Intervista esclusiva a Gennaro Chiocca, un pastore che non si preoccupa di sporcarsi le mani…

Abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva per Notizie Cristiane Gennaro Chiocca, un pastore che non si accontenta di predicare ma di sporcarsi le mani scendendo nei bassifondi, nei ghetti, negli acquitrini dove il peccato abbonda e i pericoli sono consuetudine.

La legge poi è intervenuta a moltiplicare la trasgressione; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata. Rom. 5:20

Chi è Gennaro Chiocca? Descriviti come Uomo, come Pastore come Padre.

– Parlare di se, non è la parte più difficile. “So di non sapere” come disse il filosofo Platone. So di essere un uomo che nel suo tempo ha dato tutta la vita al Signore. Ho puntato tutto sulla salvezza ricevuta insieme alla mia splendida famiglia dal 1994.Mi reputo un marito e un padre con tanti limiti ma con tanta passione per i miei cari. Come pastore non so definirmi, mi ritengo un servo alle dipendenze del Padrone. Solitamente un servo non è specializzato in nulla, però obbedisce a ogni ordine impartitogli. Non mi sento uno specialista in nessuna area ma sono voglioso, desideroso di rendermi disponibile al Suo Volere. Ciò che conta di più nella mia vita è il Suo Nome non il mio e quindi qualsiasi cosa mi chieda di fare pur essendo consapevole di non avere competenze, so che mi fornirà le capacità per compiacerlo. Mi ritengo un amico di tutti, difficilmente creo distanze o mi separo dagli altri, se ciò dovesse accadere o si è verificato, è da attribuire a una volontà espressa dagli altri ed io rispetto le decisioni. Mi piace amare perché sono stato molto amato.

In un seminario Antonino Zichichi afferma citando un esperimento Galeano, l’esistenza di Dio e la Potenza di Chi ha creato il mondo. Sempre di più nel mondo scientifico la concezione del Supremo e della creazione diventano temi sempre più palpabili nonostante occorrano delle contraddizioni. L’antinomia rileva due correnti: quella di pensiero e di logica temporanea, l’enunciato che sia positivo o negativo comporta un risultato contraddittorio fra gli storici e gli studiosi della Bibbia, La differenza fra dottore della Parola di Dio e quindi movimento dello Spirito Santo e lo studioso o teologo, benché alcuni asseriscano che non vi è diversità fra le due figure?

– La differenza esiste: il dottorato è uno del ministero che Dio ha stabilito. E’ il frutto di un dono che esprime tramite la rivelazione, la capacità di leggere e interpretare le Scritture e tutto ciò lo riceve dallo Spirito Santo e il benedetto se ne rende conto e chi ascolta trae lo stesso esito: un dono squisitamente spirituale, com’è scritto in Efesini 4:11”Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori” Il dottorato da non confondere con la specializzazione post laurea, è il dono di Dio attraverso lo strumento scelto di poter rilevare le verità bibliche e trasmetterle. Solitamente il Dottore della legge è anche teologo.

Il teologo è una persona che ha messo radici nello studio, che approfondisce testi scritturali e storici ma anche tematiche che non sono naturali. Il suo bagaglio culturale e teologico è costituito dalla capacità assorbire e studiare elementi appresi dalle stesure delle fonti letterarie per tutto ciò che comprende Dio, la storia del cristianesimo e la chiesa. Io posso decidere sotto un profilo umano, culturale, scientifico, accademico di diventare un teologo per mezzo di strumenti quali università, studi, seminari, non necessariamente il laureato in teologia è anche Dottore della legge.

Una domanda spesso formulata da curiosi, interessati e spesso anche da credenti è perché suddivisi in tante correnti? Qual è la chiave di lettura e di appartenenza a una chiesa pentecostale anziché a un’altra, pur essendo tutti cristiani?

– Sostanzialmente siamo tutti cristiani. Ovviamente con l’essere cristiani pentecostali si riferiscono all’esperienza del Battesimo dello Spirito Santo e della Pienezza. Affrontando la questione nei termini giusti, affermiamo che noi abbiamo bisogno dello Spirito Santo che ci guida in tutta la verità. Lo Spirito Santo è la terza persona della Trinità e Dio Stesso. Attraverso le pagine della Bibbia noi scopriamo che l’esperienza, citata negli Atti degli Apostoli è ancora vivibile ai giorni d’oggi. Quella Pienezza si sperimenta quotidianamente esattamente come allora, quando il fuoco dello Spirito Santo discese sugli apostoli. Preferisco definire che l’esperienza dello Spirito Santo mi sta rendendo un figliolo di Dio nella stessa maniera in cui sono stati i credenti del primo secolo.

