La ASL di Pescara promuove l’ideologia del gender?

Da quando il sesso, dato biologico-anatomico-scientifico, è stato capziosamente trasformato in genere, costrutto ideologico ambiguo e non innocente, siamo costretti a vedere ogni sorta di elucubrazione, di assurdità e di contraddizione. Molto spesso a danno dei cittadini, per giunta coi loro soldi, degli adolescenti e dei giovani.

Così la ASL di Pescara organizza un corso piuttosto dubbio, che inizia proprio oggi 8 luglio, tenuto dallo psicologo Massimo Di Grazia, il cui titolo è davvero tutto un programma: “Formazione sull’Incongruenza di Genere – Varianza di Genere: Buona pratica per il percorso di Affermazione di Genere”. La terminologia fumosa può far pensare chiaramente alle astruse ideologie del gender, in cui ognuno mette dentro ciò che vuole.

Lo scopo sarebbe quello di far acquisire “una competenza specifica” al “professionista sanitario” verso queste nuove realtà psicologiche, tanto fluide quanto problematiche. Ma in che modo? Il corso, dice il testo, “è rivolto a tutte le figure professionali: psicologi, psicoterapeuti, medici” e perfino “ostetriche e infermieri che intendano ampliare le proprie conoscenze relative al fenomeno della varianza di genere”.

Formazione scientifica a un problema d’attualità o conformazione al pensiero unico? Questo è il problema e il dubbio che ci poniamo. Nell’introduzione, infatti, si fanno affermazioni che con la scienza fanno a pugni, ma che rischiano di avere un senso, e piuttosto nefasto, nel quadro della ideologia del gender e della cosiddetta “autodeterminazione sessuale”.

Ad esempio: “Le identità transgender si discostano da quelle considerate normative nel contesto della cultura occidentale”. L’identità umana è sessuata e lo è negli unici due sessi esistenti, quello maschile e quello femminile. La cultura occidentale non c’entra. L’identità sessuale maschile e femminile, contrariamente a quanto allude il testo, è ugualmente “normale” e “normativa” in qualsiasi altra parte del mondo.

Si dice poi che il corso “intende chiarire nel dettaglio la normativa vigente, anch’essa in rapida evoluzione (autorizzazione alla terapia ormonale e/o all’intervento di riconversione chirurgica, interventi estetici, riconoscimento anagrafico)”. Si può temere però che il corso non sia neutro sul piano etico, ma che voglia sostenere e promuovere questa “rapida evoluzione”. Ignorando magari le immani controindicazioni di ogni “riconversione chirurgica”, ormonale o “anagrafica”.

Il corso è diviso in 6 Moduli che si terranno da luglio 2022 a gennaio 2023. Il primo incontro è poco chiaro per i non iniziati alla subcultura gender: “La varianza di genere in una società e/o una generazione dei generi: riflessioni nelle generazioni X, Y, Z Alpha”. Tratterà tra l’altro delle “Storie sui movimenti Sessuali e LGBTQIA+” e delle “teorie Queer”.

Ma cosa c’entra con la psicologia e con le problematiche di chi dice di non riconoscersi nel proprio sesso biologico, un excursus storico – probabilmente conforme al pensiero gay friendly dominante – dei gruppi lesbo-gay-trans.? E le cosiddette “teorie Queer” – queer significa strano nel senso di estraneo alla sessualità normale – sarebbero compatibili con una impostazione scientifica, medica o clinica?

Si parlerà poi di “Epidemiologia e sfumature dell’incongruenza di genere”, della “disforia di genere” e della “varianza di genere in bambini e adolescenti”. Il problema di fondo è che, ben nascosta dietro la parolina magica “genere” (gender), ci può essere di tutto, davvero di tutto. La prudenza degli enti pubblici dovrebbe essere massima.

Ci si può chiedere allora se l’antiscientifica teoria del gender, che si poggia sulla negazione della biologia in nome di una ideologia decostruttivista e fluida, sarà ancora una volta protagonista di un ennesimo “corso di formazione”. Il quale, facendo capo alla ASL, dovrebbe in teoria essere approvato dalla Regione.

https://www.provitaefamiglia.it/blog/la-asl-di-pescara-promuove-lideologia-del-gender

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