Israele: Nemmeno la morte ha potuto sottrarre l’amore!

Aldilà delle motivazioni storiche, conosciute e in parte condivise, la guerra fra Hamas e Israele era stata nuovamente riaperta un mese fa’ sotto il rumore dei razzi e delle incursioni aeree… oggi ci aggrappiamo all’idea che questa tregua non sia solo duratura ma dia un nuovo senso di vita alle persone!

Non intendiamo trattare i complicati detonatori della guerra, ne discutere tesi che affondano le radici non solo nella diatriba fra palestinesi ed ebrei ma che pone al centro la città di Gerusalemme, considerata “città santa” da cristiani musulmani ed ebrei. Desideriamo soltanto porre l’attenzione sulla morte di Yigal Yehoshua, un ebreo di 56 anni.

La sua professione di elettricista gli permise di svolgere il suo lavoro nelle case degli arabi, degli ebrei e dei cristiani. Descritto dai giornali del luogo come una persona mite e disponibile, non è stata trovata nessuna ombra oscura inerente alla sua vita personale o professionale, ma la guerra intrisa di odio e soprusi tra Israele e Hamas non ha risparmiato neanche lui; poiché le tappe ricorrenti sono morte e distruzione. Yigal caduto sotto i colpi di un gruppo di arabi è morto dopo poco ore, ma il suo decesso ha consentito la possibilità di guarire e di tornare a una vita normale altre persone tramite la donazione degli organi. Infatti, la famiglia di Yehoshua ha rilasciato il permesso affinché si potesse procedere all’espianto. Il rene è stato donato a Randa Aweis, una donna araba di Gerusalemme Est, madre di sei figli, in attesa per il trapianto da 9 anni; l’altro rene a un uomo ebreo di 67 anni, il fegato a un ragazzo ebreo di 22. La manifestazione di una volontà di ampia prodigalità dovrebbe condurre a riflessione ogni individuo cogliendo il segnale forte che ne deriva.

Una storia che tocca il cuore di chiunque, dove nemmeno l’uomo può delimitarne i confini etnici o religiosi e solo la volontà del Signore ha mosso la mano del chirurgo che ha operato affinché altre vite potessero beneficiare della salvezza terrena.  Ciò non ci stupisce ma esalta la Sua Gloria ed esprime Suo Amore che ci raggiunge attraverso la Sua parola ma, soprattutto, con il suo estremo e infinito Sacrificio sulla croce: il Suo Corpo per la nostra Salvezza.

Nel vangelo di Giovanni leggiamo:

Gesù rispose loro, dicendo: «L’ora è venuta, che il Figlio dell’uomo dev’essere glorificato. In verità, in verità vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita, la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna. Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io, sarà anche il mio servitore; se uno mi serve, il Padre l’onorerà. Ora, l’animo mio è turbato; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma è per questo che sono venuto incontro a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome!»
Allora venne una voce dal cielo: «L’ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!»
Perciò la folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Gli ha parlato un angelo».

Gesù disse: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo; e io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me». Così diceva per indicare di qual morte doveva morire. Giovanni 12: 23- 33

Siamo a Gerusalemme e i farisei costatano il consenso che Gesù riscuote dalla folla quando arriva alla città. Le parole di Gesù sono una rivelazione inerente a ciò che sta per compiersi. L’ora è giunta, Gesù ha predicato il vangelo, fedele alla missione ricevuta dal Padre, e per questo viene glorificato dal Padre. Ma perché questo accada Egli deve morire per poter portare il frutto della salvezza. Gesù accetta la sua morte come via necessaria per la vita di tutti.  La Salvezza per tutti noi perduti, prede del principe di questo mondo, salvati dallo Spargimento di Sangue.

Una vita per un numero indefinito di altre esistenze.  Un’opposizione radicale tra amore e odio, tra perdere e conservare. Ma il parallelismo non è perfetto, in quanto all’odio per la vita, si aggiunge la specificazione  di questo mondo, e la conservazione è per la vita eterna.
La vita è relazione con Dio e i fratelli; voler amare la propria vita terrena, nel senso di conservarla solo per sé, conduce alla morte, poiché è il legame che ci fa vivere lontani da Dio.

L’odio indica una repulsione violenta e totale per l’oggetto cui si applica. Odiare la propria vita in questo mondo, è un detto che possiamo intendere come un’iperbole, che significa l’opposto, per indicare l’amore totale per la vita che viene da Dio, la vita eterna. Se amiamo troppo questa vita che si conclude con la morte, non possiamo amare la vita vera che viene da Dio e che va oltre la morte. Odiare la vita terrena è un sentimento che Gesù ci indica per aiutarci a non aggrapparci con tutte le nostre forze a essa, e così conservare la vita eterna. E dall’amore che deriva il desiderio e la determinazione di amare il prossimo e adoperarsi.

Servire Gesù vuol dire seguirlo in questa Sua fiducia nel Padre che dà la vita vera. Si ama soltanto amando, si cresce nell’amore contemporaneamente con la misura con cui si ama. Sembra una tautologia, ma in realtà̀ è proprio cosi: è soltanto lanciando il pulcino dal nido che questi impara a volare. Un uccello non impara prima a volare e poi si lancia dal nido, ma a un certo punto la mamma uccello lancia il piccolo e questo scopre che ha le ali per volare. Lo stesso accade per noi cristiani: abbiamo bisogno di lanciarci nel servizio a Dio, per scoprire la presenza di quest’amore nel nostro cuore.

Dio ci indicherà la strada e ci fornirà l’opportunità di approfittare o di creare le occasioni per donarci, e nonostante le nostre perplessità scopriremo che siamo inspiegabilmente adatti e che quest’amore di cui siamo capaci non viene da noi.

Lella Francese

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