La scorsa settimana, altri cinque cristiani ex-musulmani iraniani sono stati arrestati dalle autorità a motivo della loro fede.

La nostra missione, insieme ad altre nove organizzazioni internazionali cristiane, si è quindi mossa interpellando l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, nella persona di Michelle Bachelet, sollecitando un intervento in favore dei cristiani privi di un luogo dove riunirsi per le celebrazioni religiose.

Attualmente, infatti, solo quattro chiese in lingua persiana (farsi) sono operanti nell’intero Paese. Chi non frequenta tali chiese, è costretto a riunirsi segretamente nelle case. Il governo non vede di buon occhio che il Vangelo venga condiviso nella lingua parlata dal 90% della popolazione, per questo, le poche chiese attive, non sono autorizzate ad accettare visitatori e gli incontri sono strettamente controllati.

Lo Stato sta prendendo provvedimenti severi contro i cristiani che si incontrano in privato, considerandolo un atto “dannoso per la sicurezza nazionale”. Non sono rare retate, arresti, multe, molestie e reclusione.

Tali misure, però, violano l’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani, sottoscritta anche dal governo iraniano, che descrive il diritto alla libertà di religione o di credo.

https://www.porteaperteitalia.org/iran-lo-stato-spinge-i-cristiani-allillegalita/

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