Il coraggio di essere Cristiani

Siamo responsabili del nostro agire. E’ un dato di fatto che il nostro silenzio o il nostro comportamento ha un’influenza sull’altro. Influenza confermata scientificamente dalla legge “sistemica del comportamento”. Non è un caso che nell’antropologia cristiana vie è il comandamento per eccellenza dell’amore del prossimo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Mt 22, 37-40). Sancisce, il comandamento, il principio della relazionalità. E’ accertato che le molte problematiche psicologiche delle insoddisfazione di coppia, di relazione, di conflitti familiari, di conflitti amicali e sul lavoro sono inerenti la sfera relazionale. Per noi clinici della psicologia, la relazione e quanto ad essa connessa, l’intimità, è uno dei fattori più importante nella vita di tutte le persone (Vedi in notiziecristiane.com di Pasquale Riccardi “L’amore come cura delle patologia affettivo relazionali), al punto di condizionare la salute e la malattia di chi è a noi vicino. Come psicoterapeuta non posso non considerare i lavori pioneristici degli psichiatri esistenzialisti R. Laing (1959) e D. Cooper (1967) dei terapisti sistemici-familiari M. Bowen, L. Wynne, Ackermann, Don Jackson, J Haley J.H. Weakland. Questi colsero un significativo legame tra il sintomo e la relazione. Paradossale assumeva l’osservazione che il comportamento di un membro della relazione (spesso familiare) provocava il sintomo nell’altro e viceversa il miglioramento del comportamento in un membro stimolava il miglioramento in entrambi i partner della relazione. Nasce e si struttura, così, l’ottica sistemica che sancisce lo stretto legame tra un comportamento e il contesto in cui esso ha luogo (Von Bertalanffy 1968, la teoria generale dei sistemi; L. Baldascini, Legami terapeutici, Franco Angeli 2002). Ed è su questa base scientifica che possiamo ribadire come il nostro agire influenzi ed è responsabile verso l’altro della salute e della follia. Gli altri possono o contribuire all’autorealizzazione del soggetto o, in maniera decisiva, al suo smarrimento (alienazione), fino ai limiti della pazzia.” (L’io e gli altri. Psicopatologia dei processi interattivi 5 giu. 2002. p.7)

Si ribadisce che le nostre scelte, oltre ad essere principio di responsabilità verso gli altri, confermano un principio antropologico cristiano che trova espressione nel distinguo tra ciò che è bene e male. Così chi aderisce alla logica del male verso gli altri (abusi sessuali, potere coercitivo, crimini delle mafie, femminicidi ecc…) non può rispondere all’essere cristiano. Centrale assunto dell’operare cristiano è il senso della giustizia che trova espressione e comprensione nel disegno della beatitudine: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati…. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio (Matteo 5, 3-12) (per un approfondimento del significato psicoterapico delle beatitudini in P. Riccardi, Psicoterapia del cuore e Beatitudini ed. Cittadella Assisi, 2018).

La sottolineatura al senso della giustizia non può meravigliare il cristiano di qualsiasi orientamento. Ogni forma di ingiustizia va combattuta, non solo per spirito legale o politico ma per appartenenza ad un modo di essere. Ed ecco che fanno riflettere le parole di Papa Francesco, chiare e senza mezze misure, nella visita Pastorale alle Diocesi di Piazza Armerina e di Palermo del 15 settembre 2018: «Non abbiate paura di denunciare. Abbiamo bisogno di uomini e donne veri, che denunciano il malaffare e lo sfruttamento, che vivono relazioni libere e liberanti, che amano i più deboli e si appassionano di legalità, specchio di onestà interiore. Abbiamo bisogno di uomini e donne che fanno quel che dicono, dicendo no al gattopardismo dilagante» (https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/09/15/0646/01356.html).

Pasquale Riccardi (D’Alise)