Prima di dare avvio all’iniziativa di 72 ore, di cui parleremo dopo, intorno agli anni 2000 ti prendesti cura degli anziani considerati dalla società moderna: ingombranti, inutili, sorpassati, aprendo delle case famiglia. Hai restituito una luce ripristinando in loro dignità e nobiltà aprendo delle case famiglia. Perchè?

– Fa parte dell’area bisogno. Nel 2011 un articolo sul Cittadino lodigiano, faceva notare che c’erano 1185 anziani senza alcun mezzo di sostentamento. Non potevano essere accolti, non potevano essere protetti ma erano soli in balia del nulla. Quella rivelazione divenne la prima sfida evangelistica, più facile rispetto all’opera di 72 ore. Avevamo l’obiettivo di 72 ore da raggiungere, fu la mano del Signore e nel percorso ne trovammo un altro che potemmo conseguire nell’immediato. Infatti, senza alcun indugio ci trovammo a realizzare 72 ore nel programma “Casa per gli anziani” senza sapere come. Gli anziani rappresentano una categoria delicata e l’Italia è considerato un paese di vecchi. Spero che vi siano altre comunità che ricevendo la chiamata, abbiano a cuore e possano occuparsi degli anziani, sarebbe triste se uno dei nostri fratelli dopo anni di fede si dovesse trovare in case di cura senza poter liberamente esercitare la propria fede.

Tu hai una grossa responsabilità inerente all’opera 72 ore per Cristo e a tutte le iniziative che convergono attorno.72 ore peraltro si fa pubblicità da sola. Quanto pesa e di che tipo è la responsabilità e qual è il tuo proposito oltre a quello di salvare anime, sapendo di essere osservato non solo da credenti (pastori e fedeli) bensì da sconosciuti per la maggior parte non convertiti?

– Partiamo dal presupposto che potevo immaginare che a mia insaputa molti osservino. Se da un lato può recarmi interesse spirituale, e quindi trasmettere una testimonianza d’incoraggiamento e di sfida, ciò non impedisce apprensione perché desidero che la mia vita e la nostra missione possa essere propagata in maniera chiara e non rischi di essere fraintesa. Le responsabilità sono primariamente spirituali davanti a Dio, Importante è che quest’opera nata secondo la visione di Dio, mantenga lo Spirito iniziale, pur maturando ed evolvendosi. La stessa disposizione spirituale partorita e applicata ai crocicchi per la salvezza delle vittime della prostituzione, degli alcoldipendenti, tossicodipendenti, malati di HIV e comunque tutti coloro privi moralmente socialmente e spiritualmente della minima speranza nello svincolo dalla vita pregressa.

La seconda responsabilità non meno importante della prima è proteggere dal giudizio sociale le persone beneficiate dalla missione. Occorre lavorare per il loro mutamento affinché diventi un riscatto forte e profondo e il loro passato da macchia si possa trasformare in esempio per tanti altri. Il loro passato nebuloso non sia motivo, come ama fare il maligno, di accusa ma una risorsa, una cicatrice che permetta una testimonianza, un aiuto, una speranza a chi ancora si trova in uno stato di degrado morale, sociale e spirituale. La responsabilità morale è quella di non sentirmi mai e aggiungo mai superiore ma pari a loro. Il mio compito nel sentirmi uguale a loro, graziato dal Signore, è quello di condurre i soggetti dal peccato allo stato di grazia e farli riacquistare quella dignità personale che appartiene a ognuno introducendoli nella vita sociale far comprendere ai giusti (ma non secondo la Bibbia) e ben pensanti che anche queste persone “recuperate” hanno gli stessi diritti esattamente come tutti gli uomini. E’ un lavoro intenso ma ti permette di essere felice nel vedere la rinascita e quindi la felicità nelle persone soccorse.

Molti conoscono l’Opera di 72 ore per Cristo, aldilà del comandamento divino, dell’amore puro verso Cristo, quale fu la scintilla, che ti spinse a scendere sulle strade notturne percorrendo una scelta difficile e pericolosa quanto quella della prostituzione e nel frattempo rivelazione di salvezza anche per molti emarginati dalla società e classificati come feccia?

