La luce nella storia…

Uno dei termini più belli nella Parola  è espresso in 1Tessalonicesi 5,1-11 quando ci esorta ad essere figli di luce, non più “ robot religiosi “, uomini e donne rinnovate nello spirito,non più “ caproni “ capricciosi.

E non senza motivo Gesù, sole di giustizia, chiama i suoi discepoli prima e tutti noi adesso, luce del mondo, perché mediante essi/noi, come raggi splendenti, guida l’ universo verso la sua conoscenza; siamo chiamati, infatti, a fugare le tenebre dell’errore dalle menti degli uomini, mostrando la luce della verità che porta in se libertà e novità di vita.

Ma da sempre questo era il volere di DIO che si esprimeva già attraverso i suoi profeti per indirizzare o “ raddrizzare “  il suo popolo.

“Nabì”-“profeta” è un termine non ebraico ma accadico, volto ad indicare una persona scelta come “inviato” dalla divinità.

Nel tempo antico le civiltà che si affacciavano sul Mediterraneo e quelle che abitavano la Mesopotamia, dividevano la popolazione umana in più settori, una vera e propria piramide sociale e teologica: quello più basso, in cui stava la gente comune, credenti che il più delle volte erano delle pedine nelle mani delle divinità. Il settore dei profeti e dei sacerdoti, che avevano la funzione di essere mediatori tra il popolo e gli dei ed infine i governanti – re e faraoni – quasi ovunque ritenuti in diretto legame con la volontà divina, posti su un trono grazie all’aiuto di volontà superiori.

Il mondo d’Israele non sfugge a questa ripartizione.

Abramo, considerato il primo profeta, è colui che muove i primi passi lungo il cammino di un’Alleanza in cui Dio vuole farsi vicino alle sue creature: esseri umani non più pedine per i capricci divini, ma persone da amare con tutto il cuore, con viscere di padre e madre.

Mosè, definito il più grande tra i profeti, è colui che riuscì ad intercedere più e più volte durante la quarantennale permanenza nel deserto: un compito difficile fare da mediatore tra il Dio del Sinai ed un popolo che recalcitrava e mormorava come un bambino capriccioso.

I profeti non spariscono, ma aumentano con il trascorre del tempo. Nella Terra Promessa e durante l’esilio di Babilonia, Dio non smette di seguire il suo popolo, di rimproverarlo o di rincuorarlo, di regalare perle di promesse, orizzonti di un Messia che non vede l’ora di giungere per colmare finalmente ogni distanza tra Dio e l’uomo ed anzi, riunirli in sé.

“Nabì”-“profeta” nel linguaggio biblico è allora una lontananza che freme per poter essere un giorno annullata. Per questo, quando il popolo ebraico si dovette confrontare con la lingua greca, trovò il modo di tradurre senza tradire. Ecco allora il greco “prophetès”, da cui l’italiano “profeta”. “Colui che parla davanti a”/”a nome di”: un vero e proprio portavoce ufficiale di Dio, il primo “ufficio stampa“ della storia della salvezza, qualcosa che non punta l’accento sulla separazione tra il creatore e le creature, ma è un vero e proprio servizio in aiuto dell’uomo, per far sì che egli non smarrisca la strada che porta all’amore di Dio.

Il profeta, colui che ha imparato a porre i suoi passi in sintonia con quelli dell’Eterno, ha capacità che sfuggono a chi sta sempre a capo chino a rimuginare solo su se stesso e sul proprio scampolo di mondo.

L’arrivo di Gesù però infrange ogni barriera. Il Battista viene annoverato quale ultimo tra i profeti, perché da quell’annuncio in poi, “ecco l’agnello di Dio” (Giovanni 1,29-34), l’uomo si troverà finalmente a tu per tu con la divinità. Non c’è più bisogno di intermediari, l’Immanu-El è “il-Dio-con-noi”, colui che ti fissa occhi negli occhi e che per farlo ha preso carne mortale.

Cambiano le carte in tavola, s’innalza l’asticella del traguardo. Cristo ricongiunge uomini e Dio, ma anche uomini tra di loro, rinsaldando il legame di fratellanza che li unisce.

Non abbiamo pertanto bisogno di nessun “indovino o uomo super spirituale“ per trovare DIO, Cristo ha “spezzato“ la cortina del tempo,della separazione tra noi e Lui.

Questa lezione di storia possa diventare una lezione di vita per trovare o ritrovare il vero senso della vita ed aprire gli occhi verso la bellezza celestiale.

Vincenzo Lipari | Notiziecristiane.com