I testimoni di Geova e quei casi di abusi sui minori insabbiati dall’organizzazione

Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori perpetrati dai testimoni di Geova in tutto il mondo ha riempito le pagine dei media internazionali. Dagli Stati Uniti all’Australia, passando per Gran Bretagna, Olanda e poi via via in molti altri Paesi, sono spuntate storie di bambini abusati, di mancate denunce e di vicende taciute alle autorità giudiziarie. La questione è finita nelle aule dei tribunali e da lì è rimbalzata poi su forum, blog, siti Internet di migliaia di fedeli che hanno cominciato a chiedersi cosa abbia poi di così diverso questo movimento rispetto alle altre confessioni religiose se poi si macchia dello stesso crimine.

Dalle indagini effettuate su larga scala dagli inquirenti, sembra proprio che la pedofilia nei testimoni di Geova non sia circoscritta a casi isolati. Nella sola Australia, per esempio, sono stati individuati 1006 episodi di abusi sui minori non denunciati alla magistratura nel corso degli ultimi 70 anni. Perfino Geoffrey Jackson, membro del corpo direttivo della Watch Tower, uno dei massimi capi dei testimoni di Geova, ha dovuto ammettere davanti alla Commissione d’inchiesta australiana che il problema nell’organizzazione esiste e che le procedure adottate fino ad allora non si erano rivelate efficaci.

E’ triste però dover ammettere che l’ammissione di consapevolezza da parte dei vertici della Watch Tower è avvenuta solo dopo che la magistratura mondiale ha scoperto il marcio occultato dai vertici del movimento, emettendo condanne pesantissime. La più significativa è avvenuta negli Stati Uniti, dove un tribunale californiano ha condannato l’organizzazione a versare 28 milioni di dollari a Candace Conte, una testimone di Geova abusata da un “fratello” quando aveva 9 anni. Durante il processo, la giovane si era alzata più volte in piedi in aula per incoraggiare altre “sorelle” a denunciare gli abusi sessuali che subivano nelle congregazioni, senza temere di essere scomunicate dagli anziani per aver gettato discredito sull’organizzazione.

I testimoni di Geova hanno sempre adottano, verso la pedofilia, una politica di ispirazione biblica che prevede una gestione privata dei casi di abuso. Le vicende, infatti, vengono valutate da un comitato di anziani che spesso non hanno alcuna preparazione specifica per trattare casi così delicati. L’accusa deve essere supportata da due testimoni che ne verifichino la veridicità o dalla confessione dello stesso colpevole. Ma non esiste l’obbligo di denunciare tutto alle autorità. Anzi, spesso sono gli stessi anziani a fare pressioni sulle vittime e sui loro familiari per impedire che questi denuncino l’accaduto.

Tuttavia, sull’onda degli scandali venuti allo scoperto in varie parti del mondo, adesso si è scoperto che anche in Italia esiste questo problema. Molti testimoni di Geova, infatti, hanno raccontato ai giornali storie di abusi sessuali sui minori perpetrati dai confratelli e occultate dagli anziani. Le vicende riguardano soprattutto bambini e ragazzi di età compresa tra 10 e i 18 anni. Alcuni hanno raccolto, e riferito, le numerose confidenze fatte da donne che in giovane età dicono di essere state abusate dai fratelli in alcune congregazioni italiane. E che per paura, per vergogna e dietro pressioni degli anziani, non hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia, lasciando così i pedofili a piede libero.

A tal proposito, un ex anziano dei testimoni di Geova racconta: “In 9 casi su 10, gli abusi sessuali ai minori dentro i testimoni di Geova non vengono denunciati. Il desiderio dei singoli fedeli che i bambini siano protetti non è in discussione. Il problema sta nei ʽpiani alti’ che si sono sempre pregiati del fatto che certe cose nella loro organizzazione non accadono perché sono ʽil popolo di Dio. Mi è capitato almeno in 4 occasioni di dover affrontare violenze sessuali a minori. Quelle che ricordo in modo più nitido sono tre. Per nessuna di queste vicende è mai stata presentata alcuna denuncia alle autorità”.

Recentemente, anche Le Iene hanno raccolto la testimonianza di un ex testimone di Geova che, venuto a conoscenza di un abuso sessuale ai danni di un bambino di 9 anni, ha cercato di convincere gli altri anziani della congregazione a presentare denuncia. Dinanzi al loro rifiuto, si è rivolto personalmente ai carabinieri per segnalare l’accaduto. E inoltre ha avvisato le altre famiglie della comunità dei rischi legati alla presenza tra di loro di un presunto pedofilo. Per tutta risposta, gli anziani lo hanno dissociato con l’accusa di aver creato divisioni tra i fratelli.

Le cose, però, ultimamente sono cambiate. Dopo le pesanti critiche subite dall’opinione pubblica e le esemplari condanne inflitte dalla magistratura, l’organizzazione oggi “accetta” che la vittima di un abuso sessuale possa denunciare l’accaduto alle autorità senza ricevere pressioni dagli anziani a non farlo. Tuttavia, come dimostra il caso in Australia, i testimoni pedofili, pur essendo inizialmente scomunicati, con il tempo vengono riassociati nell’organizzazione. Dai dati della Commissione australiana, emergono infatti dati sconfortanti: si parla di 28 pedofili che sono stati addirittura nominati anziani e di 230 riammessi nei ranghi. Di questi, 78 erano stati disassociati più di una volta per abusi su minori.

I testimoni di Geova, quindi, sembrano aver anche loro l’abitudine a nascondere i pedofili e colpevolizzare chi denuncia. Almeno stando alle testimonianza di abusati e denuncianti. Ma perché accade questo? Un ex anziano della comunità ne ha dato una spiegazione alquanto surreale: “Ai testimoni viene insegnato ad aspettare Geova. Così anche se subiscono un torto devono rimanere in silenzio e sopportare finché il loro Geova non raddrizzerà i torti a tempo debito. Parlare e cercare giustizia prematuramente sarebbe una violazione della Sua volontà. In altre parole, devi tenere la bocca chiusa e proteggere la reputazione dell’organizzazione. E questo non è proprio “bene”, dato che il loro Geova è notoriamente taciturno su tali questioni e, nel frattempo, vengono distrutte delle piccole vite”.

Jhonny Mc Connor