– Il desiderio di essere simile a Gesù, non quanto divinità ma simile a Gesù come discepolo che segue le orme del Maestro. Il Vangelo è esempio continuo in cui descrive la convivialità di Gesù nel banchettare con pubblicani, prostitute, peccatori. Gesù banchettava non per piacere proprio ma stava con loro perché Lui è la loro Salvezza. Non avrei mai voluto un ministero da poltrona, seduto a una scrivania a svolgere burocratiche mansioni di una chiesa. Bensì mi vedo fra la gente, voglio vivere in strada, dove pullulano i problemi, ad annunciare il Vangelo a chi ha bisogno di Cristo. Credo fermamente che il Vangelo sia un’arma potente per il riscatto delle persone, l’apostolo Paolo definisce” la Potenza di Dio è per la salvezza di chiunque”. In questa società tutti hanno necessità di Gesù. Avrei potuto scegliere ricchi, politici o altre classi emergenti ma ho obbedito alla chiamata ricevuta. Sono consapevole di aver scelto la parte più difficile, ossia quella che non mi può contraccambiare ma aspetto il premio nell’eternità.

Vi fu un detonatore che ti fece fare la scelta di intervenire ai margini della strada. Immagino che all’inizio vi sia stato un fattore determinante quale?

– Si una delusione! Siamo intorno all’anno 2007.Il gruppo giovanile della chiesa di Lodi, sentì nel cuore di raggiungere i ragazzi fuori dalle discoteche. Il proposito era di incontrare i ragazzi all’uscita, spesso ubriachi o drogati coinvolti in incidenti spesso mortali. Con un pulmino acquistato da poco, raggiungemmo un locale sulla Paullese in attesa dell’uscita, dove molto timidamente distribuimmo i volantini. Le persone erano molto euforiche per il trascorso della serata e quindi poco attente. Poco attimi dopo arrivarono i bodygard che ci allontanarono vietandoci di distribuire. Ci incamminammo sulla Paullese, era buio e faceva freddo; entrambi col timore di poter essere investiti essendo una strada senza marciapiede e per ripararci da questa paura ci dirigemmo verso un fuoco a lato della provinciale: era la postazione di una ragazza albanese. Ci avvicinammo ma fallimmo completamente la nostra evangelizzazione, benché il proposito fosse di portare la buona notizia lo facemmo in modo errato. La ragazza sentendosi giudicata ebbe una reazione di disprezzo, deridendoci asserì frasi che poi nei giorni a seguire si rivelarono fatue. In malo modo ci congedammo e tornammo a casa. Evangelizzazione durava tre giorni, quindi ricordando che la ragazza tossiva molto, la sera dopo ci recammo da lei chiedendole se aveva bisogno di farmaci o di altro. Il suo comportamento mutò e restammo a lungo con lei e fra un sorriso e una risata, ci confidò la costretta condizione alla prostituzione, la mafia albanese teneva in scacco il figlio di otto anni. Tornammo la terza sera e mentre lei attendeva, desiderava il nostro arrivo, ma fu il giorno della delusione. Lei quasi di forza mi afferrò per il braccio e mi chiese di portarla via, al sicuro, insieme al suo bambino che saremmo andati a prendere. Non voleva più condurre quella vita! Ci guardammo in viso io e la sorella, mi sentii un pastore inutile, un ministro inadeguato. Ho ancora davanti a me il suo sguardo dei suoi occhi delusi fissi su me mentre la saluto e le rivolgo le bibliche parole, “Dio ti benedica”. Una volta a casa, col peso del fallimento, dissi a me stesso che tutto quello che stavo facendo era inutile se non ero in grado di soccorrere e di aprire le porte della casa mia. Dalla triste esperienza si manifestò un fuoco, che si tramutò in visione prima che diventasse chiamata sino a quando Dio non mi fece capire di aprire case di accoglienza. Il secondo passo fu di uscire con mezzi adeguati non solo per offrire una dottrina ma anche una via di speranza di alta potenzialità per ricostruire il futuro. A oggi sono 233 le ragazze aiutate ma quella ragazza non l’ho mai incontrata ma il suo sguardo è ancora nei miei occhi.

