Il successo del rispetto

La personalità di successo si adopera a prendere in considerazione il suo prossimo. Rispettando i problemi e le necessità degli altri, rispettando la dignità dell’altro al fine di trattarli come essere umani degni nella loro e propria unicità e singolarità. Nell’attuare questo processo tiene conto, seppure indirettamente, del principio cardine del cristianesimo; amare il prossimo come se stesso (Mc12,28-34).

Diversamente, personalità egoiste e tiranne, spesso politici arrivisti, trattano gli altri come fossero pedine sulla propria scacchiera. E’ un dato di fatto psicologico che l’agire umano di ognuno corrisponde, sebbene, inconsciamente, al proprio modo di sentire, al proprio modo di considerare se stesso, gli altri e la vita. Noi siamo ciò che pensiamo e il nostro pensare plasma la nostra vita, le nostre relazioni ecc. Quotidianamente siamo come intrappolati in una serie di pensieri della più svariata natura: “quanto sono stato stupido”; penso che quella persona sia…” Potremmo provare vergogna per una brutta figura, mentre invece nelle altre persone non è avvenuto nulla di giudicante. Questo modo di pensare influisce sulla qualità della nostra vita e sulle nostre relazioni (P. Riccardi, Psicoterapia del cuore e beatitudini, ed Cittadella Assisi, 2018). Orienta il nostro cuore verso determinati obiettivi: «Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Matteo 6:19-23) da qui dipende non solo la nostra salute ma anche la nostra felicità.

Durante il giorno siamo spesso intrappolati nel flusso caotico di pensieri, siamo identificati con ciò che pensiamo, e perciò in un certo senso diventiamo ciò che pensiamo. Il pensiero influisce attivamente sulla qualità del nostro essere. Iniziare a diventare consapevoli di ciò che pensiamo può perciò essere un primo passo per trasformare il nostro modo di esistere e stabilire relazioni con altri più degne di rispetto del prossimo. Quando una persona inizia ad essere più aperta e “caritatevole” verso gli altri, indirettamente lo è anche verso se stessa. Si ricorda che la carità è una delle tre virtù teologali, unitamente alla fede e alla speranza e nel senso greco del termine, ἀγάπη, agápē (come appare nel Nuovo Testamento), significa un grande amore disinteressato e fraterno. La formula del successo della vita realizzata quindi non è il guardarsi dentro ma guardare all’esterno da noi affinché non si consideri il proprio Io come idolo (P. Riccardi, Parole che trasformano, psicoterapia dal vangelo, ed. Cittadella Assisi, 2016).

Volere essere caritatevoli richiede: 1) capacità di vedere le cose così come sono e non presi da giudizi e pregiudizi che ne alterano la realtà. Un bianco e un nero hanno solo sfumature diverse ma sono entrambi persone; 2) Un partner chiede dove sono le bollette di casa e l’altro reagisce accusando di essere non attenti alla casa. Sta semplicemente dicendo che non trova le bollette; 3) Considerare l’altro degno di rispetto e comportarsi in reazione a questa considerazione significa trattare gli altri come figli dello stesso padre: siamo tutti figli di Dio (1 Giovanni 3:1-3)

Pasquale Riccardi D’Alise

Ti è piaciuto l'articolo? Sostienici con un "Mi Piace" qui sotto nella nostra pagina Facebook