IL BOSCO DI ROGOREDO E I SUOI “SEGRETI

 “Ci vediamo davanti al Duomo”. Il monumento gotico milanese, punto di ritrovo è meta per molti turisti e residenti.  Milano è una delle città più moderne e all’avanguardia d’Italia, classificata centro lombardo industriale ed economico, capitale della moda e del design, affermatasi a livello internazionale. La metropoli per eccellenza, la cui reputazione è cresciuta rapidamente negli ultimi tempi andando in controtendenza rispetto a un paese che invece, molto spesso, sembra arrancare.  E’ proprio quando si osserva la città in una situazione internazionale che emergono le perplessità in zone a ridosso del centro cittadino, che da diversi anni a oggi versano ancora in uno stato di degrado totale. Le periferie hanno caratterizzato l’evoluzione della struttura territoriale interna all’area urbana individuando tendenze forti e preoccupanti.

Così, infatti, ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto come luce per le genti,
perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra.
” Atti 13:47

Una città nella città per il traffico pedonale ed economico illecito, una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa. Individuato dagli amanti del vizio come “il paradiso della droga” . Il boschetto di Rogoredo, una distesa (via  Sant’Arialdo, San Dionigi, Fabio Massimo, a via Orwell) di 65 ettari di area verde sui quali affacciano i quartieri Corvetto, Rogoredo e Chiaravalle. In prossimità della stazione ferroviaria di Rogoredo, il binario uno, (binario morto abbandonato da anni) demarca la linea di confine fra la folta forestazione e l’anticamera dell’inferno in cui è molto facile entrarci ma è doppiamente difficile uscirne senza dover sostenere una battaglia estenuante ma vittoriosa.

Ed io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. Matteo 16:18

UN QUADERNO ED UNA PENNA PER CURARE LA DIPENDENZA

Dopo aver parcheggiato dinnanzi alla stazione Rogoredo, auto e camper dell’ associazione Beth Shalom, dipartimento “Come Tralci, ci incamminiamo lungo il marciapiede che conduce al parco Porto di Mare e proseguiamo per il parco Gino Cassins. E’ una giornata calda e il sole regna sui tappeti erbosi e sui viottoli sterrati. Ci dividiamo in tre gruppi e ci rendiamo conto che nonostante la presenza dei fratelli intervenuti sia rilevante, suddivisi restituiamo l’immagine di team minuscoli ma la constatazione non costituisce preoccupazione, l’unico desiderio è raggiungere più persone possibili affinché possano conoscere la via di salvezza. Esattamente come accadde a ognuno di noi quando permettemmo a Gesù di entrare nel nostro cuore e di arrendersi a lui completamente. Alcuni ragazzi, vedendo il gruppo, (già conosciuto nelle settimane precedenti) per evitare di essere fermati, attraversano il parco e strada con il rischio di essere investiti dalle auto in corsa, altri avvicinandosi si fermano, accettano bevande e cibo di buon grado (alcuni non mangiano da giorni, altri consumano cibo due volte la settimana) e mentre divorano gli alimenti, i loro occhi vuoti e disperati guardano oltre, il loro sguardo si perde oltre le nostre spalle individuando la meta … hanno fretta, devono farsi!

Un ragazzo percorre il parco con passo incerto, sembra claudicante senza esserlo, alza il braccio e la mano aperta pone lo stop, non vuol essere fermato, se potesse correrebbe ma non ha forze, solo due parole fuoriescono “ Sto male !” Pochi metri dopo si piega su se stesso e vomita, e la scena si ripete ancora diverse volte sino a vederlo scomparire oltre la boscaglia. Ecco due giovani ragazzi , quasi timorosi nell’accettare i tramezzini e le brioches, sembrano più disincantati degli altri, anche se i loro occhi sono lucidi e spiritati, ringraziano dopo aver ascoltato distrattamente “Gesù può liberarti!”

Una ragazza ritorna da boschetto, era stata notata due ore prima ma era fuggita, la fermiamo, i suoi biondi capelli lunghi parlano di solitudine, di abiezione.  Parla e urla, ha labbra e lingua molto pallidi. Muove la bocca in continuazione, come se stesse masticando ma non ha nulla in bocca.