Sei stato invitato nei paesi esteri per illustrare l’Opera di 72 ore per Cristo. I riscontri sono sempre stati positivi o in alcuni casi si è rivelata un’azione infruttifera?

– Sì, pur essendo stato invitato, ho trovato difficoltà in Finlandia. Sin dal primo incontro con il ministro delle politiche sociali e con i fratelli ho percepito indifferenza nel loro interesse, si rivelò circoscritto a quell’unica occasione. Tornato in Italia, mi sono immediatamente messo in contatto la Finlandia per mantenere i rapporti creando un ponte ma ricevetti una risposta ufficialmente diplomaticamente negativa “Vi faremo sapere!”

Ho trovato un’apertura notevole in Argentina: a Buenos Aires. Una richiesta di aiuto per adolescenti rapite, circa 20.000 l’anno, condotte ai confini della Bolivia, del Paraguay, del Cile e dell’Uruguay.

Ho trovato un interesse da parte di Germania, Svizzera, Belgio per quanto concerne il sostegno di 72 ore per Cristo.

In questo periodo, secondo la Volontà di Dio, stiamo organizzando in Ucraina e nel Sud dell’India, una richiesta d’aiuto sul piano pratico.

E’ doloroso ammettere che Italia tristemente primeggia per il reato di prostituzione, le stime 2019 dichiarano che ogni 72 ore un vi è un femminicidio, ogni 15 minuti una donna subisce violenza pertanto vi è ancora molto da fare in Italia per arginare e contrastare lo sfruttamento. L’Italia è ancora terra di missione sotto tutti i profili.

Leggendo le Sacre scritture, il principe di questo mondo è chi detiene il dominio dell’umanità, umanamente, secondo il suo parere queste stime così alte sono da addebitare alla mancanza di leggi adeguate o a leggi non applicate?

– In Italia non vi è la certezza della pena, ci sono molte leggi e alcune si contraddicono fra loro. L’Italia è famosa nel mondo per l’incertezza della pena. Purtroppo l’instabilità dei governi degli ultimi anni, i continui cambiamenti legiferativi, le abrogazioni o le modifiche creano la mancanza di fiducia nel popolo italiano. Siamo a conoscenza di donne che per 30 o 40 hanno subito violenze. Le stime sono rilevate e rivelate rispetto ai decenni precedenti in cui le violenze non erano denunciate. La cultura è cambiata Attualmente la donna non accetta più i soprusi, un numero sempre in crescita si ribella, denuncia, ricorre agli assistenti sociali. Vero è che questo clima d’intensificazione ai problemi di violenza scopre anche i propri estremi, nel senso che se io genitore sgrido mio figlio con un tono di voce più alto, posso essere accusato di violenza. Un eccesso a mio parere sfavorevole per l’educazione dei propri figli.

In passato ma anche attualmente sono stati pubblicati libri come “Ciò che le mie mani hanno toccato” la tua testimonianza e “Dalla strada alla fede”, la testimonianza di una delle ragazze di 72 ore. Inoltre stai lavorando a un’uscita editoriale che tratterà la storia della Missione di 72 ore. E’ noto che i ricavati saranno interamente devoluti per un nuovo centro di accoglienza h 24.Vuoi illustrare il progetto?

– Sarà un ospedale h 24 sociale, morale, spirituale affinché ogni bisognoso trovi riparo, conforto, cura Il centro nasce per dare una risposta seria e concreta al dramma terribile dello sfruttamento. Se l’Italia ricopre il triste primato, allora che sia la prima ad aver un centro aperto sul territorio nazionale. Il progetto prevede mini appartamenti per accoglieranno immediatamente chi vive nel disagio: prostitute, alcolisti tossicodipendenti, senzatetto o persone schiave del pensiero suicida. Il proposito è di aiutarle a uscire da un tunnel più o meno breve, con la speranza che una volta recuperate tramite il Vangelo, si gettino fra le braccia di Gesù. Un centro made in Italy. Abbiamo operato molto all’estero, continuiamo a farlo ma ora è arrivato il momento di essere spiritualmente più riguardevoli verso il nostro paese. Abbiamo la responsabilità di soccorrere chiunque ma non possiamo desistere dall’aiutare chi è a venti centimetri da noi, o che ha delle necessità di sopravvivenza.

Il più forte aiuti il più debole… Siamo al servizio degli ultimi non dimentichiamolo mai!

Lella Francese

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