IL PROCEDIMENTO INVERSO

Abbandonare l’enfasi per cercare di conoscere il Signore in modo cognitivo è certamente una via impervia.

Per altro credo che nessuna delle due strade sia consistente.

L’enfasi, il trasporto, spesso danno sfogo a stati emotivi che poco c’entrano con la vera intuizione, mentre la conoscenza umana per quanto profonda o erudita sia non approssima neanche minimamente la profondità, l’altezza o la pienezza di Dio.

Nessuna via che sia vincolante, totalitaria, o convinta di se stessa, se volete, può ( secondo me) essere percorsa con l’intento di accostarsi al Signore.

Direi che sarebbe molto utile rompere gli ormeggi lasciandosi andare con totale affidamento al trasporto divino e MAI religioso.

Una vela… si! una vela che per essere forza motrice raccoglie il vento da dove proviene, questo senza mai perdere la rotta.

No! Non bisogna trattenere il cuore quando ci spinge al pianto, toccato da un sentimento profondo.

No! Non bisogna smettere di cercare, nella scrittura, nella dottrina, nell’insegnamento, tutti tasselli importanti.

Non bisogna smettere di frequentare, di condividere, di analizzare, di chiedere, di obbedire.

Tutto questo però comprendendo che ciò non è che una briciola del Signore!

Egli si nasconde? Direi piuttosto che è così evidente che non lo scorgiamo.

Coloro che hanno amato e accettato la rivelazione di Cristo si sono trovati all’ingresso di un labirinto, talvolta con la possibilità di perdersi in un sentimento religioso, senza rendersi conto che ruotando su se stessi, quella soglia invece di un ingresso sarebbe stata una via di uscita.

Non abbiamo Cristo per conoscere il Padre, perché se abbiamo Cristo abbiamo il Padre. Abbiamo Cristo per essere liberi dai vincoli del mondo.

Egli ci dice costantemente su che binario camminare: “attenzione! Non è questione di essere puritani o bigotti o che altro, ma naturali, di quella natura che Dio ci ha dato”.

È questione di comprendere come non ferirci spiritualmente, come non ammalarci spiritualmente, come guarire spiritualmente.

Di sapere e fare cose che non ci allontanino dal bene Supremo, questo in altre parole si chiama accettare l’amore di Dio. Poiché realizzare noi stessi nello spirito significa dare forma a ciò che Dio ha creato creandoci. Ed il risultato non può che essere la migliore forma di noi stessi in bene e anche in benessere.

Vogliamo sentire un tuffo al cuore, che sarà mai? Se non è duraturo non serve a nulla, e nemmeno se è finto, ovviamente!

Gioiamo per una piccola scoperta, ci è concessa una rivelazione? Anche qui…che sarà mai se non diventa attiva. Se non è una leva che ci cambia la vita.

Accettare il sacrificio di Gesù, la sua croce, il suo sangue è il procedimento inverso. Ciò che promuove in noi una vera rinascita, una resurrezione spirituale portatrice di vita e non solo, ma di vita eterna.

Deuteronomio 6:4 Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l’unico SIGNORE.

5 Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. 6 Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; 7 li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. 8 Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi 9 e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città.

copyright©francescoblaganò 02/2020

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