Iran-Usa, cosa sappiamo finora?

Dissento dalla destra, sinistra e cattolici che santificano Soleimani e demonizzano Trump.

Sto, pur in modo critico, con Stati Uniti e Israele.

Cari amici, l’Europa, sia come Unione Europea sia come Stati, ha condannato l’azione militare americana culminata nell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani colpito da un drone all’aeroporto di Bagdad venerdì scorso 3 gennaio.

Per quanto concerne specificatamente l’Italia stiamo registrando una convergenza tra la destra dall’anima fascista, la sinistra dall’anima comunista e la fazione cattolica dall’anima anti-ebraica nel santificare Soleimani e demonizzare Trump; nell’esaltare la “resistenza popolare” della teocrazia degli ayatollah iraniani e denunciare “l’imperialismo” della democrazia americana; nel concepire l’islam sciita immune dalla violenza e bastione della guerra al terrorismo islamico e l’islam sunnita come intrinsecamente violento e artefice del terrorismo islamico; nel suddividere il Mondo tra i “buoni” che aspirano alla pace, un fronte che comprenderebbe l’Iran, l’Europa, la Russia e la Cina, e i “cattivi” che scatenano le guerre, un fronte che comprenderebbe l’Arabia Saudita, Stati Uniti e Israele.

Più dettagliatamente il generale Soleimani viene indicato non solo dall’Iran, ma anche dai governi e dalla stampa europea, come il protagonista della sconfitta dei terroristi islamici dell’Isis. Di conseguenza averlo ucciso corrisponderebbe a un attentato terroristico pari a quelli perpetrati dall’Isis.

Ebbene a questo punto è doveroso chiarire chi era veramente il generale Soleimani. Diciamo subito che non era un generale dell’Esercito regolare dell’Iran e che non è mai stato un militare di carriera.

All’indomani della presa del potere da parte dell’imam Khomeini nel 1979, Soleimani a 22 anni si arruolò nei Pasdaran, le “Guardie della Rivoluzione islamica”, che nascono come una milizia paramilitare ideologicamente asservita al potere islamico per contrastare l’esercito regolare costituito dal precedente regime monarchico e laico dello Scià Reza Pahlevi. Di fatto Soleimani ha fatto parte di un apparato repressivo concepito per salvaguardare costi quel che costi la teocrazia islamica, del tutto simile alla realtà delle “camicie nere”, come venivano indicati gli aderenti alla “Milizia volontaria per la sicurezza nazionale”, costituita da Benito Mussolini nel 1922 come corpo paramilitare del fascismo distinto dall’Esercito Regio, così come è simile alla realtà delle “camicie grigie”, come si indicavano gli aderenti alle Sturmabteilung o “Squadre d’assalto”, la formazione paramilitare di natura repressiva costituita da Adolf Hitler per promuovere l’avvento al potere del Partito Nazista.

Con maggiore precisione, il generale Soleimani dal 1998 è stato il comandante della Niru-ye Qods, letteralmente “Brigata Santa” ma anche “Brigata Gerusalemme”, che è una divisione in seno ai Pasdaran che ha il compito preciso di diffondere l’ideologia della “rivoluzione islamica” e favorire la penetrazione del potere dell’Iran con tutti i mezzi, dalla costituzione di partiti vassalli alla guerra, dalla propaganda al terrorismo. Nel 2008 Soleimani si presentò così al generale David Petraeus, comandante delle forze armate americane in Iraq, tramite un messaggio che il Presidente iracheno Jalal Talabani ricevette sul suo telefono e fece leggere a Petraeus: «Generale Petraeus, dovrebbe sapere che io, Qassem Soleimani, controllo la politica dell’Iran per quanto riguarda l’Iraq, il Libano, Gaza e l’Afghanistan. Inoltre, l’ambasciatore a Bagdad è un membro delle forze Qods. Colui che lo va a sostituire è, anche lui, un membro delle forze Qods». Soleimani rispondeva del suo operato direttamente alla Guida Suprema dell’Iran, il Grande Ayatollah Khamenei, e aveva carta bianca per realizzare l’obiettivo dell’esportazione della rivoluzione islamica iraniana all’estero: ingenti mezzi finanziari, tutte le armi e i militari necessari, potere politico, licenza di scatenare guerre, ordire colpi di stato, perpetrare attentati terroristici. Di fatto Soleimani era a capo del più potente apparato iraniano per le operazioni segrete finalizzate a estendere l’influenza islamica sciita in Medio Oriente.

