I tempi continuano a cambiare…

I tempi cambiano (quasi sempre in peggio) sotto ogni aspetto.
Quando penso alla mia infanzia e poi alla mia gioventù, la vedo sempre collegata ad una figura anziana, ricca di consigli, di dolcezza, di incoraggiamento e di saggezza: i miei nonni.

I miei genitori sono stati di esempio per me, curando sino alle fine dei loro giorni, i loro genitori.
Un tempo, erano poche le case di riposo dove di solito venivano mandate le persone anziane che non avevano nessuno che li accudisse.

Ma adesso non è più così.

Ora i ricoveri per anziani crescono a vista d’occhio e sono sempre più affollati di anziani che hanno figli che potrebbero prendersi cura di loro ( a parte alcune eccezioni) ma preferiscono delegare ad altri.

Coloro che un giorno hanno cresciuto i loro figli donandole tutto l’amore e l’affetto di cui erano capaci…ora si ritrovano tristemente li, ad essere Non più genitori, Ma soltanto dei vecchi inutili da depositare da qualche parte.

Senza contare le famose “badanti” che aumentano a vista d’occhio, che ancora una volta, fanno ciò che i figli dovrebbero fare.

Questi continui cambiamenti negativi che vedo attorno a me mi fanno soffrire…ma poi inevitabilmente il mio pensiero torna alla parola di Dio, dove c’è sempre la risposta ad ogni nostra domanda.
Leggiamo insieme:

Corruzione estrema degli ultimi tempi 2 Timoteo 3: 1 a 5

“Or sappi questo: che negli ultimi giorni verranno tempi difficili, perché gli uomini saranno amanti di se stessi, avidi di denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, scellerati, senza affetto, implacabili, calunniatori, intemperanti, crudeli, senza amore per il bene, traditori, temerari, orgogliosi, amanti dei piaceri invece che amanti di Dio, aventi l’apparenza della pietà, ma avendone rinnegato la potenza; da costoro allontanati. “

Ma noi come figli di Dio, dobbiamo fare esattamente il contrario, amando e rispettando sempre i nostri genitori, perché questo è gradito a Dio!

Vorrei concludere questa mia brevissima riflessione, con alcuni pensieri di un caro fratello, che riprendono un po’ lo stesso discorso.

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La stessa morte è un momento sereno, vissuto con dignità dai vecchi che benedicono riconoscenti Dio e i figli, a cui lasciano il loro esempio anche nel momento supremo (si pensi alla morte di Giacobbe, Genesi 49).

Tutt’altra cosa dalla morte degli anziani di oggi, che è diventato un momento di alienazione, abbandonati come sono in una corsia d’ospedale, dietro a un paravento, mentre il vicino di letto gioca a carte o ride e scherza, lasciati in solitudine, derubati anche del diritto di sapere, di vivere coscientemente questo momento riassuntivo della vita!

Un anziano emarginato è un tesoro perduto” (massima indiana).

Case di riposo e badanti aumentano di numero. A questo punto la persona anziana spesso non ha più un nome: è soltanto “un vecchio” o “una vecchia”. Ma è colpa nostra se l’anziano è nella condizione di sentirsi solo, di sentirsi inutile e di pensare alla morte come a una liberazione.
L’anziano ha bisogno di affetto, non di caramelle e cioccolatini.

L’assistenza ai genitori è un privilegio oltre che un dovere.

Per i credenti è anche un’occasione per testimoniare la forza della carità e la verità della speranza in Dio. Prendersi cura di chi non sembra poter dare più nulla alla società, tanto da essere un peso anche per la famiglia, è un gesto di grande fede.

Il rispetto e la stima per chi vive nell’incertezza del tramonto è un passo essenziale per ogni cristiano.

È bene che i figli imparino a farlo: “Se una vedova ha figli o nipoti, imparino essi per primi a fare il loro dovere verso la propria famiglia e a rendere il contraccambio ai loro genitori, perché questo è gradito davanti a Dio” (1 Timoteo 5:4).

Vecchio è colui che non ama: l’amore non conosce età, e questo è il segreto di una perenne giovinezza.

“Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore: ma la più grande di esse è l’amore” (1 Corinzi 13:13).

“Da questo conosceranno tutti che siete Miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”
 (Giovanni 13:35).

E. Coscia

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