Per poterne raggiungere altri attraversando la strada ,oltrepassiamo il binario morto; una distesa di siringhe disseminate qua e là e tra le foglie accampamenti di fortuna e immondizie (più di 300 tonnellate di rifiuti furono raccolte in un anno e mezzo) e ad ogni passo occorre prestare attenzione dove si posano i piedi.

 E’ un susseguirsi di andare e venire continuo di pusher e di acquirenti, tutte vittime dei traffici coordinati da associazioni criminali organizzate. Questo flagello diabolico incatena e costringe i tossicodipendenti al potere delle sostanze creando in loro un’interminabile schiavitù così forte da essere annientate. L’uso e l’abuso le imprigiona in atteggiamenti frustranti, distruttivi e spesso troppo spesso, spaventosamente rassegnati e tristi, si macchiano di azioni illecite e i loro discorsi e le loro bugie confluiscono in un unico scopo : sono dettate dalla necessità di avere la loro droga preferita.

In un silenzio che scoppia nel proprio cuore, il nostro ascolto attivo va oltre le parole, riuscendo a cogliere gli elementi del loro vissuto costante ma di cui non sono consapevoli, e le voci di questi cari narrano racconti ed episodi colmi di drammaticità e violenza.  Siamo coscienti che le persone ricorrenti ai stupefacenti, tendono comunque a chiudersi molto in sé stessi: le loro comunicazioni s’interrompono, se non trovano nulla di interessante in ciò che li circonda, tendono a isolarsi o a unirsi con altre persone che fanno uso dello stesso tipo di droga e ciò è deleterio. E’ umanamente una strada senza uscita ma non per Dio Potente. Scegliendo di servire Dio, ciascuno di noi diviene lo strumento di guerra, di respingimento delle forze malvagie esattamente come fece Gesù, noi siamo chiamati anche a questo, se è necessario scendere nei luoghi infimi e oscuri ebbene non possiamo e non dobbiamo sottrarci. Se la Volontà di Dio è questa, noi per mano Sua siamo identificati come la Speranza di ogni giorno e lo strumento per la Salvezza dei perduti, soprattutto per coloro che pensano di ‘non potercela fare’.

Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile per Dio».  Marco 10 : 27

 UNA RIFLESSIONE A CALDO

Tempo fa un artista su una piattaforma descrisse il fascino del rapporto tra arte e droga e dello scambio continuo tra creazione e autodistruzione, come se l’una implicasse l’altra, come se fosse il prezzo da pagare per toccare certe vette espressive, (sottolineo: mi aspettavo che il blog venisse bannato). Oggi suggerirei all’autore di quel post rivolto ai navigatori, di affiancare per un giorno intero i tossicodipendenti e di respirare la disperazione della famiglia sobbarcandosi il sovraccarico esattamente come le ‘donne forti’: donne reali come mamme, sorelle, figlie, mogli, compagne… che ogni giorno prendono per mano la loro vita e quella delle persone che amano, combattendo e sorridendo al futuro senza timori o paure. O come gli “uomini coraggiosi” uomini concreti come padri, fratelli, figli e mariti la cui forza morale li rende capaci di intervenire, agire e reagire affrontando difficoltà e pericoli con grande responsabilità, rischiando il tutto per tutto. Due poli che unendosi formano le famiglie e alimentano la speranza di ogni giorno per una società scevra da pregiudizi, da avidità o pressioni politiche ed economiche.

“Come possono un quaderno e una penna curare la dipendenza?” La risposta non è scontata ma innegabile: Ciò che cura, in realtà, è la possibilità di raccontare la propria vita a qualcuno che ‘metaforicamente’ (il quaderno) sia in grado di ascoltare, in silenzio, le emozioni di chi porta dentro un grande dolore, ora la tossicodipendenza ma potrebbe essere qualsiasi altro tormento o ferita o perdita, ma l’Unico Quaderno in grado di annotare e curare è Uno Solo, il Suo Nome è Gesù.

Lella Francese

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