Chiariamo che il maggior successo dei Pasdaran e della sua “Brigata Gerusalemme” è stata la fondazione del Hezbollah, il Partito di Allah, in Libano nel 1982. E che il suo battesimo si consumò a suon di attentati terroristici suicidi contro le forze americane e francesi. Il 18 aprile 1983, un attacco suicida all’ambasciata americana a Beirut ovest provocò la morte di 63 persone. Il 23 ottobre 1983 un duplice attentato dinamitardo suicida alle basi americana e francese della Forza Multinazionale causò la morte di 241 marines statunitensi e 56 paracadutisti francesi. I Pasdaran parteciparono alla guerra in Afghanistan al fianco di Ahmad Shah Massoud contro i sovietici e in Bosnia al fianco dei musulmani. È stata accertata la responsabilità dell’Iran negli attentati del 1992 contro l’Ambasciata d’Israele a Buenos Aires che causò la morte di 29 persone e del 1994 contro l’edificio della Israelite Mutual Association a Buenos Aires che causò la morte di 85 persone. Ugualmente l’Iran è responsabile dell’attentato del 18 luglio 2012 contro un autobus di turisti israeliani in Bulgaria che ha ucciso cinque persone più l’autista. Nei Territori palestinesi l’Iran sostiene militarmente e finanziariamente il terrorismo islamico di Hamas e del Jihad islamico. In Iraq Soleimani aveva promosso un movimento sciita anti-americano sostenendo le milizie sciite presenti, le Brigate Badr e l’Esercito Mahdi, e costituendone altre tra cui “Kataib Hezbollah”, responsabile dell’assalto con migliaia di miliziani all’ambasciata americana a Bagdad il 31 dicembre e il primo gennaio che ha determinato la decisione di Trump di reagire uccidendo il generale Soleimani.

Concludendo: il generale Soleimani è stato il più potente agente segreto responsabile delle “operazioni coperte” per esportare la rivoluzione islamica ed estendere l’egemonia dell’Iran in Medio Oriente. Non era un militare che difendeva la Patria dedito alla “resistenza popolare”. Serviva il regime teocratico islamico più agguerrito al mondo, dove la “Guida spirituale” ha il potere assoluto sul piano legislativo, giuridico ed esecutivo e la cui missione è diffondere ovunque nel mondo la rivoluzione islamica con tutti i mezzi, compreso il terrorismo. L’islam sciita ha praticato il terrorismo islamico suicida al pari dell’islam sunnita. Il fatto che il generale Soleimani sia stato partecipe nella guerra all’Isis si deve alla specificità del conflitto storico e ancestrale tra sunniti e sciiti, non certamente al fatto che lui fosse ostile o estraneo al terrorismo.

Cari amici, io sono totalmente contrario a chiunque violi il valore della sacralità della vita di tutti, quindi sono totalmente contrario a chiunque pratichi il terrorismo che deliberatamente mira a uccidere il prossimo per il semplice fatto che non si sottomette al proprio arbitrio. Ed è il caso del terrorismo islamico che è di natura aggressiva. I terroristi islamici uccidono non per ciò che facciamo ma per ciò che siamo, ci uccidono perché siamo cristiani, ebrei, americani, occidentali, o anche sciiti o sunniti, a prescindere da ciò che facciamo. Diverso è il caso di chi è costretto a reagire per difendere il proprio legittimo diritto alla vita, ed è il caso delle azioni militari degli Stati Uniti e di Israele. Io non difendo ciecamente l’operato di Trump o di Netanyahu, ma difendo nel modo più assoluto il diritto alla vita degli americani e di Israele come Stato del popolo ebraico. Mi riservo di criticare delle specifiche iniziative di Trump o di Netanyahu, ma sono decisamente schierato dalla parte degli Stati Uniti e di Israele, perché si fondano sulla civiltà della vita, e sono decisamente schierato contro l’Iran ma anche contro l’Arabia Saudita e la Turchia di Erdogan, perché promuovono la cultura della morte.

di Magdi Cristiano Allam

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