghiera, pregando senza sosta (1 Tessalonicesi 5:17) e vegliando, ossia con uno spirito di attenzione (Efesini 6:18). Pregare incessantemente non vuol dire abbandonare i propri doveri quotidiani, e neanche è fare multitasking con l’attenzione divisa tra Dio e il lavoro. Dovrebbe invece essere un modo per rivendicare per sé quei rari momenti vuoti e concentrare in essi la nostra attenzione su Dio. Resta il triste dato che nelle piccole crepe della giornata siamo più inclini a comunicare nei social che a pregare. E questa comune negligenza, ci fa sentire Dio lontano dalla nostra vita, rendendoci schiavi dei mercanti dell’attenzione virtuale. Sforziamo invece di ritenere le parole dell’apostolo Pietro: “La fine di tutte le cose è vicina; siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera” (1 Pietro 4:7). Potremmo sì avvalerci di qualche applicazione per ricordarci di pregare, ma non dimentichiamo che ogni volta che dedichiamo un frammento della nostra attenzione al mondo digitale questa potrà essere deviata. La nostra chiamata a una preghiera costante è chiara. A questo punto non ti resta che chiudere questo articolo e prenderti un momento di pausa per amare (e pregare) il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutta la tua mente.

Elpidio Pezzella | elpidiopezzella.org

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