La donna adultera

14484938_632447036928613_8119712747642593278_nDomanda:
Nel racconto della donna adultera nel Vangelo di Giovanni non si parla dell’uomo che ha commesso l’adulterio con lei, nonostante nell’Antico Testamento i casi del genere venissero puniti severamente. In contrasto con il racconto sopra citato, in un altro passo Gesù dice: “… chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.”

Risposta:
Innanzi tutto, leggiamo attentamente il testo Giovanni 8:1-11:

“Gesù andò al monte degli Ulivi. All’alba tornò nel tempio, e tutto il popolo andò da lui; ed egli, sedutosi, li istruiva. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna colta in adulterio; e, fattala stare in mezzo, gli dissero: «Maestro, questa donna è stata colta in flagrante adulterio. Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?» Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra. E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo. Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?» Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più”.

La motivazione degli scribi e dei farisei è dubbia: volevano cogliere in fallo Gesù, invece viene alla luce il loro modo di pensare distorto. Il fatto che l’uomo coinvolto nell’adulterio qui non venga menzionato, non ha importanza, perché l’aspetto principale è un altro.
I farisei e gli scribi condannavano le persone in caso di reato flagrante di adulterio. La donna, dunque, era stata colta sul fatto. La disposizione d’animo, la condizione interiore, la bramosia sessuale, le fantasie sporche, insomma tutto quello che precedeva e preparava l’adulterio, non veniva esaminato, né preso in considerazione. L’atteggiamento di Gesù Cristo, invece, era completamente diverso. Egli illustrò la causa fondamentale dell’adulterio nel discorso sulla montagna da lei citato nella domanda in Matteo 5:27-28: Voi avete udito che fu detto: Non commettere adulterio. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”. Gesù spiegò molto chiaramente quali fossero i parametri realmente vigenti nel regno di Dio, riferendosi al settimo comandamento (Esodo 20:14). Esso regola una forza motrice basilare dell’uomo, la sessualità: nel nostro testo, l’aspetto principale è dunque la legge in quanto grazia, illustrata con l’esempio dell’inviolabilità del matrimonio. Qui Dio sottolinea la dignità della donna.

Al giorno d’oggi le norme morali hanno raggiunto una degradazione senza precedenti. Da ogni parte, apertamente o velatamente, i nostri occhi e orecchie vengono spinti al rilassamento morale, al disfacimento dei parametri divini. Dobbiamo opporci fermamente, cioè scoprire, riconoscere, far conoscere e vivere nella famiglia i valori di Dio. Questo è il nostro compito.
Per amore, Gesù ci mette in guardia in primo luogo da un desiderio sessuale che distrugge il matrimonio e, in secondo luogo, dell’annullamento del matrimonio per mezzo del divorzio. Il concetto di purezza che Gesù aveva, era fondamentalmente diverso da quello degli scribi e dei farisei, Egli sgretola la facciata e dimostra che l’atto dell’adulterio ha le sue origini e le sue radici nel desiderio sessuale nascosto. Il settimo comandamento non viene violato soltanto con il rapporto sessuale, ma già soddisfacendo la concupiscenza degli occhi e della fantasia.

Gesù non si esprime in alcun modo contro il rapporto naturale tra i sessi, né contro la sessualità donata da Dio e vissuta nella disciplina dello Spirito Santo. La Bibbia parla di purezza, ma non di puritanesimo o di devozione falsa e ipocrita. Dio ha creato gli esseri umani come uomini e donne, perciò il desiderio sessuale è un elemento integrante della nostra umanità. Dicendo “guardare”, Gesù non si riferiva a sguardi casuali, ma allo sguardo intenzionale e ripetuto dettato dalla concupiscenza, che risveglia e persegue la brama sessuale. Egli condanna quindi quegli sguardi che vedono in una donna un oggetto, una merce per la propria soddisfazione e, anziché amarla e rispettarla, la sfruttano e calpestano l’inviolabilità della sua personalità. Quando i batteri trovano terreno adatto, si moltiplicano enormemente. Lo stesso accade con la fantasia, che può diventare facilmente e rapidamente un terreno di coltura fecondo per il peccato. Ecco perché è tanto importante ciò che leggiamo e vediamo. Gli occhi e le mani ci vengono presentati come complici, mediatori del peccato. Le passioni trovano negli sguardi e nei pensieri una porta aperta. L’occhio permette alla tentazione di entrare. E’ dimostrato che siamo fortemente influenzati dall’immagine, dato che tratteniamo l’82% di ciò che vediamo e solo circa l’8-10% di ciò che sentiamo. Come terapia e aiuto valido, Gesù ci esorta a eliminare radicalmente le passioni sbagliate, non un po’ alla volta, decidendo con ferma volontà e determinazione di annientarle e togliere loro tutto ciò che può alimentarle. Il testo in Filippesi 4:8 ci indica la strada da seguire : “Tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri”.

Schwengeler Bruno

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Ferrentino Francesco La Manna | Notiziecristiane.com

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