Istat. L’Italia, il paese dalle culle vuote: mai così pochi bambini dall’Unità d’Italia!

Il rapporto annuale dell’Istat certifica il trend di un grave calo delle nascite, solo in parte mitigato dal tasso di natalità degli immigrati.

Il nostro Paese sta assistendo ad un grave declino demografico dovuto al calo della nascite e al contemporaneo aumento dei decessi, che nel 2018 superano i primi di oltre 193mila unità. Il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blanciardo, in occasione della presentazione del rapporto annuale dell’Istituto di Statistica ha parlato di…

un vero e proprio calo numerico di cui sui ha memoria nella storia d’Italia solo risalendo al lontano biennio 1917-1918, un’epoca segnata dalla Grande Guerra e dai successivi drammatici effetti dell’epidemia di ‘spagnola’. (Il Fatto Quotidiano)

Dal 2015 i nuovi nati sono scesi sotto il mezzo milione

La diminuzione delle nascite si è registrata a partire dal 2008, e dal 2015 i nuovi nati sono scesi sotto il mezzo milione: nel 2018 sono stati iscritti in anagrafe solo 439.747 bambini, mai così pochi dall’Unità d’Italia, oltre 18.000 in meno rispetto al 2017 e 140.000 in meno rispetto al 2008. L’arrivo di cittadini stranieri ha rallentato la recessione demografica italiana che si sarebbe evidenziata altrimenti già negli anni ’90.

Negli ultimi anni ha iniziato a diminuire anche il numero di stranieri nati in Italia

La diminuzione di nuove nascite è interamente da attribuire alla popolazione italiana che al 31/12/2018 scende a 55 milioni 104mila unità, 235.000 in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%). Rispetto al 2014 la perdita di cittadini italiani residenti nel paese è paragonabile alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677 mila unità). Senza l’ingresso di nuovi cittadini stranieri, che nel quadriennio 2014-2018 sono aumentati di 638.000 unità, il calo complessivo della popolazione sarebbe stato di circa 1milione e 300 mila (Avvenire). Al 31/12/2018 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe sono 5.255.503, 111 mila in più rispetto al 2017, arrivando a rappresentare l’8,7% della popolazione residente. Se l’aumento delle nascite registrato fino al 2008 era principalmente attribuibile alle donne straniere, negli ultimi anni ha iniziato man mano a diminuire anche il numero di stranieri nati in Italia, pari a 65.444 nel 2018 (il 14,9% del totale dei nati).

I motivi

Tra le cause di questo calo vi sono la contrazione dei flussi femminili in entrata in Italia, il progressivo invecchiamento della popolazione straniera, oltre all’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di molte donne straniere (Ibidem). Nel corso del 2018 la differenza fra nati e morti (saldo naturale) è negativa e pari a -193 mila unità; il deficit di nascite rispetto ai decessi si registra esclusivamente nella popolazione di cittadinanza italiana (- 251 mila), mentre per la popolazione straniera il saldo naturale è ampiamente positivo (+57.554), a ragione della più alta natalità rispetto agli italiani, ed alla bassissima mortalità dovuta al giovane profilo di età di questa popolazione.
Bolzano, unica eccezione

A livello nazionale il tasso di crescita naturale si attesta al -3,2 per mille, con la sola eccezione in controtendenza della provincia autonoma di Bolzano (+1,7 per mille). Il 45% delle donne tra i 18 e i 49 anni (dati del 2016) non ha ancora avuto figli, e inoltre secondo l’Istat:

La diminuzione della popolazione femminile tra 15 e 49 anni osservata fra il 2008 e il 2017 – circa 900.000 donne in meno – spiega circa i tre quarti del calo delle nascite che si è verificato nello stesso periodo. La restante quota dipende dalla diminuzione della fecondità (da 1,45 figli per donna nel 2008 a 1,32 nel 2017). (Il Fatto Quotidiano)

Si rinuncia alla gravidanza per problemi economici

Sempre secondo l’Istituto di Statistica:

(…) per le donne e le coppie la scelta consapevole di non avere figli è poco frequente, mentre è in crescita la quota delle persone che sono costrette a rinviare e poi a rinunciare alla realizzazione dei progetti familiari a causa delle difficoltà della propria condizione economica e sociale. (Ibidem)

L’Italia quindi non fa più figli e nel frattempo invecchia, per cui secondo l’Istat:

Nel 2050, la quota dei 15-64enni potrà scendere al 54,2% del totale, circa dieci punti percentuali in meno rispetto ad oggi. Si tratta di oltre 6 milioni di persone in meno nella popolazione in età da lavoro. L’Italia sarebbe così tra i pochi paesi al mondo a sperimentare una significativa riduzione della popolazione in età lavorativa. (Il Fatto Quotidiano)

Alla luce di questi dati non certo confortanti, e dei loro immediati riflessi di natura sociale, culturale ed economica, la bassa natalità del nostro Paese assurge, se non al primo, ad uno dei più pressanti problemi che l’agenda di qualunque Governo dovrebbe seriamente e senza ritardo decidere finalmente di affrontare, con concrete iniziative a supporto e tutela della famiglia al momento assolutamente insufficienti come, senza dubbio alcuno ed altre fittizie possibilità di interpretazione, attesta la sconfortante realtà illustrata dall’Istat.

Silvia Lucchetti | it.aleteia.org

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