La fede è una pianta da coltivare giornalmente 

Ritorno con i miei pensieri dopo qualche settimana di pausa per raccogliere e vivificare emozioni e ricordi del vissuto con la mia cara nonna zina oggi stella del cielo.
Se aspettassi sempre prati di gioia del mio cuore probabilmente non troverei mai ispirazioni sufficienti per tirar fuori motivi di riflessione da condividere con voi, compagni di viaggio.
Giorni fa osservando dopo diverso tempo, i pochi fiori che coltivo sul mio balcone, le fresie colorate, fiori colorati e spontanei dei campi variegati di colore, è sorto nei miei pensieri l’accostamento con il vivere quotidiano.
Le mie piccole piantine in preparazione per l’arrivo della primavera e dimenticate per i troppi impegni, erano soffocate da erbaccia che noncurante dell’armonia, ne ha prevalso e sopraffatto nascondendo il potenziale magico dei colori insiti in questo dono meraviglioso di Dio.
Un po’ come la fede: quanti di noi si dedicano davvero a coltivare e nutrire la parola? Quanti di noi fanno tacere la coscienza e ogni domenica puntuali  si ritrovano tra i banchi delle chiese  assumendo false sembianze di chi indossa la fede come un vestito occasionale da mostrare agli altri?
E poi nei successivi giorni chi “pratica la parola”? Chi la fa la diventare motore dei nostri passi, azione concreta sul prossimo e sui noi stessi? Chi prende il carico delle sofferenze con l’accettazione di un Dio che vede in quei passi rallentati dal peso, energia per perdonare, per risvegliare, per dare nuova vita specie nel cuore di chi attraversa deserti a volte dimenticati?
Dio non dimentica ma autentica le promesse di chi si abbandona tra sue braccia, soffiando amore nelle essenze e donando nei suoi tempi arcobaleni in orizzonti mai visti prima.
Praticare la parola non significa essere ineccepibili, perfetti, esenti da errori, significa accettare gli sbagli di questo involucro terreno che “costringe” la scintilla divina in noi, infinita, nel finito di un corpo che è solo un tramite per giungere senza la razionalità, ma con l’attrazione ancestrale, verso tutto ciò che divino.
Il divino che è ovunque: è in me, in te che mi leggi, nel grido alla vita come nell’ultimo respiro, è nel fiore che sboccia, è nello sbaglio che permette, con il risveglio della coscienza e consapevolezza  di tornare al Padre con più determinazione mostrando un cuore umile che ha compreso che la leggerezza dell’anima si raggiunge soltanto seguendo le orme della parola.
Nel mio lavoro da medico in una struttura ospedaliera oncologica quanta dignità osservo in chi non si lascia schiacciare dal peso della malattia, delle umiliazioni del corpo  torturato dalle azioni mediche; quante volte riconosco Gesù crocifisso in quelle sofferenze spesso disumane ma che solo il soffio dello spirito santo sa alleggerire; alleggerisce  donando in quegli occhi provati, una luce che è la speranza intramontabile della vita oltre la vita o della risalita verso la superficie di un oceano in quel momento smisurato nella profondità; una luce introvabile negli occhi di un facile cammino.
Quante volte durante la mia attività lavorativa, i mie pazienti con passo deciso e determinato, mi mostrano quei falsi capelli a coprire il capo denudato non nascondendo gli effetti delle terapie mediche ma sopratutto non nascondendo l’animo fiero di continuare la battaglia fino all’ultimo battito, certi di sostenerla con l’aiuto di Dio.
Mi sono sempre sentita un puntino di fronte a tanta immensità di forza, di fede, spesso migliore compagna di questi pazienti, e di quell’abbraccio di chi spera di ritrovarsi e che nella sofferenza ringrazia Dio per esserci ancora.
E ritornando alle mie fresie dimenticate, il lavoro che farò domani è ripulire ciò che non mi appartiene ed ha soffocato la parte migliore di quel vaso di vita.
Incominciare è l’invito che rivolgo a tutti: ripuliamo ogni giorno la nostra fede da quei rampicanti che cercano di soffocarla, e che approfittando del nostro rimandare le scelte migliori hanno l’intento di allontanarci da quel cammino verso la santità, fatto di accettazioni, di tolleranza, di gratitudine, di condivisione, di misericordia ed umiltà.
Siamo protagonisti del nostro viaggio, facciamone in modo che alla fine non siano passi dimenticati, scopriamoci nei cuori di chi ci siamo donati, lasciando tracce di noi seminando amore.
E come al solito termino donandovi una delle mie poesie che sia vento di rinascita nei cuori
Dividere la speranza di poter cambiare il mondo.
Condividere la tristezza per far germogliare un sorriso.
Vivere l’essenza e respirare nuova vita.
Partorire ogni istante quella inspiegabile gioia del cuore.
Fonte di maestose ali.
Denudarmi del materiale abito.
Per vestirmi dei colori della luce, e di una collana di variopinti fiori …
denudarmi di alcuni pensieri …
Perle temporanee di strade senza uscita …
Vivere vivere di amore … nati dall’Amore e per amore …
E come missione ne vorrei cantare ogni giorno …
E come missione ne vorrei cantare ogni giorno il vero senso con petali nuovi …
Soffiar vita a chi la vita la vede tra appannate finestre …
E fornir lenti d’amore a chi ne è sprovvisto …
Ed un di sperare …
Di trovare per le strade andate, abbandonate e inutili maschere di vita …

Errare senza meta, Direzione immenso.

Ornati solo della ricca nostra essenza!
Debora Castrogiovanni | Notiziecristiane.com