La concordia comunitaria

Se dunque v’è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d’amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. Filippesi 2:1-2

Paolo è nella condizione di prigioniero, probabilmente durante il difficile momento di Efeso, quando affronta una tribolazione mortale (1Corinti 1:8-9). Da qui scrive quella che è stata definita la lettera più lettera, perché in essa l’apostolo comunica con l’atteggiamento di un amico ad altri amici e nell’esternare i suoi sentimenti non perde occasione per esortare la comunità. Epafrodito era giunto a lui da Filippi per esortarlo, rincuorarlo e consegnargli un contributo per le sue necessità. Paolo lo rimanda a Filippi con questa lettera, che sarà letta durante il culto con tutti i credenti raccolti. Nell’esternare la sua gioia, rivolge ai filippesi un appello al progresso e alla maturità, e chiede loro di andare oltre, “comportatevi in modo degno del vangelo di Cristo, affinché, sia che io venga a vedervi sia che io resti lontano, senta dire di voi che state fermi in uno stesso spirito, combattendo insieme con un medesimo animo per la fede del vangelo” (1:27).

La comunità è chiamata a vivere in modo degno nella condotta e non nel carattere, modellata e disciplinata dall’evangelo di Cristo. L’apostolo è preoccupato affinché la concordia regni sovrana. Ecco il suo appello a un medesimo animo, a un medesimo pensare, a un medesimo amore e a un unico sentimento. In altre parole ad andare d’amore e d’accordo. Non è difficile ipotizzare che nella sua visita Epafrodito lo abbia informato dello stato generale della comunità e del dissenso tra Evodia e Sintiche (4:2-3), cui Paolo fa esplicito riferimento più avanti. Ecco il suo desiderio a lasciarsi incoraggiare da Cristo e consolare dallo Spirito, mettendo da parte ogni interesse personale. Nello specifico si tratta di due donne che avevano collaborato allo sviluppo della comunità, che probabilmente facevano parte del gruppo iniziale che si riuniva lungo il fiume in preghiera. E chi si adopera nel servizio è doppiamente responsabile, perché accettare un ruolo di “leadership” significa essere disposti ad assumere una responsabilità che va oltre le preferenze personali. E Cristo è l’esempio per eccellenza, come descritto nell’inno cristologico (2:6-11).

I credenti che vogliono vivere e divenire comunità autentica non possono essere condizionati dal cattivo esempio di qualcuno o lasciarsi trasportare nel mormorio quando qualche conduttore cede a un interesse personale: “fate ogni cosa senza mormorii e senza dispute” (2:14). Non sappiamo cosa c’era all’origine della discordia nella chiesa, e qualunque fosse la causa il problema doveva essere piuttosto serio. Per questo Paolo non esita a fare i nomi di chi stava turbando la comunità, perché “riteneva inappropriati per il corpo di Cristo l’occhio egoista, la mente superba, l’orecchio affamato di complimenti e la bocca che non ne esprime mai, il cuore che aveva poco spazio per gli altri, e la mano che serviva solo il sé” (Fred B. Craddock). Si è comunità invece, al pari di una squadra, quando l’uno sostiene e copre l’altro, senza mai scoprirlo o abbandonarlo. Siamo esortati quindi a vivere la fraternità avendo in noi i sentimenti di Cristo Gesù (2:5), volendo, a guardare Paolo come modello di come si sceglie e segue Gesù amandolo nei fratelli.

Devotional 7/2019

Piano di lettura settimanale della Bibbia

11 febbraio Levitico 11-12; Matteo 26:1-25

12 febbraio Levitico 13; Matteo 26:26-50

13 febbraio Levitico 14; Matteo 26:51-75

14 febbraio Levitico 15-16; Matteo 27:1-26

15 febbraio Levitico 17-18; Matteo 27:27-50

16 febbraio Levitico 19-20; Matteo 27:51-66

17 febbraio Levitico 21-22; Matteo 28

Vicini anche nelle date

Il 16 febbraio 1497 nasceva a Bretten Filippo Melantone, nome italianizzato di Philippus Melanchthon (morto a Wittenberg il 19 aprile 1560), fine umanista,  brillante teologo, amico e stretto collaboratore di Martin Lutero, il quale morirà il 18 febbraio 1546 a Eisleben (Germania).

Foto di Svilen Milev, www.freeimages.com

Elpidio Pezzella | elpidiopezzella.org

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