Islamabad, oltre 1.000 i morti per le alluvioni: il peggio deve ancora venire

Le autorità del Sindh, tra le province più colpite dai monsoni delle ultime settimane, si aspettano ulteriori diluvi provenienti da nord. Il primo ministro Sharif ha paragonato l’attuale situazione alle inondazioni del 2010 in cui sono morte circa 2mila persone. Le perdite potrebbero ammontare fino a 10 miliardi di dollari.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – Sono saliti a più di 1.000 i morti delle alluvioni in Pakistan, ha fatto sapere la National Disaster Management Authority, quasi 120 persone sono decedute solo nelle ultime 24 ore. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza mentre attende la fine dei monsoni per valutare il reale impatto delle inondazioni: secondo l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite (Ocha) da metà giugno le persone colpite dalle piogge torrenziali sono oltre 2,3 milioni, ma nei giorni scorsi i funzionari di governo avevano fatto salire quel numero ad almeno 30 milioni di cittadini pakistani, pari al 15% della popolazione, definendo la situazione un “disastro umanitario di proporzioni epiche indotto dal clima”. Almeno 95mila case sono andate distrutte e oltre 504mila capi di bestiame sono stati uccisi. Gli elicotteri di soccorso faticano a trovare rilievi di terraferma su cui atterrare per portare gli aiuti.

Le province meridionali del Sindh e del Belucistan, che quest’anno hanno avuto piogge monsoniche superiori alla media, sono le più colpite. Il Sindh ha registrato il 784% di pioggia in più rispetto al normale e il Belucistan il 500%. La causa è da ricercare nell’aumento delle temperature dell’Oceano Indiano, una delle regioni al mondo più sensibili ai cambiamenti climatici: l’incremento delle temperature del mare unito alle ondate di calore di maggio e giugno non solo ha innescato i monsoni a cui stiamo assistendo ora, ma ha anche accelerato lo scioglimento dei ghiacciai nella regione settentrionale del Gilgit Baltistan, generando inondazioni glaciali. In una serie di eventi a catena, non solo sta piovendo più del solito, ma si stanno abbattendo sulla popolazione anche le riserve idriche delle montagne pakistane al confine con l’India.

La piena dei torrenti e dei fiumi provocherà ulteriori danni nei prossimi giorni, hanno avvertito le autorità locali: nel Sindh la vita di migliaia di persone dipende dalla tenuta della diga di Sukkur che solitamente devia il corso del fiume Indo verso i terreni agricoli, ora completamente allagati. Anni di incuria potrebbero far sì che gli argini non tengano i volumi record previsti per i prossimi giorni. Al momento tutte le paratoie sono state aperte per permettere lo scorrimento di 600mila metri cubi d’acqua al secondo.

Nelle grandi città come Islamabad e Rawalpindi, finora risparmiate dai danni maggiori, la verdura non è più disponibile, mentre i prezzi degli alimenti ancora reperibili sono schizzati alle stelle. Le perdite potrebbero costare al Paese fino a 10 miliardi di dollari e arrivano in un momento in cui l’economia è già in ginocchio a causa degli alti tassi di inflazione e della carenza di valuta estera.

I funzionari locali sostengono che il Pakistan stia ingiustamente sopportando le conseguenze dei cambiamenti climatici alimentati in altre parti del mondo. Nella classifica stilata dalla ong Germanwatch, il Paese è all’ottavo posto delle nazioni più vulnerabili alle condizioni meteorologiche estreme. Il primo ministro Shehbaz Sharif ha dichiarato che i danni subiti finora sono paragonabili a quelli delle inondazioni del 2010, in cui sono morte circa 2mila persone.

 

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