Indonesia: Donna cristiana che soffre di schizofrenia processata per blasfemia dopo aver portato il cane in moschea

Una donna cristiana a Bogor, in Indonesia, che soffre di schizofrenia, sarà processata per blasfemia dopo aver portato il suo cane in una moschea, facendo arrabbiare i musulmani.

Secondo Benar News, la 52enne Suzethe Margaret potrebbe affrontare fino a cinque anni di prigione dopo aver indossato sandali e aver portato il suo cane nella moschea Al Munawaroh a giugno. I cani sono considerati impuri nell’Islam e portarne uno in una moschea è visto come un insulto.

Nel video che è diventato virale online a documentare l’evento, Margaret è stata vista discutere con i custodi della moschea. Diceva di essere cristiana e chiedeva di cercare il suo ex marito che avrebbe sposato in quella moschea un’altra donna.

La famiglia di Margaret afferma che soffre di schizofrenia, una diagnosi confermata anche dalla polizia a seguito di un esame psichiatrico in un ospedale di Jakarta. La cartella clinica della donna mostrava che soffriva di schizofrenia e di essere stata sottoposta a trattamento psichiatrico nel 2013, ma non aveva completato la terapia.

L’ articolo 44 del codice penale indonesiano afferma che una persona che commette un atto criminale a causa di una condizione di salute mentale non può essere ritenuta responsabile penalmente.

Nonostante le sue condizioni mentali, Margaret è stata arrestata a giugno e sottoposta a processo la scorsa settimana.

Il vicepresidente dell’Indonesia Jusuf Kalla, che è anche il presidente del Consiglio della moschea indonesiana, ha dichiarato che l’atto della donna di “portare un cane in una moschea era ovviamente blasfemo”.

Tuttavia, il caso è stato condannato da gruppi per i diritti umani, i quali affermano come sia facile dimostrare quanto sia facile abusare della legge sulla blasfemia dell’Indonesia.

“Il governo dovrebbe revocare la legge invece di espanderla e far cadere i casi contro quelli accusati”, ha detto il ricercatore indonesiano Andreas Harsono di  Human Rights Watch.

La prof.ssa Melissa Crouch dell’Università del NSW, esperta di diritto, ha definito il caso tragico e “quello che semplicemente non dovrebbe accadere”.

“Certamente indossare scarpe all’interno di una moschea e la presenza di un cane all’interno della moschea sarà stato inquietante per i presenti. Ma questo non è nulla in confronto all’assurdità di denunciare una donna che sembra essere stata colpita dalla sua malattia e il cui comportamento, come catturato nel video, non aveva alcuna intenzione di insultare l’Islam”, ha detto al Sydney Morning Herald.

“Questo caso dovrebbe essere visto come un caso tragico in Indonesia in termini di uso improprio e abuso della legge sulla blasfemia”.

Gina Goh, direttore regionale della International Christian Concern per il Sud-est asiatico, ha dichiarato: “Anche se posso capire perché i musulmani indonesiani erano profondamente turbati dal comportamento di Suzethe, non dovremmo dimenticare che chi soffre di malattie mentali e non dovrebbe essere considerato allo stesso standard di un cittadino ordinario”.

“Il suo caso dimostra, inoltre, che la legge sulla blasfemia in Indonesia è stata applicata per opprimere le minoranze nel paese, che siano cristiani, buddisti o disabili mentali”, ha continuato Goh. “Anche se i precedenti tentativi dei gruppi per i diritti di revocare la legge sono falliti, il governo deve garantire i diritti delle minoranze religiose nel rispetto dei diritti umani”.

Le leggi sulla blasfemia del paese aveva fatto notizia nel 2017, quando l’ex governatore “cristiano” di Jakarta, Basuki Tjahaja Purnama (ampiamente noto come Ahok), wea stato accusato di blasfemia e poi condannato a due anni di prigione. Migliaia di manifestanti musulmani hanno chiesto il carcere del governatore dopo che è emerso un video documentato che mostrava falsamente il politico che insultava l’Islam.

L’anno scorso, un tribunale indonesiano ha condannato un cristiano a quattro anni di prigione dopo essere stato accusato di aver offeso l’Islam e il suo profeta Maometto in un post di Facebook.

Human Rights Watch osserva che il governo indonesiano sta attualmente rivedendo il proprio codice penale per estendere la legge sulla blasfemia del 1965 da uno a sei articoli. Ciò aumenterebbe “gli elementi per incriminare” e gli inasprimenti riguardano: diffamazione di manufatti religiosi, fare rumore vicino a una casa di culto, persuadere qualcuno a essere ateo e diffamare un musulmano mentre è in servizio.

L’Indonesia è il 30° peggior paese al mondo per quanto riguarda la persecuzione cristiana, secondo la World Watch List del 2019 di Open Doors USA.

“Mentre il governo ha annunciato piani per inasprire le leggi sulla blasfemia del paese, la maggior parte dei problemi per i credenti si verificano a livello locale negli scontri con gruppi islamici radicali”, afferma un foglio informativo di Open Doors.

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